VD: ragazza rapita trovata morta, braccialetto elettronico inutile
(Keystone-ATS) È stata trovata morta in un bosco Marie, la ragazza 19enne rapita lunedì sera a Payerne (VD). Il suo boia, un 36enne friburghese, era stato condannato nel 2000 a 20 anni di carcere per aver rapito, stuprato e ucciso l’ex compagna, ma era stato posto da poco agli arresti domiciliari, munito di un braccialetto elettronico che si è però rivelato inutile. Per la giustizia svizzera un nuovo smacco, che ha riacceso le polemiche appena sopitesi dopo ilrecente “caso Lucie”.
È stato lo stesso sequestratore a indicare alla polizia dove si trovava il cadavere della giovane. Gli agenti partiti alla sua ricerca hanno trovato il corpo senza vita stamane verso le tre nei pressi di Châtonnaye, nel canton Friburgo, pochi chilometri a sud di Payerne. L’autopsia è ancora in corso e non si può dire se Marie abbia subito abusi sessuali. Non si sa ancora neppure dove e come sia stata uccisa, è stato indicato durante una conferenza stampa tenutasi in mattinata a Losanna con la partecipazione di due consigliere di stato vodesi.
Il governo cantonale è rimasto “sconvolto” dopo quanto avvenuto,”indagini sono in corso sulle responsabilità degli uni e degli altri”, ha dichiarato Béatrice Métraux, capo del Dipartimento dell’interno. “Bisognerà spiegare come sia potuto succedere che un predatore sessuale si sia ritrovato a piede libero”, ha aggiunto Jacqueline de Quattro, capo del Dipartimento della sicurezza.
Arresti domiciliari, braccialetto inutile
Il sequestratore era stato condannato nel giugno 2000 per rapimento, violenza carnale e assassinio nel cantone di Vaud: nel gennaio 1998, all’età di 22 anni aveva sequestrato, stuprato e ucciso a La Lécherette (VD) la sua ex compagna di 31 anni, cui aveva sparato diversi colpi di pistola. Dall’agosto 2012 godeva tuttavia di un regime di arresti domiciliari, concessigli nell’ultima fase della pena.
Un regime revocato il 23 novembre, con una nuova incarcerazione motivata anche da scritti pornografici pubblicati su internet, ma poi reintrodotto il 14 gennaio 2013 in seguito a un ricorso dell’interessato, ha precisato nel pomeriggio il presidente del Tribunale cantonale Jean-François Meylan, che ha parlato di una decisione “inadeguata”. Il tribunale ha ordinato un’inchiesta amministrativa, che sarà affidata a un perito esterno ancora da designare.
L’uomo portava un braccialetto elettronico, non tuttavia dotato di un GPS che potesse indicarne la posizione ovunque, ha confermato il comandante della polizia cantonale vodese Jacques Antenen. Il tipo di braccialetto usato consente soltanto di indicare se il portatore non si trova più entro un raggio definito, nel qual caso scatta un allarme alla centrale di polizia. Quando è avvenuto il rapimento il 36enne non era in tale situazione perché era ritenuto in procinto di rientrare a casa dal lavoro. Il friburghese si è poi sbarazzato del braccialetto poco dopo il sequestro.
L’uomo, arrestato ieri nel primo pomeriggio presso Vaulruz, tra Romont e Bulle (FR), dopo un inseguimento da parte della polizi ache ha anche sparato sul suo veicolo per indurlo a fermarsi, ha fornito pochi particolari sul sequestro. Ha tuttavia riconosciuto di aver forzato la ragazza, con cui avrebbe intrattenuto recentemente una relazione intima, ad entrare nell’auto a bordo della quale l’aveva abbordata e di averla poi legata con del nastro adesivo. Dopo il ritrovamento del cadavere non ha voluto dare altre indicazioni, dicendo di volersi riposare.
Prodezze su internet
Secondo “20 Minutes” online il 36enne si vantava delle sue prodezze sessuali su internet, affermando di aver conquistato “la giovane e bella Marie la sera del primo maggio” e fornendo anche crudi dettagli sulla sua relazione intima con lei. Il friburghese avrebbe anche svelato di lavorare come volontario per Nez Rouge per “poter riaccompagnare ragazze carine fino a casa loro”.
Dal canto suo “Le Matin” pubblica le dichiarazioni di un suo compagno di cella nel penitenziario di Bochuz, secondo il quale l’uomo “trovava normale di aver ucciso l’ex amica” e si era rifiutato di seguire una terapia in prigione. Il friburghese, figlio di un imprenditore, si sarebbe anche sposato dietro le sbarre nel 2003 con una donna della regione, che avrebbe poi tormentato con richieste di natura sessuale, minacciando anche di ucciderla una volta uscito. La donna lo avrebbe denunciato e i due avrebbero divorziato.
Un nuovo “caso Lucie”
Negli ultimi 25 anni sono stati parecchi in Svizzera i casi di reati a sfondo sessuale compiuti da pregiudicati tornati anzitempo in libertà o addirittura durante brevi congedi dal carcere. La vicenda di Marie rammenta soprattutto quella recente di Lucie, la 16enne friburghese che lavorava come ragazza alla pari presso una famiglia a Pfäffikon (SZ), brutalmente uccisa il 4 marzo 2009 da un pregiudicato all’epoca 25enne.