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Il CICR continua le visite di prigionieri in Cecenia

Jakob Kellenberger Keystone Archive

Da quando, nel marzo scorso, il presidente russo Vladimir Putin ha autorizzato le visite del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) in Cecenia, l'organizzazione umanitaria ha già visitato una quarantina di prigionieri e nella regione sta portando avanti la terza più vasta operazione per quest'anno.

Lo riferisce in una intervista al «Tages-Anzeiger» il presidente del CICR Jakob Kellenberger, il quale sottolinea che i prigionieri sono stati visitati secondo le regole del CICR, senza testimoni. Osservazioni e proposte dell’organizzazione sono inoltre state raccolte in un rapporto consegnato al governo russo.

Oltre alle visite dei prigionieri il CICR, in collaborazione con la Croce Rossa russa, è riuscito a mantenere un approvvigionamento minimo d’acqua nella capitale Grozny. Gli operatori sul posto forniscono anche aiuti di estrema urgenza a vecchi, malati e feriti di guerra. Le attività del CICR nella Federazione Russa, del costo di 54 milioni di franchi, sono la terza operazione più vasta dell’organizzazione umanitaria per quest’anno – ricorda Kellenberg.

«Per i prigionieri cambia molto se noi possiamo essere attivi sul posto oppure no». Ma le visite sono state rese difficili dalla precaria sicurezza di vaste aree della zona caucasica: la guerra si è in parte legata con il banditismo e in Cecenia è sempre molto alto il pericolo che stranieri siano rapiti per ottenere riscatti.

L’aiuto umanitario nella regione viene distribuito tramite un gruppo di operatori locali del CICR, che sono diretti da delegati di stanza nelle repubbliche confinanti. Essi sono sempre accompagnati da una scorta armata, come in Somalia. Ma ciò «dovrebbe rimanere l’eccezione assoluta» – dice Kellenberger. Altrimenti c’è il pericolo che il CICR non venga più considerato come indipendente e neutrale.

Le «prestazioni umanitarie» non sono certo il primo scopo di un esercito. Esso può però essere importante per creare un ambiente sicuro in cui sia posssibile portare l’aiuto umanitario. Per questa ragione un impegno dei soldati svizzeri all’estero per il mantenimento della pace potrebbe essere giustamente rilevante dal punto di vista umanitario.

Ma – sottolinea il presidente del CICR – sono assolutamente contrario che determinati compiti siano confusi. Chi vuole essere attivo nel campo umanitario in linea di massima entra possibilmente a far parte di una organizzazione umanitaria e non dell’esercito.

swissinfo e agenzie

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