Davos: giudizi contrastanti sull’intervento della polizia
Mentre la polizia grigionese esprime soddisfazione per aver impedito al grosso dei manifestanti anti-globalizzazione di giungere a Davos per protestare contro il Forum Economico Mondiale, molte sono le voci critiche, in Svizzera e all'estero, contro la repressione delle manifestazioni.
In una conferenza stampa nella serata di sabato, il comandante della polizia, Markus Reinhard, ha dichiarato: «Siamo riusciti ad assicurare il buon funzionamento del Forum; abbiamo tenuto sotto controllo una manifestazione non autorizzata, senza registrare né danni né feriti», aggiungendo che l’impiego degli idranti si è reso necessario vista la determinazione dei manifestanti.
Il capo del dipartimento grigionese di giustizia e polizia, Peter Aliesch, ha dal canto suo sottolineato l’infondatezza delle raccomandazioni emesse dalle autorità americane, che sconsigliavano di recarsi a Davos. E i consiglieri federali Kaspar Villiger e Joseph Deiss hanno espresso apprezzamenti per l’operato della polizia.
Se la polizia può quindi dirsi soddisfatta dei suoi interventi, soddisfatti lo sono, ma per tutt’altra ragione, anche gli organizzatori della manifestazione. Per David Böhmer, del coordinamento anti-WTO (Organizzazione mondiale del commercio), è stato un successo “che 300 persone siano riuscite a giungere a Davos per esprimere la loro protesta”, ha detto, aggiungendo però che “è scandaloso che a qualche migliaio dei nostri sia stato impedito di venir fin qui”.
Quest’ottica sembra condivisa anche da molti osservatori, citati dalla stampa domenicale, che ravvisa pure, nell’intervento poliziesco, una violazione dello stato di diritto. Per esempio, il professore di diritto costituzionale Thomas Fleiner afferma, dalle colonne del Sonntagsblick, che la polizia ha violato lo stato di diritto in tre punti, concernenti il diritto di movimento e di espressione, la discriminazione di stranieri e la protezione dei dati.
La repressione della manifestazione di Davos avrà ora un seguito anche sul piano politico. Il consigliere nazionale socialista Andrea Hämmerle, citato dalla Sonntagszeitung, sembra infatti deciso a chiarire quali siano le competenze della polizia. “Non c’è la guerra, e nemmeno lo stato d’emergenza” ha detto Hämmerle, secondo il quale, per proteggere dalle proteste poche persone nella loro “gabbia dorata” di davos, tutta la popolazione
Reazioni agli interventi della polizia contro i manifestanti sono giunte anche da Porto Alegre (Brasile): i partecipanti al Forum sociale hanno denunciato il fenomeno di «latino-americanizzazione» della Svizzera. «Mancava soltanto Pinochet», ha detto lo scrittore e teologo brasiliano Frei Betto.
Dal canto suo, il consigliere nazionale socialista vodese Pierre-
Yves Maillard, presente a Porto Alegre con una decina di suoi colleghi parlamentari, ha detto di vergognarsi dell’immagine offerta dalla Svizzera.
swissinfo e agenzie
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