Turchia: elezioni, aperti i seggi, Erdogan sicuro vincitore
(Keystone-ATS) Sono cominciate nell’est del paese le operazioni di voto per le elezioni parlamentari in Turchia, in cui, secondo quasi tutti i sondaggi, il partito conservatore Akp si appresta a cogliere un nuova vittoria che assicurerà al premier Recep Tayyip Erodogan un terzo mandato quadriennale consecutivo.
L’unico dubbio riguarda l’entità del successo del suo partito islamico moderato “Giustizia e sviluppo” (Akp), molto popolare grazie ad un’economia in forte crescita e a otto anni di stabilità politica: dal numero di seggi che riuscirà a conquistare dipendono speranze di Erdogan di riformare – senza compromessi con altri partiti o il vaglio di un referendum – la costituzione turca, ancora figlia del colpo di stato militare del 1980.
I sondaggi gli accreditano tra il 40 e il 50% dei voti, in linea quindi con il 46,6% delle elezioni vinte per la seconda volta nel 2007 che gli hanno consentito finora di governare senza partner di coalizione. Fra circa un’ora, alle 8 locali (le 7 in Svizzera) cominceranno a votare anche le regioni occidentali, con la capitale Ankara e la megalopoli Istanbul. I seggi chiuderanno alle 16 locali nell’est e un’ora dopo all’ovest ma non sono previsti exit poll. Un embargo informativo è imposto fino alle 18 locali (le 17 in Italia). Risultati praticamente definitivi sono attesi verso le 21 italiane.
Più di 50 milioni gli elettori e 15 i partiti in lizza ma solo tre le formazioni in grado di superare l’altissima soglia di sbarramento del 10% che limita gli ingressi nella Grande Assemblea Nazionale, il parlamento monocamerale turco. Il socialdemocratico Chp di Kemal Kilicdaroglu, principale forza di opposizione, pur distanziato di una decina di punti (tra il 23 ed oltre il 30% dei voti) dovrebbe migliorare la prestazione del 2007 vantando così un relativo successo.
Solo poco sopra il 10% sono pronosticati i nazionalisti dell’Mhp, colpiti da una serie di scandali a sfondo sessuale: i loro seggi servirebbero a Erdogan per ottenere la supermaggioranza dei due terzi (367 seggi) che gli consentirebbe di scrivere da solo la riforma costituzionale che invece dovrebbe sottoporre ad un referendum se il suo partito otterrà più di 330 seggi o concordare con altre forze se invece rimarrà sotto questa soglia. È già previsto che oltre una ventina di candidati etnia curda formino un quarto gruppo parlamentare dopo il loro ingresso come indipendenti.