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Trump prima attacca e poi frena, ‘la Nato è unita’

Keystone-SDA

Prima la tempesta e poi la bonaccia. Anzi, di più. Nel corso del vertice Nato di Ankara, Trump avrebbe percepito "l'amore" degli alleati per gli Stati Uniti. E per lui stesso, ovviamente.

(Keystone-ATS) Il presidente statunitense ha terremotato il summit, attaccando nel mattino – i soliti che non hanno aiutato sull’Iran, specialmente la Spagna ma anche l’Italia per il mancato uso delle basi – e ricucendo nel pomeriggio. Roma è tornata ad essere “buona”. “Quasi tutti sono stati buoni, hanno avuto un momento cattivo”, ha chiosato, per poi affermare che “abbiamo ritrovato l’unità”.

Certo, Madrid potrebbe non essere ancora al sicuro. Secondo il Wall Street Journal, il Tesoro Usa “lavorerà con l’ufficio del rappresentante per il commercio per fornire al presidente una lista di prodotti spagnoli che potrebbero essere soggetti a embargo nei prossimi giorni”, per dar seguito alle minacce d’inizio giornata, lanciate nel corso del suo punto stampa con il segretario generale Mark Rutte.

La sfuriata potrebbe non avere conseguenze, anche perché Madrid fa parte del mercato unico. Il premier Pedro Sanchez ha detto di trattare le critiche “con calma, pazienza e una certa normalità”, dato che in generale le relazioni sono buone e che con Trump ha chiacchierato a margine del vertice senza drammi, parlando del mondiale di calcio. Insomma, è prevalso il messaggio che circola da tempo all’interno dell’Alleanza: guardare alle cose concrete e non (solo) alle dichiarazioni.

Rutte ha tirato dritto. “Abbiamo appena concluso un summit di enorme successo”, ha riassunto al termine dei lavori. “Si è respirato un forte senso di unità. Gli alleati hanno accolto con grande favore la leadership del presidente Trump, che sta trasformando questa Alleanza e la sta rendendo più forte. Il messaggio di questo vertice è semplice: la Nato mantiene le promesse”. Dunque tutti compatti verso l’obiettivo del 5% del PIL per l’esercito, costruendo nel mentre il pilastro europeo dell’Alleanza, ovvero la Nato 3.0.

Trump evidentemente ha prestato attenzione alle note preparate dallo staff. Il forum sulla difesa, con i contratti miliardari per le aziende americane, ha avuto il suo effetto. La dichiarazione finale del summit è stata confermata così come l’avevano approvata gli ambasciatori la settimana scorsa. ribadendo “l’incrollabile impegno all’articolo 5″ oltre al sostegno all’Ucraina, che ora viene definita una specie di risorsa per la sicurezza transatlantica”. Tant’è vero che Kiev incasserà l’agognata licenza a produrre gli intercettori Patriot.

Ecco, sono particolari come questi che risollevano l’animo degli alleati, benché a volte diplomatici e funzionari rischino l’infarto. Trump ha infatti risollevato la questione spinosa della Groenlandia – “è un problema” – costringendo la premier danese a precisare che difenderà sempre l’integrità territoriale del Regno. Salvo poi non tornarci più su nel corso della conferenza stampa finale. Dedicata appunto alla concordia.

“Per gli europei è finita l’epoca in cui ci si appoggiava sugli altri”, ha sottolineato il cancelliere tedesco Friedrich Merz. “Quando si conosce Trump, si sa come parla e come lavora, e io devo dire che mi trovo a mio agio, anche perché il risultato è migliore di quello raggiunto negli ultimi decenni”, ha concluso.

Archiviato il summit di Ankara, già si guarda avanti. Non è chiaro quando si terrà il prossimo – c’è chi vorrebbe interrompere la cadenza annuale – ma è stata confermata l’Albania come prossimo ospite. Poi vanno messe a terra tutte le decisioni che – a volte sotto traccia e dietro le quinte – sono state prese, ad esempio sul rimpiazzo delle capacità americane. Il percorso è chiaro. L’Europa si farà sempre più carico della sua sicurezza e difesa, al contempo preservando lo spirito transatlantico. Dove a primeggiare è “l’alleato indispensabile”: Washington.

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