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Azione di protesta dei curdi a Palazzo federale

Il gruppo di militanti mentre esce da Palazzo federale al termine dell'azione di protesta Keystone

Spettacolare manifestazione martedì a Berna: dodici attivisti curdi si sono asserragliati per circa due ore e mezzo nell'anticamera del Consiglio degli Stati. I manifestanti hanno lanciato un appello urgente contro le condizioni di detenzione in Turchia.

Approfittando di una visita guidata all’interno di Palazzo federale, martedì pomeriggio oltre una decina di attivisti curdi hanno colto di sorpresa i servizi di sicurezza e si sono barricati all’interno dell’anticamera del Consiglio degli Stati. I manifestanti hanno lanciato un appello contro le condizioni di detenzione in Turchia, dove martedì le forze dell’ordine hanno posto fine con la forza ad uno sciopero della fame inscenato in quasi 50 prigioni.

Dalle finestre dell’anticamera del Consiglio degli Stati, gli occupanti hanno dispiegato uno striscione rosso con la scritta «Stop al massacro in Turchia».
Dopo circa due ore, il gruppo ha interrotto pacificamente l’azione di protesta. Le forze di polizia bernesi non sono intervenute e si sono limitate a rilevare i nomi degli attivisti.

Decine di manifestanti si sono riuniti anche all’esterno di Palazzo federale, scandendo slogan contro le misure di repressione in atto nelle prigioni turche. Alla manifestazione avrebbero partecipato curdi, armeni e militanti di sinistra di nazionalità turca.

L’azione indetta a Berna ha fatto parte di un’operazione di protesta concertata anche in diverse altre città europee. Sempre martedì pomeriggio, un centinaio di esuli curdi e di simpatizzanti hanno dato vita ad una manifestazione non autorizzata dinnanzi al consolato turco di Zurigo.

Secondo il portavoce della polizia di Zurigo, Walter Gehriger, gli attivisti curdi hanno lanciato sassi contro il consolato e le forze di sicurezza dispiegate sul posto. La polizia è intervenuta e ha fatto uso di proiettili di gomma per disperdere i manifestanti.

Con queste manifestazioni, gli attivisti curdi e i militanti di sinistra turchi intendono protestare contro la decisione del governo di Ankara di porre fine con la forza ad uno sciopero della fame in corso da oltre due mesi in 48 prigioni turche. Martedì mattina, le forze dell’ordine hanno preso d’assalto una ventina di prigioni, ponendo fine alle azioni di protesta dei detenuti. Almeno 15 persone avrebbero perso la vita.

All’origine del malcontento dei detenuti vi è, tra l’altro, la creazione di nuove prigioni di massima sicurezza in Turchia, provviste di cellule per 2 o 3 persone. Secondo alcune organizzazioni che si battono in difesa dei diritti umani, i detenuti sarebbero maggiormente isolati e sottoposti più facilmente a maltrattamenti.

Le autorità turche ritengono invece che queste nuove prigioni servirebbero a migliorare le misure di sicurezza, dal momento che gli attuali stabilimenti carcerari sono sovraffollati e spesso teatro di insurrezioni, prese di ostaggi e scontri tra gruppi rivali.

swissinfo e agenzie

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