Accordi Svizzera-UE: opinioni diverse degli esperti sul referendum
La questione del referendum facoltativo o obbligatorio sul pacchetto di accordi Svizzera-UE è complessa, secondo tre professori di diritto. Sull'obbligatorietà può sussistere un conflitto tra gli accordi e la Costituzione. È quanto è emerso da un'audizione pubblica.
(Keystone-ATS) Cinque esperti di diritto europeo sono stati ascoltati per diverse ore dalla Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati (CIP-S). Di norma, tali audizioni si svolgono a porte chiuse. L’occasione rappresentava quindi un’eccezione. La questione su quale tipo di referendum applicare ai trattati internazionali è stata al centro della mattinata.
Per Astrid Epiney, professoressa di diritto europeo all’Università di Friburgo, i cosiddetti “Bilaterali III” non rappresentano un’adesione a un’organizzazione sovranazionale. Non richiedono quindi un referendum obbligatorio. A suo avviso, un referendum facoltativo è giuridicamente ammissibile.
Quanto al “referendum obbligatorio sui generis” in materia di trattati internazionali, che riguarda il diritto costituzionale non scritto, la professoressa vi si oppone. Ciò aprirebbe la porta a un’incertezza giuridica e a un rischio di pregiudizio se si evidenziasse il carattere di “importanza particolare” di un accordo per giustificare il referendum obbligatorio.
Dal canto suo, Andreas Glaser, professore di diritto pubblico e amministrativo all’Università di Zurigo, è favorevole al referendum obbligatorio. Il pacchetto Svizzera-UE ha una portata quasi costituzionale, include un recepimento dinamico del diritto dell’Unione europea, un meccanismo di arbitrato con la Corte di Giustizia dell’UE e talune disposizioni che potrebbero entrare in conflitto con la Costituzione federale.
Disposizioni transitorie?
Stefan G. Schmid, professore di diritto costituzionale all’Università di San Gallo, condivide entrambe le opinioni. La scelta di un referendum obbligatorio non si fonda su basi solide poiché il criterio di “importanza politica” non è giuridicamente determinante. Ma anche Schmid ha rilevato possibili conflitti con la Costituzione.
A suo parere, una soluzione giuridicamente possibile, ma politicamente delicata, sarebbe modificare la Costituzione integrando direttamente l’approvazione degli accordi, tramite disposizioni transitorie. Ciò richiederebbe la doppia maggioranza del popolo e dei Cantoni.
Altri due professori, lo storico Oliver Zimmer e il politologo Adrian Vatter, sono stati anch’essi ascoltati dalla commissione. Hanno sottolineato in particolare le conseguenze della scelta del tipo di referendum sulla fiducia popolare, l’equilibrio federalista e la legittimazione democratica.
Al termine dell’audizione, la CIP-S non ha preso alcuna decisione sulla questione del referendum. In una prossima seduta ascolterà la posizione del Consiglio federale. Quest’ultimo, il 13 marzo scorso, ha adottato il messaggio sui Bilaterali III e lo ha trasmesso al Parlamento. Basandosi su un parere legale, il Governo si è espresso a favore del referendum facoltativo. L’ultima parola su questa questione spetta comunque alle Camere federali.