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Premi malattia: quasi 170 mila "morosi" in Svizzera

Per Heinz Brand, presidente di Santésuisse, l'alto numero di "morosi" rappresenta una bomba ad orologeria politico-sociale. KEYSTONE/GIAN EHRENZELLER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 07 febbraio 2020 - 12:02
(Keystone-ATS)

Sono quasi 170 mila le persone che in Svizzera non pagano i premi malattia, per l'esattezza 166'327. Sono le cifre pubblicate oggi dal "Tages-Anzeiger" fornite dall'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) per il 2018.

Per Heinz Brand, presidente di Santésuisse, "si tratta di una bomba ad orologeria politico-sociale".

Dietro le nude cifre, indica l'ex consigliere nazionale democentrista dei Grigioni, si cela molto dolore e problemi per numerose famiglie e pensionati. Per arginare questo fenomeno, sono necessarie immediate misure per contenere i costi, anche se dovessero essere dolorose.

Stando al quotidiano il numero di morosi, che si riferisce al 2018, è il più alto raggiunto finora. Nel 2012, il numero di coloro in mora col pagamento dei premi, nonostante i richiami e le procedure di esecuzione, era di poco superiore agli 80 mila. Nel 2018, il totale delle fatture aperte aveva raggiunto almeno i 453 milioni di franchi, una somma più che raddoppiata negli ultimi 8 anni, sottolinea il quotidiano zurighese.

E la montagna di fatture non pagate è in crescita anche in quei cantoni che hanno introdotto le liste nere dei cattivi pagatori. Dal 2012, i Cantoni sono autorizzati a stilare una lista di assicurati in mora col pagamento dei premi malattia. Su notifica del cantone, l'assicuratore sospende l'assunzione dei costi delle prestazioni fornite a questi assicurati, salvo nei casi di urgenza medica. Diversi cantoni svizzero-tedeschi, nonché il Ticino e i Grigioni, le hanno introdotte. I Grigioni (come Soletta) vi hanno nel frattempo rinunciato perché tali liste si sono dimostrate inefficaci.

In parlamento è pendente una mozione che chiede l'abolizione pura e semplice di simili liste. Ad attirare l'attenzione della politica negli ultimi due anni è stato un fatto di cronaca riferito da diversi media. A fine 2017, un uomo sulla cinquantina è morto a causa dell'Aids all'ospedale cantonale di Coira perché la sua cassa malati si era rifiutata di rimborsare le terapie che avrebbero potuto evitare l'insorgere della malattia, prima, e rallentarne il decorso, poi.

Non tutti però, come scrive il giornale, sono d'accordo con la presunta inefficacia delle liste. A Turgovia, il provvedimento consente alle autorità di sensibilizzare l'assicurato in ritardo coi pagamenti - persona che sovente ha anche altri debiti - sulle conseguenze del mancato pagamento dei premi e di cercare assieme una soluzione. Il numero di morosi sarebbe in calo da alcuni anni.

Ad ogni modo, qualcosa si sta muovendo. A parte i Cantoni che stanno riflettendo all'abolizione delle liste, lo scorso novembre il Consiglio federale ha invitato il Parlamento ad approvare una mozione di Angelo Barrile (PS/ZH) affinché i bambini non vengano penalizzati se i loro genitori non pagano i premi. Secondo il governo la lista nera dei bambini è in violazione della Convenzione sui diritti del fanciullo. Secondo l'UNESCO, quello di aver accesso al miglior trattamento medico possibile è uno dei diritti fondamentali del bambino. Tutti i piccoli che vivono in Svizzera devono avere pari accesso alle cure mediche, indipendentemente dalla loro origine e dallo status socio-economico dei loro genitori, secondo l'esecutivo.

A prescindere dall'abolizione o meno di queste liste di proscrizione, il Consiglio federale ha promosso un programma destinato a contenere i costi sanitari. A livello di partiti, il PPD ha lanciato un'iniziativa popolare in questa direzione: i premi non dovrebbero aumentare più dei salari. Il Partito socialista ha appena inoltrato le firme di un'iniziativa che chiede di limitare al 10% del reddito disponibile l'aggravio causato dai premi malattia. Ciò che rimane andrebbe preso a carico dai poteri pubblici.

Il quotidiano fa notare che il numero di coloro che ricevono un sostegno mediante una riduzione del premio è in flessione da anni in quasi tutti i Cantoni. Nel 2018, le persone che godevano di un aiuto rappresentavano il 26% della popolazione a fronte di oltre il 33% nel 2002.

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