USA: i sondaggi bocciano Trump, il 60% disapprova il suo operato
Il 60% degli statunitensi "disapprova" l'operato di Donald Trump come presidente degli USA, un tasso di insoddisfazione che ha raggiunto una quota record nel suo secondo mandato: è quanto rivela un sondaggio pubblicato da Abc News e "Washington Post"
(Keystone-ATS) Mentre il paese attende il suo discorso sullo Stato dell’Unione, previsto per martedì, gli argomenti su cui gli americani sono più insoddisfatti di Trump sono l’inflazione (disapprovazione del 65%), la questione dei dazi (64%), le relazioni estere (62%) e la gestione migratoria (58%).
Il livello di disapprovazione, aggiunge il rilevamento, è salito leggermente dallo scorso ottobre, quando era del 59%, e di sette punti percentuali rispetto all’inizio del mandato (febbraio 2025). Il tasso di approvazione è invece passato dal 45% al 39%.
Se l’operato di Trump viene bocciato da una maggioranza di elettori, con il 64% che ritiene che il presidente sia “scollegato dalle principali preoccupazioni del paese”, in quanto a livelli di fiducia non si salvano neanche i democratici.
Ad esempio, a domanda su chi possa gestire meglio i principali problemi degli USA, solo il 31% risponde indicando i democratici al Congresso, mentre Trump è indicato dal 33%. Un altro terzo di americani risponde invece “nessuna delle due parti”.
All’interno del campo repubblicano si rileva una divisione tra chi si rivede nell’orientamento politico specifico di Trump e chi ne prende in parte le distanze: infatti, il 54% dei simpatizzanti conservatori si dichiara “sostenitore del movimento MAGA (“Make America Great Again”; lo slogan del presidente, ndr), mentre il 42% afferma di no. In quest’ultimo gruppo, una maggioranza disapprova la sua gestione di inflazione, dazi e relazioni estere.
Rispetto a quest’ultimo punto, il 54% degli intervistati non supporta “l’uso delle forze armate per forzare cambi in altri paesi”, un tipo di politica appoggiato invece dal 20% dei cittadini.
Il sondaggio è stato condotto insieme a Ipsos tra il 12 e il 17 febbraio scorsi, su un campione di risposte da parte di 2’589 cittadini statunitensi adulti.