The Swiss voice in the world since 1935
In primo piano
Democrazia diretta in Svizzera

Il paladino dei diritti dell’uomo alla Corte Europea

Wildhaber durante il suo discorso di fronte al parlamento elvetico Keystone

Lo svizzero Luzius Wildhaber è presidente della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo dal 1998. swissinfo lo ha incontrato a Berna.

Nella capitale ha tenuto un discorso di fronte al parlamento in occasione delle celebrazioni del 40° anniversario dell’entrata della Svizzera nel Consiglio d’Europa.

Wildhaber è membro della Corte, che ha sede a Strasburgo, dal 1991. Nell’intervista sottolinea l’importanza di questo organo per la promozione dei diritti umani in Europa.

swissinfo: Quali sono stati i successi della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo?

Luzius Wildhaber: grazie alla Corte in una buona parte dei paesi membri i diritti umani sono diventati una realtà, e il tribunale è riuscito a raggiungere anche le nazioni in cui la protezione dei diritti umani è ancora fragile.

In un certo qual modo è diventato un tribunale costituzionale europeo – non sotto tutti gli aspetti, ma per gli sforzi compiuti nel promuovere l’applicazione degli stessi standard in tutta Europa, cosa che dovrebbe diventare parte di una eredità comune.

Il lavoro svolto dalla Corte aiuta il mantenimento di una società pacifica, pluralistica, tollerante ed aperta. Permette di cambiare la visione e la prospettiva che si ha dei conflitti interni ed internazionali.

swissinfo: La Corte ha ricevuto circa 38 mila casi l’anno scorso. Come decide quali debbano essere trattati?

L.W.: La selezione costituisce un parte enorme del nostro lavoro. Abbiamo dichiarato il 92% di questi casi inammissibili o perché le domande erano arrivate in ritardo, o perché concernevano fatti precedenti alla ratificazione della convenzione da parte del paese in questione, o perché era chiaro che la domanda non aveva fondamento.

swissinfo: La Svizzera vanta buoni voti riguardo ai diritti dell’uomo?

L.W.: La realtà è che la maggior parte dei paesi dell’Europa occidentale e centrale ha voti discreti, ma non c’è nessun stato che non sia mai stato coinvolto in un caso – e sarei molto preoccupato se non ce ne fossero nei riguardi della Svizzera.

Se così fosse, significherebbe che la gente non è informata sulla possibilità di rivolgersi alla Corte o che quel governo fa qualcosa per scoraggiare attivamente le persone dal farne ricorso.

swissinfo: Quali sono i paesi che vi preoccupano di più in questo momento?

L.W.: Ci sono due modi di vedere la cosa. Ci sono i paesi che hanno il maggior numero di casi – l’anno scorso sono stati la Russia, la Turchia, la Polonia, la Romania, l’Ucraina, la Francia, l’Italia e la Germania – in quest’ordine.

Poi si deve prendere il numero di casi e metterlo in relazione al numero degli abitanti di ogni paese. Ed è abbastanza chiaro che l’anno scorso l’Europa centrale sarebbe in testa alla lista, con Croazia, Slovenia, Slovacchia e Bulgaria.

swissinfo: Perché ha deciso di occuparsi di diritti dell’uomo?

L.W.: Sono nato prima della Seconda Guerra mondiale, e ciò ha avuto un impatto sul mio modo di pensare – la prevenzione dei conflitti, le atrocità di guerra, e quello che si poteva fare per combatterle.

Quando ero all’università ho seguito forse il primo seminario al mondo sulla protezione dei diritti dell’uomo nella legislazione internazionale. Si trattava di lezioni tenute da Egon Schwelb all’università di Yale nel 1964, che furono poi fondamentali nella costruzione degli strumenti legali delle Nazioni Unite in materia di diritti umani.

Di ritorno in Svizzera ho condiviso la mia esperienza redigendo i rapporti del governo sulla Convenzione europea dei diritti dell’uomo del 1968. La mia carriera accademica cominciò con lezioni sul tema della costituzionalità della Convenzione europea. Quindi l’argomento mi interessa da sempre.

swissinfo: Ricordando tutti gli anni trascorsi alla Corte, per cosa vorrebbe essere ricordato? Quali sono i suoi progetti per il futuro?

L.W.: Vorrei essere ricordato per aver costituito un corpo consistente di casi per la legislazione in materia di diritti dell’uomo, che sia entrato a far parte del maggior numero possibile di sistemi legali nazionali. Per il momento la mia ambizione è di far bene il mio lavoro. Dopo si vedrà.

Non penso che insegnerò in Svizzera, come facevo prima. Se mi fosse chiesto di insegnare, preferirei farlo in Europa centrale e orientale, dove sarei molto più di aiuto che in Svizzera.

Ma potrei ricevere mandati speciali – è possibile alla fine di quello attuale. Vorrei scrivere qualcosa sulla mia vita e sulla storia del tribunale, e credo che questo mi terrà abbastanza impegnato.

Intervista swissinfo: Jonathan Summerton
traduzione Raffaella Rossello

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo fu fondata nel 1959 dal Consiglio d’Europa.
Dal 1998 è diventata operativa a tempo pieno.
Ogni membro del Consiglio d’Europa nomina un giudice rappresentante.
La Corte ha ricevuto l’anno scorso circa 38.000 casi, ma il 92% sono stati giudicati inammissibili.

Articoli più popolari

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR