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Pentiti poco attendibili, il Ministero pubblico scagiona Bignasca

Giuliano Bignasca, fondatore e presidente "a vita" della Lega dei Ticinesi Keystone Archive

Per il Ministero pubblico ticinese non ci sono elementi adeguati per avviare un procedimento penale a carico del presidente della Lega per traffico di stupefacenti. Le dichiarazioni dei due pentiti, Emanuela Russo e Nicola Violante, che per la loro contraddittorietà non furono sufficienti ad incriminare Bignasca negli anni scorsi, non sono state valutate diversamente oggi.

Il Ministero pubblico è arrivato a questa decisione dopo aver riesaminato tutti gli atti della vecchia inchiesta e sentito i funzionari che condussero le indagini che sfociarono, nel ’97, in un processo per mafia e droga a Milano. In un suo comunicato la Procura nota, comunque, che in presenza di fatti rilevanti si potrebbe riavviare una nuova inchiesta. Con le loro dichiarazione la Russo e Violante indicarono in Bignasca il destinatario di ingenti quantitativi di droga, riferendo, in modo non sempre lineare e coerente, fatti e luoghi dello scambio tra cocaina e soldi. Testimonianze riportate giorni fa con grande risalto dalla stampa e che hanno innescato in Ticino un nuovo caso Bignasca.

Ma lunedì scorso, Violante – assolto nel ’99 dai reati addebitatigli per non aver commesso il fatto, dopo aver scontato tre anni di carcere – con una lettera inviata da Budapest a Bignasca ha smentito di averlo mai accusato e ha puntato l’indice contro la Russo definendola “una tossicomane facilmente gestibile in cambio di stupefacenti” e soprattutto contro il procuratore pubblico Jacques Ducry che gli avrebbe negato i confronti con la pentita e che avrebbe usato nei suoi confronti “metodi sporchi pur di affermare la sua teoria in combutta con un magistrato della Direzione distrettuale antimafia di Milano”.

Anche alla luce di questa ritrattazione di Violante, il Procuratore generale Luca Marcellini nel comunicato sottolinea la scarsa attendibilità dei due collaboratori di giustizia e ricorda che numerose furono le indagini degli inquirenti ticinesi nell’entourage del presidente della Lega, senza che si arrivasse però ad accertare “una sua partecipazione a traffici di stupefacenti o alla loro reimmissione sul mercato”. In più occasioni si accertarono solo acquisti di cocaina per uso personale da parte di Bignasca verso cui si procedette unicamente per fatti che risultavano da altre inchieste.

Marcellini aggiunge, inoltre, di aver segnalato al Consiglio della Magistratura che Ducry nell’aprile del 1995, assieme all’ex consigliere di stato Dick Marty e all’ex commissario di polizia Fausto Cattaneo, autore del libro “Come mi sono infiltrato nei cartelli della droga” , si recò a Milano per incontrare un funzionario della Dea, l’antidroga statunitense. Un incontro che, secondo Marcellini, merita di essere approfondito. Il Consiglio della Magistratura con una nota precisa di aver affidato ad una delegazione istruttoria il compito di chiarire questa vicenda.

E proprio sulla trasferta nel capoluogo lombardo di Ducry, la Lega ha presentato nei giorni scorsi un’interpellanza parlamentare nella quale domanda al Consiglio di stato: chi ha organizzato l’incontro di Milano, quale era l’ordine del giorno, chi ha dato l’autorizzazione per lo stesso e, infine, se l’allora Procuratore generale e il responsabile del Dipartimento delle Istituzione erano stati informati di questa operazione.

Martedì, durante la seduta del Gran Consiglio, il governo ha replicato che per il momento non può entrare nel merito di fatti che sono in fase di approfondimento da parte del Consiglio della Magistratura e del Ministero pubblico. “Comunque – osserva il governo – non ci sono motivi per dubitare della capacità delle istituzioni giudiziarie di rispondere nei tempi giusti alle domande parlamentari, così come del Consiglio della Magistratura di assicurare la necessaria vigilanza sul funzionamento della magistratura stessa”.

Libero D’Agostino

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