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Rotta verso nuovi bilaterali con l’Unione europea

Soldati tedeschi alla frontiera polacco tedesca: associandosi agli accori di Schengen la Svizzera spera in una lotta più efficace contro la criminalità transnazionale Keystone

La Svizzera è pronta a intervenire contro la frode doganale e fiscale, ma vuole anche essere associata agli accordi di Schengen e Dublino sulla sicurezza e l'asilo. Questa la posizione del governo in vista di nuovi negoziati bilaterali con l'UE. Ma prima di tutto il Consiglio federale vuole un'intesa sul loro contenuto.

In occasione del primo incontro tra le delegazioni svizzera ed europea, il 19 gennaio scorso, l’Unione europea (UE) ha invitato il nostro paese a precisare le richieste in materia di giustizia, polizia e asilo. Si trattava soprattutto di sapere in che misura la Svizzera era pronta a compiere progressi nel dossier della frode doganale, ha spiegato mercoledì il ministro degli esteri Joseph Deiss.

Il Consiglio federale ha dunque precisato la sua posizione. Oltre alla frode doganale ha pure affrontato i temi della sicurezza e della fiscalità del risparmio. Proposte sono state trasmesse a Bruxelles. Joseph Deiss non ha voluto esprimersi sui particolari, prima che siano giunte a destinazione.

In questo modo – ha aggiunto Deiss – dovrebbe essere dimostrata la buona disponibilità della Svizzera. Egli non crede nell’ipotesi di un rifiuto categorico da parte dell’Unione europea (UE). Per contro – ha aggiunto – il Consiglio federale s’attende un accordo su un quadro generale dei negoziati.

Nella risposta all’attenzione della Commissione europea, il Consiglio federale ritiene «indispensabile» trovare quest’intesa preliminare. Una volta che le parti si saranno accordate sulla lista degli oggetti da prendere in considerazione e sulla via da seguire, i negoziati potranno iniziare al più presto. Le condizioni poste dalla Svizzera – ha precisato Deiss – sono assai semplici, proprio per poter avanzare in fretta.

Per lottare contro la criminalità transfrontaliera e il crimine organizzato «strettamente legato al problema dell’immigrazione illegale», il governo ritiene che la Svizzera e l’UE abbiano tutto l’interesse a rafforzare la cooperazione. In merito si parla di un accordo d’associazione a quello di Schengen (sicurezza) e di un accordo parallelo a quello di Dublino (asilo).

Questa cooperazione dovrebbe basarsi sui contenuti di Schengen. L’applicazione comporterebbe una riorganizzazione dei controlli delle persone alle frontiere. Una collaborazione rafforzata in materia di polizia e di giustizia – precisa il Consiglio federale – completerebbe la prossima applicazione dell’accordo sulla libera circolazione delle persone.

Per lottare contro la frode doganale e il contrabbando organizzato, il Consiglio federale è pronto a compiere progressi «sostanziali», ha sottolineato Joseph Deiss. Berna proporrà di rafforzare la collaborazione con l’UE anche nel caso in cui le merci non transitassero per la Svizzera. Le soluzioni previste devono essere poste in relazione con il rafforzamento della cooperazione di polizia e giudiziaria.

Infine, a proposito della fiscalità del risparmio, il Consiglio federale si dichiara disposto a cercare «il mezzo per rendere il meno attraenti possibile anche le transazioni intese ad aggirare un’eventuale regolamentazione europea». Il Consiglio federale ricorda che non prevede di rinunciare al segreto bancario.

A questi tre settori si aggiungeranno i «left overs» (dossier minori in sospeso). Il Consiglio federale è convinto che si potranno rapidamente intavolare negoziati sui prodotti agricoli trasformati, sulla liberalizzazione dei servizi o sulla formazione. Svizzera e UE – ha ancora ricordato Deiss – hanno infatti manifestato la volontà reciproca di agire in questo senso.

swissinfo e agenzie

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