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Addio a Lindsay Kemp, il creatore di sogni

L'artista britannico Lindsay Kemp durante uno dei suoi spettacoli. KEYSTONE/EPA EFE/PEDRO PUENTE HOYOS sda-ats

(Keystone-ATS) Artista straordinario e uomo dal personalissimo carisma. Danzatore, prima di tutto (”danzo perché è la mia vita”, usava dire). Poi clown, marionettista, pittore, poeta, performer di fama internazionale e icona di più di una generazione.

È davvero difficile dare un’unica definizione di Lindsay Kemp, coreografo, attore, ballerino, mimo e regista britannico, morto oggi a 80 anni a Livorno, città toscana che aveva eletto a sua dimora. Trasformista senza distinzione di ruoli tra donna, uomo, elfo o marionetta, a ricordarlo, la prima immagine che torna alla mente è quella del suo volto imbiancato di cerone alla Pierrot, sul quale, con un tocco di grazia appena, dal nulla sbocciava un nuovo onirico universo.

Proprio questo, forse, era il grande genio e talento di Kemp, l’abilità di creare nuovi sogni da immaginare e attraversare, a prescindere dai dettami dell’arte e dei generi. Nato il 3 maggio 1938 a Cheshire, sull’isola di Lewis in Inghilterra (”ma quando torno lì, oggi, mi sento uno straniero”, raccontava recentemente), Kemp si era avvicinato alla danza nonostante l’opposizione della madre. Leggenda narra che fosse stato cacciato dall’Accademia navale per aver interpretato una Salomè ricoperto solo di carta igienica (”e il problema era lo spreco di carta”, ironizzava).

Negli anni ’70 il coreografo incontrò un giovane David Bowie, di cui si innamorerà follemente, e che farà suo allievo lasciando un segno indelebile con la messa in scena dei concerti Ziggy Stardust. È la prima di una bellissima galleria di amicizie e collaborazioni, che negli anni conterà anche Mick Jagger, Rudolf Nureyev (in ”Valentino”), Peter Gabriel, fino a Kate Bush per il video di The Red Shoes.

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