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Trump, “gli USA non sono in guerra con il Venezuela”

Keystone-SDA

Gli Stati Uniti "non sono in guerra" con il Venezuela. Lo ha detto il presidente americano Donald Trump: sono "in guerra con chi vende droga. Siamo in guerra con chi svuota le proprie prigioni nel nostro paese, con chi manda i tossicodipendenti e i malati di mente".

(Keystone-ATS) Lo riporta la NBC. Alla domanda se ci fosse la possibilità di votare entro 30 giorni, il presidente ha risposto: “no, ci vorrà del tempo. Dobbiamo prima riportare il paese alla normalità”.

Il presidente ha anche spiegato che gli Stati Uniti potrebbero offrire sovvenzioni alle compagnie petrolifere per ricostruire le infrastrutture energetiche del Venezuela, un progetto che potrebbe richiedere 18 mesi. “Credo che possiamo farcela in meno tempo, ma ci vorranno molti soldi. Dovranno essere investite somme significative e le compagnie petrolifere investiranno per poi essere rimborsate da noi e tramite i ricavi”, ha messo in evidenza Trump.

A suo dire la presidente ad interim Delcy Rodríguez sta cooperando: il segretario di Stato Marco Rubio, che “parla fluentemente spagnolo”, ha “un rapporto buono” con lei. Trump ha lasciato intendere che gli Stati Uniti potrebbero lanciare una seconda incursione militare in Venezuela se Rodríguez smettesse di collaborare, ma ha precisato di non credere che sarà necessario.

Il consigliere alla sicurezza nazionale statunitense Stephen Miller ha dichiarato alla CNN che Trump ha chiesto a Rubio “di guidare il processo di attuazione delle riforme economiche e politiche in Venezuela”, sottolineando che gli Stati Uniti ritengono di avere la piena, completa e totale cooperazione dal governo di Caracas. Il presidente ha chiesto a Rubio, “sotto la stretta guida e direzione del presidente, di guidare questo processo”.

Miller ha anche affermato che gli Stati Uniti stanno usando il loro controllo sull’economia del Venezuela come leva per garantire che la nuova leadership del paese sudamericano faccia quello che l’amministrazione Trump chiede.

Il consigliere alla sicurezza nazionale ha sottolineato che Caracas ha bisogno del permesso degli USA per il commercio e la gestione dell’economia. Caracas ha offerto privatamente garanzie sul fatto che rispetterà i “termini, le richieste e le condizioni degli Stati Uniti”, ha aggiunto.

Politico, citando alcune fonti dell’amministrazione, afferma che gli USA hanno indicato a Rodríguez di attendersi da lei almeno tre azioni: l’intensificazione della lotta alla droga; l’espulsione di agenti iraniani, cubani e ostili a Washington; e l’interruzione della vendita di petrolio ai rivali degli Stati Uniti. Secondo le fonti Washington si aspetta inoltre che la presidente ad interim faciliti lo svolgimento di elezioni libere e si faccia da parte. Le scadenze per esaudire le richieste americane sarebbero flessibili.

Alla NBC Trump ha poi smentito le indiscrezioni del “Washington Post” secondo le quali ha scartato l’ipotesi della leader dell’opposizione Maria Corina Machado per guidare il Venezuela perché aveva vinto il premio Nobel per la pace, riconoscimento che lui stesso auspicava: “non avrebbe dovuto vincerlo. Ma questo non ha nulla a che vedere con la mia decisione”, ha osservato.

Il “Wall Street Journal”, citando alcune fonti, scrive che secondo la conclusione consegnata dalla CIA all’amministrazione Trump i fedelissimi del regime di Maduro, inclusa Rodríguez, sono nella posizione migliore per guidare il Venezuela e garantire la stabilità a breve termine. Secondo le fonti la valutazione dell’agenzia americana di intelligence per l’estero ha avuto un ruolo importante nella decisione del presidente di appoggiare Rodríguez invece di Machado.

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