Un ergastolo e pene fino a 18 anni nel processo per il pacco bomba
Il tribunale cantonale di San Gallo ha condannato all'ergastolo l'uomo che confezionò e spedì il pacco bomba che, nel 1996 a Buchs, uccise una tredicenne e ferì gravemente sua madre, cui era destinato l'ordigno esplosivo. Pene severe, di 18, 11 e 9 anni anche per gli altri tre imputati.
I quattro accusati – tutti svizzeri, fra cui il padre e lo zio della vittima – sono stati riconosciuti colpevoli di assassinio, rispettivamente istigazione e complicità. Il costruttore del pacco bomba, un 32enne meccanico di precisione, è stato giudicato colpevole di assassinio anche per l’uccisione di una donna di 66 anni, nel 1992 a Graz (Austria).
Al padre della vittima – che era il mandante – sono stati inflitti 18 anni di reclusione. Secondo il tribunale, egli sapeva che sarebbe stato commesso un assassinio, nel quale altre persone avrebbero potuto rimanere uccise o ferite. Suo fratello, che organizzò l’attentato, dovrà invece scontare nove anni dietro le sbarre. Per il tribunale sangallese, l’uomo agì su pressione del fratello, che minacciò di suicidarsi se la sua ex moglie non fosse stata eliminata.
Il 46enne pregiudicato che fornì la bomba a mano usata per fabbricare l’ordigno resterà in prigione per 11 anni. Il tribunale non ha creduto alle sue affermazioni, secondo cui egli credeva che la granata sarebbe stata utilizzata per pescare. La corte è invece convinta che sapesse perfettamente l’uso cui era destinata.
Il difensore del costruttore del pacco bomba ha immediatamente dichiarato che vuole ricorrere. Gli altri avvocati hanno detto che vogliono attendere le motivazioni scritte della sentenza, prima di pronunciarsi.
All’origine del dramma di Buchs c’erano dissensi fra i genitori della vittima, divorziati dal 1992. In particolare, gli ex coniugi si disputavano su questioni finanziarie e sul diritto di custodia della figlia. Il pacco fu spedito alla ex moglie il 14 novembre 1996 da Sargans. Quale mittente figurava una zia della destinataria. Quest’ultima, la mattina dopo, trovando strano il plico ricevuto, telefonò alla zia. Ma durante la conversazione la figlia aprì il pacco, che esplose. La ragazza e la madre rimasero gravemente ferite. La tredicenne morì nel pomeriggio in ospedale. La madre, oggi 37enne, porterà per tutta la vita i segni dell’attentato.
swissinfo e agenzie
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