Lettere dalla Svizzera sottolinearono l’onestà e la caratura morale di Marc Rich
La grazia concessa da Bill Clinton, nell'ultimo giorno del suo mandato presidenziale, allo svizzero Marc Rich, condannato negli Stati Uniti per frode ed evasione fiscale, è stata caldeggiata da alcune personalità confederate, tra le quali il sindaco di Zurigo Josef Estermann. E le polemiche nell'opinione pubblica americana non tendono a diminuire...
“Caro presidente Clinton (…), conosco il signor Rich da molto tempo e posso assicurarle che si tratta di un cittadino onesto e rispettabile, all’origine di molte opere di carità e dunque molto utile alla comunità ed al paese in generale”. Ed inoltre: “Le infrazioni della legge delle quali è accusato sono state senza dubbio largamente compensate dai suoi contributi spontanei alla società (…)”.
Ecco il tenore della lettera, pubblicata nell’ultima edizione del settimanale romando “L’Hebdo”, che Josef Estermann, sindaco socialista della città di Zurigo, ha inviato all’ormai ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton lo scorso 4 dicembre. Come lui, altre personalità del nostro paese sono scese in campo a sostegno di Marc Rich attraverso lettere dai toni simili: Ernst Beyeler, fondatore del famoso Museo Beyeler di Basilea, Pierre de Weck, membro del Consiglio d’Amministrazione di UBS, Michael de Picciotto, membro della direzione dell’Unione bancaria privata, Verena Meyer, fisica e ex-direttrice dell’Università di Zurigo e, infine, Kurt Bolliger, alto graduato dell’esercito e presidente della Croce rossa svizzera. Tutte queste persone sono state contattate nello scorso autunno da Marc Rich, il quale spiegava loro le ragioni della sua domanda di grazia, fornendo una lettera modello da firmare e inviare al presidente degli Stati Uniti
In totale la voluminosa richiesta di grazia, depositata alla Casa Bianca lo scorso 11 dicembre dagli avvocati del miliardario elvetico, rifugiatosi a Zugo da quasi 20 anni, comprendeva scritti simili da parte di una settantina di personaggi europei, americani e israeliani. Nell’ultimo giorno del suo mandato presidenziale, lo scorso 20 gennaio, Clinton si è lasciato convincere ed ha concesso l’amnistia a Rich.
Intanto però molti americani rifiutano di riconoscere come “pulita” una persona che, secondo un procuratore di New York, “è colpevole della più grande evasione fiscale della storia statunitense”. Molti sono indignati dall’eventualità che Marc Rich abbia “acquistato” il condono della propria pena negli USA, grazie alle amicizie e all’influenza che si è guadagnato con le sue generose donazioni e ai contatti nelle più alte sfere di Washington (ad esempio l’ex moglie di Rich è amica della famiglia Clinton e, dal 1993, ha versato più di 1 milione di dollari nella casse del partito democratico). Alcuni senatori conservatori e il sindaco di New York, Rudolph Giuliani, gridano allo scandalo. E’ già stata annunciata un’inchiesta parlamentare per verificare eventuali abusi nella concessione di questa discussa grazia.
Marc Rich era stato costretto ad abbandonare gli Stati Uniti nel 1983, accusato di frode ed evasione fiscale per un importo di 48 milioni di dollari, oltre che di commercio con l’Iran di Khomeiny ai tempi dell’affare degli ostaggi americani. Queste accuse gli sono valse la condanna a 325 anni di prigione da scontare negli USA. Rich si rifugiò a Zugo e la Svizzera, nel 1985, rifiutò di estradarlo considerato come l’evasione fiscale non era un reato su suolo elvetico.
A partire da quel momento, il miliardario, attivo nel commercio di materie prime, riuscì a farsi accettare dalle cerchie elitarie confederate, distinguendosi per la generosità dei propri contributi a comunità ebraiche, ad istituzioni culturali, ad istituti di ricerca e a club sportivi locali.
Marc Rich ha recentemente dichiarato di sognare di “ripercorrere la 5th Avenue”. Dopo la decisione di Clinton potrebbe farlo in modo “relativamente” tranquillo. Nonostante una condanna a 325 anni di carcere…
Marzio Pescia
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