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Per Bertossa la Svizzera può giudicare Borodin senza l’aiuto russo

L'ex tesoriere del Cremlino ed attuale segretario dell'Unione russo-bielorussa Pavel Borodin dovrà comparire davanti ali giudici americani il prossimo 25 gennaio Keystone

La legge svizzera permette alla magistratura di rinviare a giudizio l'ex tesoriere del Cremlino Pavel Borodin anche senza la collaborazione dei russi. Lo sostiene il procuratore di Ginevra Bernard Bertossa in contrasto con le tesi degli avvocati della difesa.

In un’intervista pubblicata sabato dal quotidiano russo ‘Kommersant’, Bertossa ripete che la procura ha le prove che Borodin ha ricevuto «colossali commissioni su contratti stipulati tra la Russia e imprese straniere». Gli avvocati di Borodin sostengono invece che il riciclaggio di denaro non può essere provato dato che la procura russa il mese scorso lo ha completamente scagionato.

Bertossa non precisa se siano state trovate nuove prove o se si tratti di quelle inviate l’anno scorso a Mosca e giudicate irrilevanti. Il procuratore di Ginevra ha fatto riferimento alle presunte tangenti versate dalle società Mabetex e Mercata a Borodin quando era tesoriere del Cremlino. L’aspetto nuovo, indicato da Bertossa, è dato dalla possibilità di rinviare a giudizio Borodin senza la documentazione richiesta a Mosca.

«Per esempio, è possibile giudicare il signor Borodin in base agli articoli sul riciclaggio di denaro e sulla partecipazione a organizzazioni criminali», spiega Bertossa che cita il precedente dell’ex premier ucraino Pavlo Lazarenko condannato per riciclaggio in Svizzera di denaro sporco.

Intanto l’ex tesoriere del Cremlino avrebbe assicurato di essere pronto a rispondere alle domande dei magistrati svizzeri ma vorrebbe farlo da «uomo libero». Lo riferisce sabato l’agenzia Itar-tass citando l’ambasciatore russo a Washington.

L’ambasciatore Iuri Uchakov ha avuto un colloquio telefonico venerdì con Borodin, attuale segretario dell’Unione russo-bileorussa, sospettato di riciclaggio, e gli ha detto che Mosca e Minsk proseguono gli sforzi per ottenere la sua liberazione.

Sempre venerdì Mosca ha proposto alla Svizzera una specie di ‘baratto’: Borodin si presenterà ai magistrati svizzeri se loro revocheranno il mandato di cattura.

Ed anche il finanziere svizzero kosovaro Behgjet Pacolli consiglia a Pavel Borodin di recarsi a Ginevra per incontrare il giudice istruttore Daniel Devaud, che lo sospetta di riciclaggio. Secondo il padrone della Mabetex, «Borodin è caduto in una trappola. Adesso deve venire a Ginevra e rispondere alle domande del giudice. Può stare tranquillo», ha detto Pacolli. «Per quanto io sappia non hanno niente contro di lui».

In un’intervista al quotidiano italiano la Repubblica l’ex procuratore generale di Mosca Jurij Skuratov, riferendosi all’arresto negli Stati Uniti dell’ex tesoriere del Cremlino Pavel Borodin, ha affermato che «sono molti a tremare in questo momento a Mosca. Ma Borodin non farà mai tutti i nomi dei suoi complici».

Tra le persone che, secondo l’ex procuratore che per primo avviò le indagini su Borodin, «hanno di che aver paura» c’è anche Ieltsin e sua figlia Tatiana. Skuratov afferma che le manette scattate ai polsi dell’ex collaboratore di Ieltsin non lo sorprendono e che il suo arresto «si spiega anche con la sua arroganza», dal momento che ha intrapreso il viaggio per gli Stati Uniti, «sapendo benissimo del mandato di cattura emesso contro di lui». Secondo Skuratov, comunque, «l’arresto di Borodin è un avvenimento emblematico. Vuol dire che la corruzione ai più alti livelli si può (e si deve) combattere».

swissinfo e agenzie

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