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Leuenberger nei Balcani: la Svizzera proseguirà la politica di aiuto per normalizzare la regione

L'incontro tra Moritz Leuenberger (a destra) e Wolfgang Petritsch, alto rappresentante della comunità internazionale in Bosnia Keystone

Presunti conti segreti di Milosevic in Svizzera, indipendenza del Montenegro e tensioni a Sarajevo sono stati il piatto forte della visita di due giorni del presidente della Confederazione Moritz Leuenberger nella Federazione jugoslava e in Bosnia.

A Sarajevo, Leuenberger ha promesso aiuto per un rapido ritorno dei rifugiati nella regione e per lo sminamento: solo in Bosnia sarebbe sotterrato un milione di ordigni.

Leuenberger ha ricordato venerdì che Berna è impegnata in Bosnia dalla fine della guerra nel 1995, tenendo a sottolineare le relazioni importanti tra i due paesi. Circa 40 mila bosniaci vivono in Svizzera. “Ciò crea dei vincoli”, ha dichiarato il presidente della Confederazione al termine dei colloqui con la presidenza tripartita, alla cui testa di trova ora il serbo Zivko Radisic.

La Svizzera può fornire un contributo soprattuto nel settore dei rifugiati, favorendone il ritorno e il reinsediamento, nonché nello sminamento, ha aggiunto Leuenberger. Con la Bosnia sono inoltre in preparazione diversi trattati economici, tra cui un accordo di doppia imposizione.

Radisic ha dal canto suo ricordato che Berna aiuterà la Bosnia ad entrare nel Consiglio d’Europa. La domanda presentata nel 1995 è stata congelata poiché il paese non ha ancora ottemperato alle condizioni poste da Strasburgo, ossia il ritorno dei profughi. Attualmente sono più di un milione, di cui due terzi in Bosnia.

Dopo il colloquio con le autorità bosniache, Leuenberger è stato ricevuto dall’Alto rappresentante civile in Bosnia, l’austriaco Wolfgang Petritsch. Petritsch ha espresso riconoscenza per il sostegno finanziario di Berna al suo lavoro quale rappresentante dell’Organizzazione per la cooperazione e sicurezza in Europa (OSCE) nella regione.

Ha poi evocato con Leuenberger i problemi sorti negli ultimi tempi in Bosnia dove hanno incominciato a riaffiorare tendenze nazionaliste che mettono in pericolo gli accordi di Dayton. A questo riguardo Leuenberger ha condannato “le aspirazioni nazionaliste” e ha invitato croati, serbi e bosniaci a forgiare una società multietnica.

Dopo l’incontro col rappresentante OSCE, il ministro dei trasporti ha visitato un progetto di ricostruzione nella regione di Banja Luka. Il programma, finanziato dalla Direzione dello sviluppo e della coperazione (DSC), è gestito da Caritas Svizzera.

La visita nei Balcani ha avuto un epilogo culturale. Moritz Leuenberger ha inaugurato una mostra del fotografo svizzero Werner Bischof (1916-1954), già alle dipendenze di “Paris-Match”, “Life” e dell’agenzia Magnum. L’esposizione presso la Galleria nazionale di Sarjevo sarà visibile fino al 31 maggio. Il museo possiede anche un’impressionante collezione di opere – 112 – del famoso pittore svizzero Ferdinand Hodler.

Giovedì il presidente della Confederazione era stato ricevuto a Belgrado dal presidente jugoslavo Voijslav Kostunica. Per l’occasione aveva rinnovato la disponibilità di Berna a collaborare con gli inquirenti jugoslavi per quanto attiene agli averi depositati in Svizzera da persone legate all’ex uomo forte di Belgrado Slobodan Milosevoc. Finora sono stati bloccati una quarantina di conti bancari.

Riguardo le aspirazioni indipendentiste del Montenegro, Kostunica ha rilanciato un piano di federazione affermando di ispirarsi al modello elvetico.

swissinfo e agenzie

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