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Tremonti, servono misure drastiche

Questo contenuto è stato pubblicato il 11 agosto 2011 - 20:42
(Keystone-ATS)

Giulio Tremonti arriva alla Camera, dribbla una selva di telecamere, appare sereno. Siede nella Sala del Mappamondo e fornisce la lista dei 'tagli' da fare per reperire 20 miliardi di euro e raggiungere il pareggio di bilancio un anno prima, nel 2013. Come 'suggerito' dalla Banca centrale europea.

E molte delle misure sono infatti proprio quelle suggerite dalla stessa Bce che in cambio si è già impegnata ad acquistare titoli italiani.

Una lista - quella fornita dal ministro dell'Economia in audizione in Parlamento - che tocca più o meno tutti i settori. Anche nevralgici. Interventi "drastici" - li definisce il ministro - che vanno dalla deregulation sui licenziamenti (si tratterebbe di rivedere l'attuale articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori nel nuovo Statuto dei lavori, ndr) all'ulteriore blocco degli stipendi per la Pubblica amministrazione, passando per l'aumento della tassazione sulle rendite finanziarie fino al contributo di solidarietà ribattezzato 'Eurotassa', ricordando analogo intervento di Giuliano Amato.

E non si salverebbero neanche le festività. Per aumentare la produttività quelle non religiose sarebbero accorpate alle domeniche. Cioè, salvo il Natale ma Primo Maggio a rischio domenicale.

Insomma un menù di rilievo che vede anche la presenza di due riforme costituzionali: il pareggio di bilancio in Costituzione (con la revisione dell'articolo 81 della Carta) e la libertà di impresa (articolo 41). Due riforme per le quali Tremonti, rivolto alle opposizioni, invoca il "disarmo plurilaterale".

Tremonti esordisce davanti alle Commissioni Affari Costituzionali e Bilancio di Camera e Senato, sulla revisione dell'articolo 81 spiegando che "non è un successo", basta guardare al nostro debito pubblico che è il "terzo-quarto del mondo". Ora bisogna fare "una scelta che segna la fine di un'epoca nella quale l'Occidente poteva piazzare titoli ai valori che voleva". Oggi viviamo in un' epoca "che costringe a scelte di maggior rigore: non puoi spendere più di quello che prendi soprattutto se con riluttanza prendono i tuoi titoli".

Quindi ora "più forte è il passaggio costituzionale e meglio è", aggiunge il ministro augurandosi anche che i tempi dell'esame siano più corti di quanto previsto dalla legge. Tutto questo anche perchè "la crisi ha preso un corso diverso, non ancora finito e non facile da prevedere nella sua dinamica. Io non sono accreditabile per formule ottimistiche, casomai per prudenza".

Insomma c'è "un'intensificazione verticale della crisi finanziaria" e bisogna anticipare. Il ministro poi fornisce i titoli degli interventi aggiungendo però che le decisioni politiche sono ancora da prendere: piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali, dei servizi professionali e la privatizzazione su larga scala dei servizi locali; una sorta di 'diritto di licenziare'. tagli stipendi agli statali ("ma noi non li vogliamo", dice); accorpare sulle domeniche le festività. tagli ai costi della politica; aumento sulle rendite (Bot esclusi); pensioni anzianità e donne; stop ai contratti a termine; contributo di solidarietà. lotta all'evasione. Insomma si tratta dei molti "suggerimenti", contenuti nella lettera inviata dalla Bce al governo ma "le scelte di dettaglio sono ancora in corso e come fare, lo decideremo". Il tutto per superare quello che ormai è diventato - dice l'opposizione - il 'caso Italia'. Un'immagine che però il ministro respinge: "non c'è un 'caso Italia'. Semmai il caso Italia è un caso nel caos".

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