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Una cinquanta di annegamenti all’anno: in Svizzera, la passione per l’acqua non è priva di rischi

Lago di Neuchâtel
Un cartello su una spiaggia di Neuchâtel indica che la balneazione non è sorvegliata e fornisce alcune norme di sicurezza. Ogni anno si verificano circa cinquanta annegamenti nelle acque svizzere, soprattutto nei fiumi e nei laghi. Keystone / Anthony Anex

Cercare rinfresco nei laghi e nei fiumi è una delle attività più amate dalla popolazione svizzera. Ma i rischi sono talvolta sottovalutati. Ogni anno nel Paese si registrano circa 50 decessi per annegamento. Ecco le principali caratteristiche del fenomeno.

Fare paddle partendo da una delle numerose spiagge del lago di Neuchâtel, lasciarsi trasportare dalla corrente dell’Aare costeggiando il centro storico di Berna o tuffarsi nelle acque turchesi della Verzasca in Ticino: grazie alla presenza di numerosi corsi d’acqua accessibili e puliti, gli sport e le attività acquatiche sono quasi imprescindibili durante l’estate in Svizzera.

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Dietro questa immagine idilliaca si nasconde però una realtà meno rassicurante. Secondo le statistiche dell’Ufficio prevenzione infortuniCollegamento esterno (UPI), ogni anno si registrano circa 13’000 incidenti legati alla balneazione e quasi una cinquantina di persone perdono la vita per annegamento nelle acque svizzere.

Lo scorso anno le vittime sono state 43, un dato leggermente inferiore alla media. Sebbene sia ancora presto per trarre conclusioni definitive, il bilancio dell’estate 2026, segnata da una forte ondata di calore, potrebbe risultare più pesante. Alla fine di luglio, la Società svizzera di salvataggio (SSS) aveva già rilevato un numero di annegamenti superiore a quello registrato nello stesso periodo del 2024 e del 2025.

Il rischio aumenta con il caldo

Da allora le temperature sono rimaste elevate e le precipitazioni scarse. “Esiste una correlazione tra temperature elevate e annegamenti mortali”, ricorda David Burkhardt, responsabile del dossier Sicurezza acquatica presso l’UPI. Durante la storica canicola del 2003, quasi 90 persone annegarono in Svizzera. Più recentemente, il record negativo risale al 2022 con 66 vittime.

Una tendenza osservata anche all’estero. In giugno la Germania ha registrato il più alto numero di annegamenti dal 2003, mentre in Francia, secondo la ministra dello sport, i dati sono altrettanto preoccupanti: tra il 19 giugno e il 10 luglio il numero di persone morte affogate è stato quasi il 20% superiore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

In questo contesto, ecco cinque aspetti chiave da conoscere sugli annegamenti in Svizzera.

1. Gli annegamenti sono relativamente rari nel confronto internazionale

Nonostante la grande popolarità della balneazione in acque libere, la Svizzera presenta un tasso di annegamenti basso rispetto alla media internazionale. Secondo gli ultimi dati disponibili, il Paese registra circa 0,5 decessi per annegamento ogni 100’000 abitanti, contro quasi 4 a livello mondiale. Le Nazioni Unite stimanoCollegamento esterno che ogni anno oltre 300’000 persone perdano muoiano affogate nel mondo, di cui quasi un quarto sono bambini piccoli.

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Tuttavia, secondo David Burkhardt, il confronto non è particolarmente significativo. “La Svizzera si trova in una situazione di partenza diversa rispetto a molti altri Stati”, sottolinea.

I Paesi a basso reddito, per esempio, presentano generalmente un tasso di annegamento triplo rispetto a quelli ad alto reddito. Tra le possibili spiegazioni figurano una minore diffusione delle misure di prevenzione, dei servizi di soccorso e delle infrastrutture di sicurezza, oltre a un accesso più limitato all’insegnamento del nuoto.

Per l’esperto, è quindi più utile analizzare nel dettaglio gli incidenti che avvengono in Svizzera per poterli prevenire in modo efficace.

2. Nove annegamenti su dieci avvengono in laghi e fiumi

Come in molti altri Paesi, la stragrande maggioranza degli annegamenti si verifica in acque libere, dove le condizioni sono spesso più difficili. “Correnti, temperatura dell’acqua, visibilità ridotta, distanze maggiori e, in generale, una minore sorveglianza”, riassume Burkhardt.

Nella Confederazione quasi la metà degli annegamenti avviene nei fiumi e oltre il 40% nei laghi, proporzioni simili a quelle osservate in GermaniaCollegamento esterno. In Francia, invece, più del 40% dei casi si registra in mare, mentre il 16% avviene nelle piscine privateCollegamento esterno.

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Esistono differenze significative tra i cantoni, ma secondo gli specialisti queste riflettono soprattutto la presenza di specchi d’acqua sul territorio e non necessariamente un livello di pericolosità più elevato.

Il canton Berna concentra quasi il 20% degli annegamenti, pari a una decina di casi all’anno, seguito dal canton Zurigo con circa sei vittime annue. Entrambi dispongono di fiumi balneabili in un contesto urbano, rispettivamente l’Aare e la Limmat. Questo fattore incide sul numero degli incidenti.

In proporzione alla popolazione, il cantone più colpito resta però il Ticino. Pur ospitando soltanto il 4% degli abitanti del Paese, rappresenta il 9% degli annegamenti, circa cinque casi all’anno. Secondo i calcoli di Swissinfo, il tasso medio registrato negli ultimi dieci anni sfiora 1,3 decessi per 100’000 abitanti, oltre il doppio della media nazionale.

3. Sempre meno bambini, sempre più anziani

Gli uomini, in particolare quelli nella fascia dei 20 anni, costituiscono il gruppo più esposto. Gli esperti della prevenzione attribuiscono questo dato a una maggiore propensione ai comportamenti a rischio, talvolta aggravata dal consumo di alcol, e a una minore supervisione da parte degli adulti dopo l’adolescenza.

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>> Dai nostri archivi: intervista a Reto Abächerli, esperto di prevenzione degli infortuni:

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Tra il 2000 e il 2024, il tasso di annegamento dei bambini piccoli si è dimezzato in Svizzera, passando da 0,24 a 0,12. Lo scorso anno due bambini sono morti per annegamento e gli enti attivi nella prevenzione puntano ad azzerare questo numero entro il 2030.

Il tasso di annegamento tra le persone che hanno più di 70 anni supera ormai da tempo quello dei bambini sotto i cinque anni. Negli ultimi 20 anni il dato è cresciuto da 0,44 a 0,83. Secondo l’UPI, ciò riflette sia l’invecchiamento della popolazione sia la crescente partecipazione delle persone anziane alle attività acquatiche.

Sebbene in Svizzera questa inversione delle curve tra bambini e anziani sia nota da tempo, a livello mondiale si è verificata solo pochi anni fa.Collegamento esterno

4. Quasi la metà delle vittime è di nazionalità straniera

Le turiste e i turisti stranieri rappresentano il 14% di tutti i casi di annegamento mortale. Una quota considerata sovrarappresentata da David Burkhardt, dato che la loro esposizione alle attività acquatiche è presumibilmente inferiore rispetto a quella della popolazione residente.

“Riteniamo che ciò sia legato, ad esempio, al fatto che queste persone conoscono meno bene i pericoli specifici dei corsi d’acqua locali, poiché conoscono poco questo ambiente e non hanno familiarizzato fin dall’infanzia con i suoi rischi specifici”, spiega l’esperto dell’UPI.

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Anche le e i residenti stranieri risultano sovrarappresentati: costituiscono poco meno di un terzo delle vittime, pur rappresentando circa un quarto della popolazione.

Tra i fattori che potrebbero contribuire a questa situazione figurano una diversa esperienza del rapporto con l’acqua, un accesso più limitato alle informazioni a causa delle barriere linguistiche, competenze natatorie meno sviluppate o semplicemente una diversa cultura della balneazione, ad esempio una minore familiarità con il nuoto nei fiumi.

Burkhardt invita tuttavia a evitare generalizzazioni: la nazionalità non è di per sé un fattore di rischio. “Questo dipende innanzitutto dall’esposizione e dalla situazione in cui ci si trova, e successivamente dal comportamento adottato in quella situazione”, riassume.

5. La Svizzera punta sulla prevenzione e sulla responsabilità individuale

Il numero di persone morte affogate è diminuito drasticamente negli ultimi decenni. Fino al 1975 il Paese registrava regolarmente oltre 200 vittime all’anno, nonostante una popolazione inferiore a quella attuale.

“Questo lascia pensare che gli sforzi di prevenzione stiano dando risultati”, osserva Christoph Merki, portavoce della Società svizzera di salvataggio.

La SSS adotta una strategia preventiva molto ampia: pubblica materiale informativo in 14 lingueCollegamento esterno, promuove le competenze legate al nuoto e alla sicurezza acquatica, organizza campagne di sensibilizzazione e installa pannelli informativi lungo le rive in collaborazione con altre organizzazioni.

Finora, la Confederazione ha mostrato una propensione limitata a intervenire direttamente. L’ultimo atto parlamentareCollegamento esterno sul tema, presentato nel 2023 dal deputato socialista Baptiste Hurni, ha ricevuto dal Governo una risposta che riaffermava il principio della responsabilità individuale, oltre al ruolo delle autorità locali e delle organizzazioni specializzate.

Nel frattempo, a livello federale si discute della possibile soppressione delle tre ore settimanali obbligatorie di educazione fisica nelle scuole, una misura contestata sia dalle organizzazioni sportive sia da quelle attive nella prevenzione. Per David Burkhardt resta infatti fondamentale “mantenere elevate competenze natatorie, garantendo a tutti i bambini la possibilità di seguire corsi di nuoto”.

Articolo a cura di Samuel Jaberg

Tradotto dal francese e verificato da Daniele Mariani

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