La Svizzera cerca di conciliare la lotta alla criminalità con le minacce al settore della privacy digitale
La Svizzera è un polo globale per i servizi Internet che garantiscono privacy e sicurezza. Tuttavia, l’aumento delle minacce derivanti dalla criminalità informatica lo sta costringendo a valutare come bilanciare i benefici economici di questo fiorente settore tecnologico con la necessità di monitorare potenziali attacchi da parte di criminali, Stati ostili e organizzazioni terroristiche.
La Svizzera è nota per la sua abilità a mantenere i segreti, e non soltanto sui conti bancari delle persone abbienti.
Questa nazione di nove milioni di abitanti si è silenziosamente costruita una posizione di primo piano in un settore globale che fornisce strumenti di crittografia online, consentendo alla sua clientela di celare le proprie attività sia dagli sguardi indiscreti di potenziali aggressori sia dalle forze dell’ordine.
La reputazione del Paese in materia di privacy, sancita dalla Costituzione, è stata sfruttata dalle aziende per promuovere i propri prodotti. Proton AG, una società di servizi con sede a Ginevra, per esempio, dichiara che i propri servizi sono “sostenuti dalle leggi svizzere sulla privacy”. Le sue offerte spaziano dalla posta elettronica crittografata all’archiviazione nel cloud e all’intelligenza artificiale.
Eppure, a oltre dieci anni dalla sua fondazione, l’azienda è solo una delle tante che si oppongono alla proposta di modifiche legislative, le quali, a suo dire, andrebbero a minare la fiducia della clientela e i benefici economici del settore. Per questa ragione, Proton dice di aver sospeso qualunque piano di investimento in ulteriori infrastrutture nel Paese.
Nel 2025, la Svizzera ha proposto di rivedere la propria Ordinanza sulla sorveglianza della corrispondenza postale e del traffico delle telecomunicazioniCollegamento esterno per chiarire gli obblighi dei fornitori di servizi Internet nelle indagini penali, ove le piattaforme più grandi potrebbero essere soggette a requisiti di conservazione dei dati e di cooperazione simili a quelli degli operatori di telecomunicazioni tradizionali.
“Non è solo questione di capire se la Svizzera indebolirà le proprie barriere a tutela della privacy”, ha dichiarato a Swissinfo Raphael Auphan, direttore operativo di Proton. “Ma anche di valutare se perderà le aziende digitali che qui sono cresciute e hanno prosperato, diffondendo nel mondo i valori svizzeri in materia di privacy”.
Sebbene Auphan abbia un evidente interesse commerciale nel dibattito, la Svizzera deve trovare un equilibrio tra voci come la sua, a favore della tradizionale tutela della privacy, da un lato e le crescenti capacità tecnologiche e i pericoli rappresentati da criminali o potenze ostili pronte a sfruttarle, dall’altro. Tale dilemma accomuna tutte le democrazie liberali: l’Unione Europea, gli Stati Uniti e il Regno Unito stanno tutti trovando modi per affrontare le nuove minacce.
Negli ultimi cinque anni, il numero di crimini informatici segnalati dalla polizia svizzera è quasi triplicato, raggiungendo circa 65’000 casi nel 2025, come mostrano i dati dell’Ufficio federale di cibersicurezzaCollegamento esterno; il governo ha reagito a questo boom rivedendo la normativa sulle comunicazioni digitali.
Interesse pubblico vs. spinte commerciali
Ciò potrebbe significare che alcuni fornitori dovranno raccogliere più dati sulla propria clientela, così da facilitare alle autorità lo svolgimento di eventuali indagini penali. Allo stesso tempo, la Svizzera non può ignorare le preoccupazioni di aziende come Proton, che è cresciuta fino a diventare la più grande azienda europea nel settore della tecnologia per la privacy, con oltre 100 milioni di utenti in tutto il mondoCollegamento esterno.
Secondo Christopher KunerCollegamento esterno, professore associato di diritto della protezione dei dati e della privacy all’Università di Copenaghen, l’opposizione e le minacce di delocalizzazione da parte delle aziende possono essere viste come motivate sia da preoccupazioni di interesse pubblico sia da spinte commerciali. Nel frattempo, il continuo aumento dei dati digitali aggrava la situazione.
“Ci sono molti fattori alla base di questo fenomeno […], inclusi i timori di attacchi da parte di hacker russi e di altre nazionalità, la crescente minaccia alla sicurezza informatica e la deplorevole convinzione che la privacy sia, in una certa misura, superflua”, ha affermato Kuner, che dagli anni ’90 è impegnato nello sviluppo e nella ricerca nel campo della protezione globale dei dati.
Il peso della tecnologia svizzera
Sebbene le aziende operanti nel settore della tecnologia per la privacyCollegamento esterno siano sparse tra Stati Uniti, Regno Unito, Germania e persino Cina, diversi aspetti hanno aiutato la Svizzera, per quanto piccola, a ottenere risultati di un certo peso.
Al centro di tutto c’è l’articolo 13 della Costituzione federaleCollegamento esterno, che sancisce il diritto alla privacy e alla protezione dei dati personali. Ciò fornisce a persone fisiche, aziende e altri soggetti una solida base giuridica per opporsi alla sorveglianza statale. In confronto, la tutela della privacy negli Stati Uniti non è specificata esplicitamente nella Costituzione, ma deriva da interpretazioni di aree spesso marginali presenti in diversi emendamenti.
Al di là degli statuti ufficiali, la lunga tradizione di riservatezza della Svizzera ne rafforza l’attrattiva per chi è alla ricerca dell’anonimato. Sebbene il sistema bancario svizzero abbia dovuto incrementare la propria trasparenza per conformarsi alle norme internazionali a seguito di accuse di occultamento di denaro sporco, la sua reputazione persiste, aiutando le aziende a instaurare un rapporto di fiducia con utenti di tutto il mondo.
Inoltre, una politica secolare di neutralità e la scelta di evitare alleanze per la condivisione di informazioni di intelligence come i gruppi di nazioni “Five Eyes”, “Nine Eyes” e “Fourteen Eyes”, guidati dagli Stati Uniti, hanno contribuito a rafforzare l’immagine del Paese come giurisdizione indipendente al riparo dallo spionaggio.
Anzi, Auphan fa risalire il successo della Svizzera come polo per la privacy alle rivelazioni del 2013 da parte di Edward Snowden, collaboratore dell’Agenzia per la Sicurezza Nazionale statunitense (NSA), riguardo alla sorveglianza di massa da parte dei servizi di spionaggio americani. Le sue parole hanno portato a un’impennata nella domanda di email crittografate, VPN che nascondano la posizione e l’identità degli utenti e altri strumenti sicuri per le comunicazioni e la gestione dei dati.
Da allora, aziende locali come Proton, Threema e Nym hanno saputo trarre vantaggio dalle preoccupazioni relative alla privacy digitale, espandendosi rapidamente e conferendo alla Svizzera un vantaggio competitivo nel settore.
Molte citano espressamente la giurisdizione svizzera nelle proprie campagne di marketing, come ad esempio Tresorit, operatore specializzato in archiviazione nel cloud e strumenti di collaborazione crittografati, il quale afferma di essere immune da una legge statunitense del 2018 che consente alle forze dell’ordine, tramite mandato, di obbligare le aziende con sede negli Stati Uniti a consegnare i dati archiviati sui server anche se le apparecchiature si trovano all’estero. La società di servizi informatici InfomaniakCollegamento esterno, invece, si presenta come fornitore di un “cloud sovrano svizzero”.
“Per le aziende attente alla privacy, la vera differenza spesso risiede nei valori svizzeri tradizionali: stabilità giuridica, procedure efficienti e prevedibili, rispetto dei limiti legali e una cultura di grande cautela nel trattamento delle informazioni sensibili, ha affermato Sylvain Métille, professore associato all’Università di Losanna specializzato in protezione dei dati, diritto digitale, sicurezza informatica e sorveglianza governativa, aggiungendo che questo aspetto è più significativo di qualsiasi distinzione presente nelle leggi.
Nuove pressioni sulla privacy
I tentativi delle autorità di regolamentazione di stare al passo con i progressi tecnologici sono iniziati subito dopo il boom del settore della privacy locale, circa dieci anni fa. In un contesto caratterizzato da una maggiore sorveglianza in Paesi come GermaniaCollegamento esterno e FranciaCollegamento esterno, nel 2016 la Svizzera ha adottato una versione rivista della Legge federale sulla sorveglianza della corrispondenza e del traffico delle telecomunicazioni e della Legge sulle attività informative, ampliando la raccolta di dati a fini probatori nei casi penali e di sicurezza nazionale.
Tuttavia, l’ambiguità sul fatto che le norme si applicassero alle aziende tecnologiche tanto quanto agli operatori di telecomunicazioni tradizionali ha portato ad anni di controversie, tra cui quella tra le autorità e Threema. Secondo Auphan, Proton ne è stata esente perché non era considerata un fornitore di telecomunicazioni importante e il 95% degli utenti di Proton Mail si trovava al di fuori della Svizzera.
Le leggi nate in un’epoca passata appaiono “obsoleteCollegamento esterno” alla luce dell’evoluzione tecnologica, ha scritto Monika Simmler, professoressa di diritto penale e della sorveglianza all’Università di San Gallo.
Nel frattempo, le richieste da parte della polizia e di altre agenzie sono in rapido aumento. Le richieste di dati rivolte al Servizio di sorveglianza postale e delle telecomunicazioni hanno registrato un aumento di oltre il 30% nel 2025Collegamento esterno.
Lo scorso anno il governo svizzero ha proposto alcune modificheCollegamento esterno all’Ordinanza sulla sorveglianza della corrispondenza postale e del traffico delle telecomunicazioni al fine di chiarire gli obblighi dei fornitori di servizi Internet. Secondo la bozza, questi ultimi dovranno sottostare a requisiti sempre più rigorosi in materia di conservazione dei dati e di collaborazione, a seconda delle loro dimensioni. Se hanno più di un milione di utenti o generano un fatturato superiore a 100 milioni di franchi per due anni consecutivi in Svizzera, saranno soggetti a norme simili a quelle applicate agli operatori di telecomunicazioni tradizionali.
Le reazioni
La bozza ha scatenato la reazione immediata delle aziende tecnologiche e dei gruppi per i diritti digitali. Il dibattito in seno all’Assemblea federale ha messo in luce le tensioni tra la salvaguardia dell’ecosistema svizzero delle tecnologie per la privacy e il consolidamento dei poteri investigativi per garantire la pubblica sicurezza.
La senatrice svizzera Johanna Gapany ha avvertitoCollegamento esterno: “Se vogliamo mantenere la nostra autonomia e indipendenza nello sviluppo digitale e nell’intelligenza artificiale, abbiamo chiaramente bisogno che le aziende specializzate in tecnologie per la privacy rimangano in Svizzera”.
D’altra parte, il capo del Dipartimento federale di Giustizia Beat Jans ha ribattutoCollegamento esterno che le forze dell’ordine devono conservare la capacità di ottenere e tracciare legalmente i dati delle comunicazioni quando si trovano ad affrontare indagini sul terrorismo e sulla criminalità organizzata grave, sottolineando che “non si tratterebbe di un’operazione di sorveglianza statale su larga scala”.
Secondo il professor Métille , esiste un legittimo interesse pubblico nella raccolta di determinati tipi di dati, in particolare nei casi di grave criminalità e di sicurezza nazionale, ma i progressi tecnologici non dovrebbero costituire una scusa per intensificare la sorveglianza. I governi devono illustrare lo scopo e la base giuridica delle misure adottate ed essere aperti al controllo da parte di organismi di supervisione indipendenti dotati del potere di prevenire gli abusi.
La concorrenza da altre giurisdizioni
Per mitigare quello che considera un rischio per la propria attività, Proton sta diversificando la propria base e le proprie infrastrutture in diversi Paesi europei, anziché fare affidamento solo sulla Svizzera.
Alcuni Paesi, poi, si stanno dando da fare per trasformarsi in giurisdizioni favorevoli alla tutela della privacy.
L’Islanda ha implementato il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) dell’UE nonostante non faccia parte dell’Unione, ha rafforzato la propria sovranità sui dati e ha investito in infrastrutture per la sicurezza informatica. A maggio, PrivadoVPN ha trasferito lì la propria sede legaleCollegamento esterno, grazie ai requisiti meno rigidi imposti alle VPN in materia di registrazione dei dati della propria clientela.
Nel frattempo, l’Estonia ha sviluppato un sistema di identità digitale e una piattaforma sicura per lo scambio di dati. Questo ha portato alla nascita di aziende specializzate in sicurezza e autenticazione come Guardtime, Cybernetica e Veriff, che hanno reso il Paese un importante polo tecnologico.
Tale concorrenza non fa che aumentare le pressioni sulle autorità svizzere affinché trovino il giusto equilibrio.
“La sfida è mantenere la Svizzera come giurisdizione leader affidabile per i servizi digitali e l’innovazione”, ha affermato Métille, “senza trasformarla in un rifugio sicuro per attività chiaramente illegali”.
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