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Il servizio civile come strumento politica di pace e sicurezza?

«Il servizio civile deve essere riconosciuto quale strumento della politica di pace e di sicurezza»: lo raccomanda la Commissione di ammissione per il servizio civile (Casc) nel rapporto di attività 1996-2000 pubblicato venerdì.

Sottolineando di aver seguito «con grande attenzione» il dibattito sul Rapporto di sicurezza 2000, la Casc sollecita di ancorare gli obiettivi del servizio civile nella legge, nell’ambito della prevista revisione, tenendo conto del suo impatto sulla società: «si pensi alla promozione della solidarietà sociale, alla conservazione delle risorse vitali, alla creazione di strutture per il mantenimento della pace, alla conservazione del patrimonio culturale».

Ad eccezione di questo adattamento, secondo la Casc, «le basi giuridiche si sono dimostrate nel loro insieme un valido strumento e non abbisognano di una rielaborazione».

Nel periodo in esame – 1. ottobre 1996-30 giugno 2000 – sono state inoltrate 6009 domande di ammissione al servizio civile. La Casc ha audizionato 4926 richiedenti: 4296 domande sono state approvate, 580 respinte. Su 212 ricorsi contro la decisione della Casc, solo 40 sono state accolte dalla competente commissione del Dipartimento federale dell’economia, si precisa nel rapporto.

Da un’inchiesta sul 10 per cento delle domande è emerso che motivi etico-filosofici sono la ragione prevalente (57,3 per cento dei casi) alla base della richiesta di effettuare il servizio civile al posto di quello militare. Seguono i motivi etico-religiosi (32,1 per cento), mentre solo il 2,3 per cento avanza motivi etico-politici.

Nell’8,3 per cento dei casi la Casc ha opposto un rifiuto perché la domanda «non adempiva ai requisiti della legge». Nel rapporto si rileva che «molti richiedenti affermano di voler prestare un servizio al Paese e di non voler prendere in alcun caso in considerazione la possibilità di esonero dagli obblighi militari per motivi medici». Sempre in base all’esame dello stesso campione, è risultato che il 52,3 per cento dei richiedenti frequentavano scuole professionali o apprendistati, il 37,1 per cento erano studenti, il 7,5 per cento erano titolari di una maturità, il 3,1 per cento non aveva alcuna formazione o l’aveva interrotta.

swissinfo e agenzie

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