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Vienna indaga su Dieter Bührle per un traffico d’armi verso l’Iran

Il mercante d'armi Dieter Bührle non è nuovo a inchieste su traffici illegali di materiale di guerra. Keystone

Dieter Bührle, che figura tra i più ricchi cittadini svizzeri, è nel mirino della giustizia austriaca. La procura di Korneuburg ha avviato un'indagine nei suoi confronti per presunto traffico d'armi verso l'Iran. Rischia fino a cinque anni.

Secondo i settimanali svizzero tedesco “Facts” e austriaco “Profil”, Bührle avrebbe esportato armi illegalmente verso l’Iran via l’Austria e la Slovacchia. La società zurighese Technology Trading Ltd (T&T), di cui Bührle è presidente del consiglio di amministrazione, avrebbe organizzato forniture di pezzi di ricambio per cannoni di 155 millimetri destinati all’Iran. L’industriale svizzero ha confermato, precisando però a “Facts” che l’affare con l’Iran si è svolto “nella più completa legalità”.

L’inchiesta delle autorità austriache sembra essersi improvvisamente accelerata la settimana scorsa, quando la polizia austriaca ha perquisito i locali della T&T nella sede di Eisenerz, in Stiria. Durante la perquisizione sono stati sequestrati numerosi documenti che ora sono al vaglio degli inquirenti. La procuratrice austriaca Sieglinde Puchner ha confermato che “un’inchiesta è stata aperta nei confronti del Dottor Bührle.” I reati ipotizzati sono «violazione della neutralità» e «violazione delle legge sull’esportazione di materiale bellico».

Secondo «Profil», l’inchiesta attuale è legata alla vicenda «Noricum», che era salita alla ribalta della cronaca negli anni ’80 e ’90. L’Austria si era ritrovata al centro di un grosso traffico d’armi che durante anni aveva illegalmente rifornito l’Iran. Alcuni dirigenti dell’impresa erano stati condannati per aver esportato cannoni verso Teheran, mentre l’ex cancelliere Fred Sinowatz e due ex ministri erano stati prosciolti. Dopo la chiusura della Noricum, Dieter Bührle aveva acquistato una licenza per la fabbricazione dei cannoni.

Si ricorderà che i doganieri austriaci avevano sequestrato nel febbraio del 1997 diverse casse di pezzi di ricambio destinati all’Iran nel porto di Krems sul Danubio e all’aeroporto di Vienna-Schwechat. Il contenuto delle casse non corrispondeva ai documenti d’accompagnamento. Secondo “Profil”, altro materiale allestito dalla T&T era invece partito sempre in quel periodo alla volta dell’Iran.

In Svizzera, la procura federale non aveva dato seguito a una denuncia inoltrata dalla Comunità di lavoro per il controllo degli armamenti e per il divieto dell’esportazione di armi. Secondo la giustizia elvetica, la legge sul materiale da guerra non era stata violata dalla T&T, perché il materiale in questione non aveva mai toccato il suolo svizzero.

Il mercante d’armi Dieter Bührle era stato condannato in passato per violazione della legge sul materiale di guerra. Il 27 novembre 1970 gli erano stati inflitti otto mesi con la condizionale e 20.000 franchi di multa. Tre suoi collaboratori erano stati pure condannati a pene da scontare da 15 a 18 mesi. Nonostante l’embargo decretato dal Consiglio federale nel 1963 avevano fornito armi al Sudafrica.

Mariano Masserini

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