Il finanziamento occulto dei partiti rimane un tabù in Svizzera
Fonte di scandali in numerosi paesi europei, il finanziamento occulto dei partiti politici resta in Svizzera un tabù. A sostenerlo è una ricerca realizzata da un giurista ticinese presso la facoltà di diritto dell'Università di Friborgo.
Per risolvere il problema del finanziamento occulto ai partiti ci vorrebbe quindi maggiore trasparenza ed una limitazione dei costi elettorali. Questa, perlomeno, è la conclusione alla quale giunge il giurista luganese Tiziano Balmelli, 29 anni, nella sua tesi di dottorato dal titolo «Le financement des partis politiques et des campagnes électorales: entre exigences démocratiques et corruption» realizzata presso l’Università di Friburgo, dove verrà pubblicata entro metà gennaio.
In Svizzera non vi è mai stato un vero dibattito sulle risorse finanziare a disposizione di partiti e candidati, sottolinea Balmelli. E finora non è stato intrapreso nulla per migliorare la trasparenza.
Solo due cantoni, Ginevra e Ticino, hanno adottato norme in questo senso, con risultati finora modesti. «La Svizzera resta probabilmente il solo paese democratico al mondo dove, sul piano ufficiale, ci si ostina a voler ignorare la dimensione politica della corruzione», afferma il giurista ticinese. I partiti politici non sono infatti al riparo dalle pressioni finanziarie operate dalle forze economiche.
Nel 1999 il Crédit Suisse ha, ad esempio, «tagliato i viveri» al Partito radicale democratico (PRD), in seguito alle critiche mosse dai radicali all’accordo globale raggiunto dalle banche nella vicenda dei fondi ebraici. Nel 1998 gli assicuratori hanno agito allo stesso modo perchè il PRD non aveva combattuto la tassa sulle polizze assicurative.
Per Balmelli l’influsso degli interessi privati si manifesta soprattutto in occasione delle votazioni popolari. I cittadini dovrebbero essere meglio informati sui vari gruppi di interesse che sostengono le campagne. Secondo Balmelli il segreto per garantire un sistema più democratico sta nel porre un limite alle spese elettorali, in netto aumento negli ultimi dieci anni. Ci vorrebbero leggi chiare a livello cantonale che stabiliscano tetti massimi, per partiti e candidati, in base al numero di elettori di ogni circoscrizione.
Queste limitazioni dovrebbero riguardare in particolare certe forme costose di propaganda, ad esempio gli spot televisivi, gli annunci sui giornali e i cartelli pubblicitari. Candidati e partiti dovrebbero inoltre essere obbligati a pubblicare i conti relativi alla loro campagna elettorale.
Per prevenire abusi, Balmelli insiste sull’importanza di prevedere sanzioni dissuasive: accanto a multe elevate il giurista pensa alla destituzione e alla sospensione temporanea dei diritti pubblici per i responsabili politici implicati.
Sul piano nazionale i partiti si sono sempre mostrati molto riluttanti a introdurre una legislazione in merito. Nell’ottobre 2000 la maggioranza borghese del Consiglio nazionale ha respinto una mozione ecologista che rivendicava piena luce sul finanziamento dei partiti. Il mondo politico è entrato in materia su un unico punto: quello del finanziamento pubblico dei partiti. Purtroppo, sottolinea Balmelli, senza grande convinzione: il popolo svizzero si è mostrato piuttosto ostile all’idea.
Nella sua tesi Balmelli dimostra che i contributi statali non sono comunque la soluzione a tutti i mali: nei paesi che hanno adottato questo sistema, di solito in seguito a scandali politico-finanziari, non sono stati ottenuti i risultati sperati. In generale si è invece assistito a un accentuarsi della spirale dei costi.
swissinfo e agenzie
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.