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Il Parlamento difende l’ultimo monopolio di Swisscom

Il Parlamento non intende liberalizzare l'ultimo chilometro della rete per la telefonia fissa che permette di accedere ad Internet. Il Consiglio nazionale ha respinto una proposta, che avrebbe costretto Swisscom a perdere il controllo del suo monopolio.

Swisscom non deve temere di perdere, attraverso una modifica legislativa ad hoc, l’ultimo settore dell’infrastruttura ancora sotto il suo monopolio. Il Consiglio nazionale ha respinto giovedì, per 89 voti contro 64, una proposta che chiedeva di modificare la legge allo scopo di aprire completamente alla concorrenza il cosiddetto “ultimo chilometro” della rete telefonica fissa, ossia il collegamento che arriva fino all’utente nelle case e negli uffici.

Un ricorso dell’operatore privato Diax per sbloccare la situazione pende comunque davanti al Tribunale federale. Lanciata dal deputato liberale-radicale Georges Theiler e sostenuta dalla maggioranza della commissione, la mozione intendeva liberalizzare l’accesso alle linee di collegamento con gli utenti finali.

Per l’utilizzo di queste linee attualmente Swisscom fa pagare tariffe di interconnessione agli operatori privati, tariffe da tempo considerate da questi ultimi troppo salate. Secondo la commissione si tratterebbe di aprire alla concorrenza anche la rete locale grazie alla quale è possibile accedere ad Internet.

Le tariffe che Swisscom potrà richiedere, dato che rimarrà sempre proprietaria dell’infrastruttura, diminuirebbero, ma un mantenimento del mantenimento del monopolio ne farebbero le spese i cittadini. Accettando questa proposta il parlamento verrebbe inoltre incaricato di stabilire i criteri e le condizioni per garantire che anche le regioni periferiche non vengano penalizzate da questa liberalizzazione, una questione che invece il verdetto del Tribunale federale non specificherà.

Per una minoranza della commissione, capeggiata da rappresentanti socialisti difensori del servizio pubblico, non è tuttavia il caso che il parlamento si immischi in questa complessa diatriba. Per ragioni formali è meglio attendere il verdetto dell’alta corte prima di eventualmente legiferare. Ma i contrari a questa liberalizzazione hanno contestato anche la sostanza. L’operazione equivarrebbe ad un’espropriazione materiale dell’infrastruttura Swisscom: la concorrenza sfrutterebbe soltanto nelle ricche e attrattive zone urbane tralasciando le regioni periferiche.

Gli utili andrebbero inoltre a finire nelle tasche di società estere, mentre la diminuzione dei benefici di Swisscom pregiudicherà ulteriormente i suoi investimenti nelle regioni discoste. Non da ultimo, il governo dovrà prendere prossimamente importanti decisioni sull’assetto societario di Swisscom e sull’eventuale divisione dell’ex regia federale in due entità, una che gestisca l’infrastruttura e l’altra che operi come impresa di telecomunicazioni.

Nonostante la decisione del Nazionale, la questione dell’ultimo chilometro è dunque tutt’altro che chiusa.

Luca Hoderas

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