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Caso Mabetex: il Ministero pubblico chiede a Mosca la restituzione degli atti

Il procuratore pubblico della Confederazione Valentin Roschacher Keystone

Il Ministero pubblico si è espresso sul caso Mabetex, dopo l'archiviazione delle indagini in Russia. Il procuratore Roschacher non ha voluto commentare la decisione russa, ma ha messo in rilievo la corretta collaborazione svizzera alle indagini.

Ora la Svizzera rivuole i documenti consegnati alle autorità giudiziarie russe nell’ambito del procedimento penale intentato in Russia – e sospeso l’8 dicembre – contro alti funzionari dell’amministrazione presidenziale.

Il Ministero pubblico della Confederazione intende infatti trasmetterli alla giustizia ginevrina che sta indagando contro Mabetex e Mercata, sospettate di aver versato bustarelle milionarie ad alti funzionari russi per lavori di rifacimento del Cremlino.

«Non è compito nostro commentare la sospensione del procedimento penale in Russia o i motivi che hanno portato a ciò», ha spiegato martedì il procuratore generale della Confederazione, Valentin Roschacher, dinanzi alla stampa. Il Ministero pubblico ritiene comunque conclusa l’assistenza giudiziaria a Mosca nell’ambito del procedimento che interessava anche la Mabetex.

La società di Behgjet Pacolli era in particolare sospettata di aver versato tangenti per quattro milioni di dollari ad alti funzionari vicini all’ex presidente Boris Eltsin per la ristrutturazione del Cremlino. Completamente scagionato anche Pavel Borodin, l’ex tesoriere del Cremlino accusato dalla magistratura ginevrina di essere il principale beneficiario delle presunte tangenti.

Roschacher ha detto che l’inchiesta penale per riciclaggio, avviata nel medesimo contesto contro le due società luganesi Mabetex e Mercata nel 1999 dalla giustizia ginevrina rimane aperta: «Essa è indipendente dall’assistenza giudiziaria del Ministero pubblico», ha sottolineato.

«Continueremo comunque la collaborazione con Mosca nella lotta al crimine organizzato e alla corruzione. La Svizzera non vuole il denaro di provenienza criminale», ha ribadito Roschacher.

Per il Ministero pubblico della Confederazione il «Memorandum of Understanding», firmato nell’aprile 1998 dall’ex procuratore generale Skuratov e dall’allora procuratrice generale della Confederazione Carla Del Ponte in materia di assistenza giudiziaria, rimane valido. La prosecuzione della collaborazione è inoltre dimostrata dai contatti personali a livello di autorità penali di entrambi i Paesi, ha aggiunto.

«Nel corso dell’ultimo mese – ha spiegato il procuratore -, in concomitanza con l’annuncio della sospensione del procedimento, i media russi avevano riportato diverse dichiarazioni di rappresentanti della Procura generale di Mosca, tese a screditare il lavoro di assistenza giudiziaria concesso dalla Svizzera».

«Ciò non corrisponde a verità. La Procura generale russa è stata informata in modo costante ed esauriente da parte nostra in merito agli atti ed è sempre stata data risposta rapida a tutte le domande», ha detto Roschacher, aggiungendo che ad esempio i documenti originali necessari alle autorità russe per la verifica di firme non sono stati utilizzati.

Inoltre, contrariamente a quanto dichiarato dal procuratore responsabile delle indagini Ruslan Tamaiev, la Russia non ha neppure richiesto altri documenti sequestrati, ha concluso.

Il 10 novembre 1998 la Procura generale russa aveva chiesto per la prima volta assistenza giudiziaria alla Svizzera per il procedimento penale intentato contro alti funzionari dell’amministrazione presidenziale di Mosca.

All’inizio di dicembre 1998, il Ministero pubblico aveva accolto la richiesta. Nel corso del 1999, anche la giustizia ginevrina aveva avviato, nel medesimo contesto, un procedimento penale, indipendente però dall’assistenza giudiziaria del Ministero pubblico.

Il procedimento interessava in particolare le inchieste per riciclaggio contro Mabetex, Mercata e Pavel Borodin, l’ex tesoriere del Cremlino accusato dalla magistratura ginevrina di essere il principale beneficiario delle presunte tangenti. Lo scorso 13 dicembre veniva reso noto che pochi giorni prima la Procura generale russa aveva sospeso il procedimento penale contro Borodin e altri funzionari.

Da parte sua, il procuratore generale del canton Ginevra, Bernard Bertossa, ha dichiarato di non essere al corrente della richiesta fatta dal Ministero pubblica della Confederazione alla Russia, di restituire la documentazione fornita nella vicenda Mabetex.

Non vedo a cosa possa servire, ha commentato Bertossa, secondo il quale a Mosca, nell’ambito dell’assistenza giudiziaria, non è stato inviato alcun documento originale. Parte della documentazione è stata tuttavia spedita direttamente da Berna agli inquirenti russi.

Bertossa dichiara di non immaginare che il Ministero pubblico della Confederazione non abbia potuto trasmettere a Ginevra copia di tutti i documenti in suo possesso. Non intende quindi fare alcun commento sulle dichiarazioni rilasciate dal procuratore Valentin Roschacher.

swissinfo e agenzie

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