Milosevic in carcere; la Svizzera pronta a offrire assistenza giudiziaria
Due giorni di assedio, trattative convulse, poi la resa: l'ex presidente jugoslavo Slobodan Milosevic si è consegnato domenica mattina alla polizia serba. Reazioni positive dalle principali capitali. La Svizzera, dove le autorità già indagano su un traffico d'oro proveniente dalla Jugoslavia, è pronta a offrire assistenza giudiziaria.
L’accordo è stato raggiunto alle 04:40 di domenica, dopo che i negoziati erano stati interrotti e ripresi due volte e quando sembrava ormai inevitabile una nuova azione di forza della polizia.
Si erano uditi alcuni colpi di arma da fuoco provenire dall’interno della villa, il che aveva alimentato le voci su un nuovo blitz delle forze speciali. Ma si è trattato di una reazione emotiva della figlia di Milosevic, Marja, che ha esploso alcuni colpi di pistola andati a vuoto contro gli agenti che entravano per prendere in consegna il padre.
Milosevic, 59 anni, era nella villa assieme a una quarantina di pretoriani, che hanno deposto subito le armi, alla moglie Mira Markovic e a Marija. Slobo, ha sottolineato il suo stretto collaboratore Branislav Ivkovic, «ha deciso da solo per la resa, per evitare una strage fra i giovani della sua scorta e della polizia».
Il commando delle forze speciali che lo ha preso in consegna lo ha scortato fino a una lunga colonna di fuoristrada e automobili che si sono poi dirette al carcere centrale di Belgrado. Ora Milosevic è in cella, a disposizione dei magistrati inquirenti del tribunale che lo stanno interrogando.
Le accuse nei suoi confronti non riguardano crimini di guerra e quindi non prevedono l’estradizione al Tribunale penale internazionale dell’Aja: si tratta di reati di abuso di ufficio, peculato, corruzione, malversazione e altri crimini economici commessi sia come presidente serbo che come presidente federale, in associazione con alcuni stretti collaboratori. Si parla di una cifra attorno ai 130 milioni di euro (circa 210 milioni di franchi).
La sofferta decisione di arrestare Slobo è stata dettata dall’ultimatum statunitense sulla piena collaborazione con il Tribunale penale internazionale in cambio di aiuti economici e appoggio nelle sedi finanziarie internazionali.
Non è chiaro se gli americani si accontenteranno delle manette o pretenderanno la consegna di Milosevic all’Aja. La procuratrice del Tribunale penale internazionale Carla del Ponte ha fatto sapere che considera l’arresto di Milosevic “un segnale positivo; ciò agevolerà la sua consegna all’Aja e il rispetto da parte della Jugoslavia dei suoi obblighi internazionali.”
Amnesty International ha definito l’arresto di Milosevic «solo un primo passo» sulla via che deve portare alla sua consegna al Tribunale penale internazionale dell’Aja davanti al quale egli dovrà rispondere all’accusa di crimini contro l’umanità commessi durante la guerra in Kosovo nel 1999..
Dalle principali capitali occidentali sono giunte reazioni di soddisfazioni all’arresto dell’ex dittatore. Anche la Nato ha manifestato la sua approvazione e la sua speranza che Milosevic sarà consegnato al Tpi.
Anche le Svizzera, per bocca del ministro degli esteri in visita in Algeria, ha espresso la propria soddisfazione. L’arresto è da considerare un importante passo nella giusta direzione, ha detto Joseph Deiss. La Svizzera pensa che Belgrado deve a questo punto collaborare con il Tpi. Berna non intende però fare dell’estradizione di Milosevic una condizione del suo aiuto alla Jugoslavia. Il portavoce del Dipartimento degli esteri a Berna ha aggiunto. La Svizzera è però pronta a collaborare, ad esempio nell’ambito di una richiesta di assistenza giudiziaria.
Ricordiamo che nelle scorse settimane le autorità svizzere hanno aperto un’inchiesta su un presunto traffico d’oro fra la Jugoslavia e la Svizzera. In questo traffico, avvenuto all’epoca in cui la Jugoslavia era colpita da embargo internazionale, potrebbe essere coinvolto anche Slobodan Milosevic.
swissinfo e agenzie
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