
Il Tribunale federale concede assistenza all’Italia nella lotta contro il doping

In una sentenza pubblicata martedì, il Tribunale federale ha respinto un ricorso dell'Unione ciclista internazionale (UCI), la quale si opponeva alla richiesta di assistenza giudiziaria presentata dall'Italia per un traffico di medicinali.
In seguito alla decisione del Tribunale federale, l’UCI è ora chiamata a trasmettare alle autorità italiane l’identità di quindici ciclisti professionisti che, il 4 giugno 1999, vennero controllati durante l’82esimo Gira d’Italia, prima della partenza della tappa Pedrazzo-Madonna di Campiglio. Nelle provette di tredici corridori furono rilevate tracce indirette di eritropoietina (Epo).
Le autorità giudiziarie vodesi avevano dato il loro benestare alla consegna della documentazione, ma l’UCI, che ha sede a Losanna, si era opposta e aveva inoltrato ricorso al Tribunale federale. Lamentava una violazione al principio della proporzionalità, il non rispetto del segreto medico e della confidenzialità promessa agli atleti.
In particolare l’UCI sosteneva che la consegna della documentazione alle autorità italiane non avrebbe comportato alcun interesse per il procedimento penale, poichè i controlli del sangue non rappresentavano una prova irrefutabile della presenza di Epo.
Il Tribunale federale respinge dunque tale argomentazione e ricorda che l’azione giudiziaria avviata in Italia non riguarda una vicenda di doping, ma mira a verificare se, in violazione del diritto italiano, i sospettati siano coinvolti in un traffico di medicinali e di prodotti classificati come stupefacenti.
Per verificare se simili delitti siano stati compiuti in relazione ai fatti emersi durante il Giro del ’99, è legittimo che le autorità italiane cerchino di identificare i ciclisti sottoposti a controlli in quell’occasione, affermano i giudici federali. Spetterà alla magistratura italiana rilevare se queste informazioni abbiano o meno valore probante.
Per quanto poi concerne il segreto medico, il TF ritiene difficile che l’UCI possa venir equiparata ad un medico e invocare perciò la protezione del segreto in quanto detiene, col consenso dei ciclisti, informazioni relative al loro tasso di ematocrito in un determinato periodo.
Stando alle indagini, condotte in Italia, un medico avrebbe organizzato un traffico di medicinali destinati ad essere utilizzati come prodotti dopanti dai ciclisti professionisti. Il giorno seguente i controlli, il ciclista italiano Marco Pantani, che guidava la classifica generale, era stato escluso dal Giro d’Italia. In base ai risultati dei prelievi, il suo tasso di ematocrito sarebbe stato superiore ai livelli autorizzati dall’UCI.
swissinfo e agenzie

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