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Egitto: a processo ex ministro e sei generali per repressione

Questo contenuto è stato pubblicato il 29 marzo 2011 - 17:28
(Keystone-ATS)

Omicidio premeditato di manifestanti: è l'accusa della quale dovrà rispondere il 24 aprile al tribunale penale di Cairo Sud l'ex ministro dell'interno, Habib el-Adly, insieme con sei suoi collaboratori.

El-Adly fu arrestato nei giorni successivi alle dimissioni del presidente Mubarak, per vari reati. Una prima accusa - della quale dovrebbe rispondere ad un altro tribunale il 2 aprile - è quella di riciclaggio di danaro. Poi seguirono denunce per sue presunte responsabilità nell'attentato che la sera del 31 dicembre provocò la morte di 23 persone all'uscita della messa di mezzanotte dalla chiesa dei Due Santi di Alessandria d'Egitto.

Altre denunce hanno colpito el-Adly per la pesante repressione attuata il 28 gennaio contro i manifestanti di piazza Tahrir, oltre che dalla polizia, che usò proiettili veri contro la folla, anche da cecchini che spararono dai tetti di edifici circostanti la piazza. Inoltre l'ex ministro è accusato di aver dato in quei giorni l'ordine di aprire le prigioni ed armare gli evasi per seminare terrore tra la popolazione.

I collaboratori di el-Adly anche sotto processo con l'accusa di omicidio volontario di manifestanti sono sei generali: il direttore della Sicurezza di Stato (corpo abolito di recente), Hassan Abdel Rahman (già in carcere), della Sicurezza del Cairo, Ismail el-Shaer, delle Forze antisommossa, Ahmed Ramzi, della Sicurezza generale, Adly Fayed, della Sicurezza della città satellite del 6 ottobre, Oussam el-Marassi, e della Sicurezza del quartiere di Giza, Omar el-Faramawy.

Ultimamente altri accertamenti sono stati chiesti alla magistratura su sue presunte responsabilità, insieme con il figlio più giovane dell'ex presidente, Gamal Mubarak, e di un uomo d'affari egiziano, Hussein Salem, per tre attentati che provocarono 88 morti a Sharm el-Sheikh nel giugno 2005.

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