Condanna a sei mesi per un volontario di Exit
Un ex membro dell'associazione di accompagnamento alla morte è stato condannato, a Zugo, per tentato omicidio su richiesta della vittima. L'uomo aveva chiuso la testa di una candidata al suicidio in un sacco di plastica.
Pubblicata dal «Tages Anzeiger», la notizia della prima condanna emessa in Svizzera contro un membro di Exit è stata confermata da una portavoce dell’organizzazione. Questa ha precisato che l’uomo è stato espulso un anno fa da Exit e che in seguito all’apertura dell’inchiesta nei suoi confronti, l’organizzazione si era distanziata dal suo operato.
Il giudice di Zugo era chiamato a giudicare due episodi analoghi, verificatisi nel 1992 e nel 1998. Mentre il primo caso è considerato prescritto, il secondo ha portato alla condanna dell’ex accompagnatore alla morte, che tramite il suo avvocato ha già inoltrato ricorso. Gli atti dell’inchiesta dovranno perciò essere trasmessi alla procura cantonale.
Nel dicembre del 1998, l’uomo fu chiamato al capezzale di una malata in fase terminale di Aadorf, nel canton Turgovia, che aveva chiesto di essere accompagnata alla morte. Seguendo la prassi in uso, il volontario fornì alla donna la dose di «Natrium-Pentobarbital» prescritta da Exit.
Ma i barbiturici somministrati tardavano a fare effetto, e vedendo che anche dopo alcune ore la donna continuava a respirare, l’uomo invitò la figlia della candidata alla morte – che pure si trovava nella stanza – a fare una passeggiata. Quest’ultima seguì il consiglio, ma al suo ritorno trovò la madre con la testa in un sacchetto di plastica. La donna morì poco dopo che le fu tolto il sacchetto, come chiesto dalla la figlia.
swissinfo e agenzie
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