Violenza sessuale, le conseguenze sono tante e durature
Le conseguenze di un'aggressione sessuale non si esauriscono nelle settimane successive al trauma, ma persistono per mesi, segnando in modo indelebile la salute psicologica, fisica e sessuale delle vittime.
(Keystone-ATS) È il quadro allarmante che emerge da una vasta indagine condotta tra il 2022 e il 2024 negli ospedali della Svizzera romanda, i cui risultati sono stati resi noti oggi.
Lo studio, coordinato dagli Ospedali Universitari di Ginevra (HUG) in collaborazione con il CHUV di Losanna, l’ospedale del Vallese e cinque nosocomi pubblici vodesi, ha permesso di seguire in modo sistematico le vittime per 3-12 mesi, per la prima volta nel panorama elvetico. Una novità metodologica che, stando ai promotori, ha permesso di guardare oltre la fase acuta del problema, offrendo uno sguardo inedito su un dolore finora sottovalutato.
Tra novembre 2022 e dicembre 2024 le strutture sanitarie partecipanti hanno registrato 623 episodi di aggressione sessuale. Di queste, 454 rispondevano ai criteri di inclusione dello studio e 178 persone (il 39%) hanno accettato di prendervi parte. La quasi totalità dei partecipanti (177) si è identificata come donna, una persona come uomo trans.
Il tasso di partecipazione, come spesso accade, si è ridotto nel tempo: 85 persone sono state seguite a tre mesi (48% del campione iniziale) e 49 a un anno (28%). Malgrado ciò secondo i ricercatori i dati raccolti tracciano un quadro statisticamente solido e preoccupante: a distanza di 12 mesi dall’aggressione, il disagio psichico resta infatti dominante. Il 57% presenta ancora un’ansia significativa, il 71% soffre di depressione, il 68% mostra sintomi compatibili con un disturbo da stress post-traumatico (PTSD). Ma l’impatto non è solo mentale: oltre la metà delle persone seguite continua a convivere con sintomi fisici persistenti come dolori cronici, disturbi gastrointestinali, insonnia, stanchezza invalidante ed emicranie. La sfera intima è quella che subisce forse la ferita più nascosta ma altrettanto profonda: tra le persone sessualmente attive, il 63% riporta una disfunzione sessuale a un anno dal trauma, con alterazioni del desiderio, dell’eccitazione e dell’orgasmo.
Lo studio conferma anche un dato drammatico: il 61% dei partecipanti ha dichiarato di aver subito almeno un’altra aggressione sessuale in passato, evidenziando l’elevato rischio di ripetizione della violenza. Inoltre, quattro persone su dieci (44%) presentavano una condizione medica o psichiatrica preesistente, che ha contribuito ad aumentare la loro vulnerabilità complessiva.
“Questi dati dimostrano che l’aggressione sessuale è un trauma importante e duraturo, finora largamente sottostimato per mancanza di studi”, afferma la professoressa Jasmine Abdulcadir, responsabile dell’unità di urgenza ginecologica e ostetrica degli HUG e autrice principale della ricerca, citata in un comunicato. “È necessario agire, poiché la violenza sessuale si rivela essere un evento dalle conseguenze molteplici, profonde e durature, che richiedono una prevenzione e un accompagnamento coordinato nel lungo periodo, nonché un’informazione rivolta alle persone coinvolte e al loro entourage”.
L’aggressore è noto
Lo studio conferma peraltro quanto già emerso da una ricerca condotta tra il 2018 e il 2021: la maggioranza delle vittime conosce il proprio aggressore, che è un amico, un conoscente o un partner intimo, e le violenze avvengono principalmente in luoghi privati, spesso nel domicilio della vittima o dell’aggressore. L’81% delle persone consulta un pronto soccorso entro 72 ore e in quasi sette casi su dieci (69%) viene riferito un consumo di alcol al momento dei fatti.
Lo studio non si limita a descrivere il problema, ma indica la strada per affrontarlo. I ricercatori chiedono di rafforzare il sostegno psicologico specializzato, uniformare i percorsi di cura nei vari cantoni e formare il personale di primo intervento. L’introduzione all’HUG del dossier medico-legale elettronico viene considerato già un passo avanti nella standardizzazione della raccolta dati, un modello che potrebbe essere esteso a livello nazionale.
L’indagine getta inoltre le basi per la creazione di un registro romando delle aggressioni sessuali nei reparti di pronto soccorso, uno strumento considerato fondamentale sia per la salute pubblica che per la giustizia. “Le aggressioni sessuali si presentano come un evento dalle conseguenze multiple, profonde e durature: non possiamo più ignorarle”, conclude Abdulcadir.