A 500 anni dalla Disputa di Baden, Parmelin invita alla concordia
Cinquecento anni or sono la cosiddetta Disputa di Baden segnava la rottura definitiva tra cattolici e riformati, gettando le basi per una Svizzera divisa in due confessioni.
(Keystone-ATS) Nella gremita Stadtkirche della cittadina argoviese il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha invece celebrato la capacità di convivere con le differenze, cercando di trasformare un antico conflitto in una lezione di dialogo e democrazia.
Il capo del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR) ha tenuto un discorso bilingue, in tedesco e francese, di fronte a una platea che ha riempito ogni spazio della chiesa cittadina. “La Disputa di Baden – ha ricordato il 66enne – fu un tentativo fallito di trovare un accordo. Gli studiosi di allora cercavano la contrapposizione, non il consenso. Così nacque un fossato che segna la Svizzera ancora oggi”.
Nel maggio e giugno del 1526, circa 200 persone discussero a Baden delle verità teologiche e dei fondamenti della fede cattolica e riformata. L’obiettivo era l’unificazione, ma non fu raggiunto: nacquero due chiese nazionali e con esse una frattura che per secoli ha attraversato famiglie, cantoni e istituzioni.
“Per questo il giubileo è importante”, ha sottolineato Parmelin. “Per celebrare la riconciliazione. La capacità di tollerare le differenze, di vivere la diversità e di trarre forza dagli opposti”. Il presidente della Confederazione ha poi collegato la lezione del passato alle sfide del presente: guerre, crisi globali e accelerazione tecnologica. “In tempi come questi, il consenso spesso si sgretola. Perciò servono moniti: restare fedeli ai fatti, coltivare i nostri valori senza negare quelli altrui”.
L’esponente UDC ha concluso con un messaggio di speranza: “A volte ci vuole tempo perché i fossati si richiudano, perché la giustizia si affermi, perché la pace arrivi. Ma è sempre giusto lavorare in questa direzione”.
Dello stesso tenore è stato l’intervento dell’ex consigliera federale argoviese Doris Leuthard, membro del comitato d’onore del giubileo. “Attraverso la Disputa di Baden l’umanità ha imparato che la disputa, la ricerca di risposte, lo scambio sono una via migliore per risolvere i conflitti rispetto alla guerra”, ha detto.
La 63enne ha poi delineato un quadro di grande trasformazione: “Siamo indubbiamente alla soglia di un nuovo ordine mondiale”. Cambiamenti che generano insicurezza e disorientamento, ma – ha aggiunto – c’è anche speranza: “Esistono valori etici comuni, standard e atteggiamenti riconosciuti in tutto il mondo che possono fungere da base”. Il suo augurio: “Abbiate il coraggio di avvicinarvi passo dopo passo al sogno di una politica mondiale pacifica, di un’economia globale giusta e di un diritto internazionale forte”.
La cerimonia è stata preceduta da un culto ecumenico. La presidente della Chiesa evangelica riformata Svizzera Rita Famos ha ricordato le asprezze di mezzo millennio fa: “Ci si scambiava accuse di demonizzazione da entrambe le parti. Invece dell’unità, è scoppiata la guerra. Oggi stiamo insieme qui. Il cammino è stato duro, ma abbiamo imparato che servono riconciliazione, convivenza e amore. Senza amore, la Chiesa perde credibilità. La diversità non è una minaccia: è il motore del cambiamento, se guidata dall’amore”.
Il vescovo Felix Gmür, dal canto suo, ha sottolineato la necessità di scambio tra tutte le confessioni e visioni del mondo per costruire la pace. Al termine del culto, l’assemblea ha intonato il “Canto della pace di Baden” composto appositamente per l’anniversario. I festeggiamenti sono stati arricchiti da esibizioni di portabandiera, una cantante lirica, ballerine classiche e breakdancer. L’evento ha concluso un programma giubilare durato diverse settimane, che ha incluso dibattiti e mostre.