Ginevra: sì degli indipendentisti di Aceh ad un cessate il fuoco
L'Indonesia ha annunciato mercoledì che i ribelli della provincia di Aceh hanno accettato di deporre provvisoriamente le armi. Riunite da lunedì a Ginevra, al Centro per il dialogo umanitario, le due parti sono giunte ad un accordo dopo due giorni.
L’accordo, concluso a Ginevra tra il governo di Giakarta ed i secessionisti del Movimento Aceh Libera (GAM), si basa sulla proclamazione di un cessate il fuoco da parte dei ribelli secessionisti, che trasformeranno il loro movimento armato in partito politico.
La notizia è stata confermata dal ministro della difesa di Giakarta, Mahfud M.D., il quale ha spiegato che l’intesa è stata raggiunta martedì sera al Centro Henry Dunant, dove, a partire dallo scorso anno, si sono tenuti quattro incontri tra le due parti.
L’accordo, che deve però ancora essere approvato dal governo indonesiano, dovrebbe prolungare di sei mesi la tregua in vigore dal 2 giugno dello scorso anno e che stava per scadere il 15 gennaio. Una decisione che potrebbe aprire uno spiraglio di pace nella tormentata provincia indonesiana, dopo decenni di violenze secessioniste.
Le due parti hanno concordato che durante la tregua si dovrebbe operare il disarmo del GAM. I ribelli secessionisti, che dal 1976 si battono per la creazione di uno Stato islamico nella provincia indonesiana di Aceh, a nord dell’isola di Sumatra, hanno comunque ribadito che deporranno le armi solo quando il governo indonesiano farà altrettanto. “Un disarmo parallelo è possibile, ha spiegato una fonte dal capoluogo Banda Aceh, se l’esercito indonesiano non assumerà offensive contro il quartier generale e le proprietà del GAM”.
Anche il negoziatore del Movimento dell’Aceh Libero, Abdullah Zaini ha confermato che i separatisti hanno trovato un accordo con il governo indonesiano per prolungare di un mese la pausa umanitaria, con l’obiettivo di avviare in febbraio dei negoziati politici in vista di un accordo per il raggiungimento di ulteriori misure di sicurezza e per la messa in opera di un dialogo politico continuo.
Il movimento separatista dell’Aceh, il cui leader Hasan di Tiro è stato costretto all’esilio in Svezia nel 1979, sostiene che Aceh non fa legalmente parte dell’Indonesia e, di conseguenza, si batte per l’indipendenza. Indipendenza in nome della quale dal dicembre 1976 sono morte più di cinque mila persone, un migliaio delle quali rimaste uccise dopo l’instaurazione della tregua umanitaria nel giugno dello scorso anno, mentre una quarantina hanno perso la vita solo nei primi dieci giorni di quest’anno.
La provincia di Aceh è strategicamente importante per il governo indonesiano per i suoi ricchi giacimenti di idrocarburi. Il presidente indonesiano Abdurrahman Wahid è però disposto a concedere uno statuto speciale di autonomia, ma non l’indipendenza dopo aver già dovuto cedere il controllo su Timor Est.
Ora si dovrà attendere se gli indipendentisti del GAM saranno disposti ad accettare l’offerta del governo di Giakarta che già all’inizio degli Anni Settanta aveva fatto la promessa, poi non mantenuta ed all’origine dell’inizio della lotta armata nel dicembre 1976, di accordare alla provincia di Aceh uno statuto di territorio speciale, comprensivo di una larga autonomia in materia di educazione e religiosa.
Sergio Regazzoni
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