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Milioni di dollari legati al caso Magnitsky lasciano la Svizzera 

Denis Katsyv, cittadino russo.
Denis Katsyv, un cittadino russo coinvolto in un grave caso di frode fiscale ai danni del fisco russo, ha prelevato i fondi che deteneva presso la banca svizzera UBS e ne ha trasferito la maggior parte a istituti bancari in Israele e in Armenia. SWI swissinfo.ch

Un cittadino russo che deteneva fondi legati a un caso di frode fiscale internazionale in conti svizzeri ha trasferito almeno 6 milioni di franchi all’estero. Secondo la nostra inchiesta, una recente sentenza del Tribunale federale avrebbe potuto portare alla confisca di parte di quel denaro.

Il 12 febbraio Denis Katsyv, cittadino russo coinvolto in un grave caso di frode fiscale ai danni del Fisco russo, ha prelevato buona parte dei fondi che deteneva presso la banca svizzera UBS e li ha trasferiti presso istituti bancari in Israele e Armenia.

In totale il denaro trasferito sui suoi conti personali all’estero ammonta a circa 5,5 milioni di franchi. Altri 500’000 franchi circa sono stati trasferiti su un conto aziendale svizzero. Non è chiaro se quel denaro si trovi ancora in Svizzera.

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I fondi che Katsyv deteneva nei suoi conti bancari personali e aziendali presso UBS e il gruppo Edmond de Rothschild erano stati congelati durante le indagini sul caso Magnitsky, una frode fiscale di cui Katsyv risultava tra i beneficiari. All’epoca ammontavano complessivamente a 8,2 milioni di dollari.

Nel 2021 il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha di fatto chiuso il caso, stabilendo che il conto di Katsyv era contaminato da una parte di denaro ottenuto illegalmente e disponendo la confisca definitiva dell’1% di tali fondi, pari a 78’000 dollariCollegamento esterno. Il ricorso presentato contro tale decisione è stato respinto nel 2023, ma Katsyv ha continuato ad avere libero accesso al restante 99% dei fondi presenti nei suoi conti svizzeri.

Denis Katsyv, figlio di un alto funzionario della regione di Mosca.
Denis Katsyv, figlio di un alto funzionario della regione di Mosca. DM

Il trasferimento di febbraio è avvenuto appena due mesi dopo un’importante sentenza del Tribunale federale svizzeroCollegamento esterno su un ricorso presentato da una società appartenente a Katsyv che avrebbe potuto portare alla confisca di ulteriori fondi.

La sentenza del 5 dicembre 2025 ha dichiarato “incostituzionale” il metodo utilizzato dall’MPC per calcolare gli importi dei fondi collegati al caso Magnitsky da confiscarsi in via definitiva. Il Tribunale ha quindi ordinato un ricalcolo.

Ci si chiede quindi perché UBS abbia permesso a Katsyv di trasferire i propri fondi fuori dalla Svizzera dopo la sentenza. Come mai l’MPC non ha chiesto alla banca di congelare i conti fino a ricalcolo avvenuto?

Secondo gli avvocati interpellati da Swissinfo la sentenza ha lasciato molte questioni in sospeso, ma i fondi avrebbero dovuto essere sequestrati subito dopo la decisione e non avrebbero mai dovuto lasciare il Paese.

Thomas Rihm, avvocato con sede a Zurigo.
Thomas Rihm, avvocato con sede a Zurigo. Courtesy of Thomas Rihm

“A nostro avviso, il Ministero pubblico della Confederazione ha l’obbligo legale di sequestrare i beni sottoposti a contenzioso. Eventuali omissioni in tal senso potrebbero comportare una responsabilità statale o governativa nei confronti della Confederazione Svizzera”, ha affermato Thomas Rihm, avvocato di Zurigo.

L’indagine svizzera

La gestione del caso Magnitsky da parte della Svizzera è tornata sotto i riflettori. Una sentenza del Tribunale federale e una risoluzione critica dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE) stanno sollevando nuovi interrogativi sulla sua risposta al riciclaggio di denaro.

>>L’articolo completo su come la gestione del caso Magnitsky da parte della Svizzera sia tornata sotto i riflettori.

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Illustrazione: SWI swissinfo/ Kai Reusser

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Il caso Magnitsky risale al 2007, quando un gruppo di cittadini russi che avevano legami con alti funzionari e funzionarie del Paese sottrasse 230 milioni di dollari al Tesoro russo.

I fondi furono trasferiti tramite una rete di società di comodo e banche europee. Sergei MagnitskyCollegamento esterno, avvocato della Hermitage Capital, smascherò la frode e testimoniò contro le persone coinvolte. In seguito venne arrestato e fu poi trovato morto in circostanze sospette in una prigione russa.

I presunti beneficiari della frode sono stati inseriti negli elenchi delle sanzioni internazionaliCollegamento esterno.

Nel 2011 Hermitage Capital, allora la principale società di gestione patrimoniale in Russia, ha presentato una denuncia penale in Svizzera. Il caso è diventato una delle prime indagini internazionali avviate da Hermitage sul riciclaggio dei proventi di quella frode.

A ciò hanno fatto seguito numerosi approfondimenti condotti negli Stati Uniti, in Francia, Spagna, Paesi Bassi, Lussemburgo e nei Paesi baltici.

A luglio del 2021, dopo 10 anni, l’MPC ha formalmente abbandonato il procedimento sul riciclaggio di denaroCollegamento esterno.

Nel corso dell’indagine, le autorità svizzere avevano congelato circa 18 milioni di franchi depositati su conti bancari controllati da tre cittadini russi che avevano tratto vantaggio dalla frode. Oltre a Katsyv, figlio di un alto funzionario della regione moscovita, erano coinvolti anche Vladlen Stepanov, allora sposato alla funzionaria del Fisco russo Olga Stepanova, e Dmitry Klyuev, un banchiere russo già condannato in Russia e che le autorità statunitensi hanno identificato come mente della frodeCollegamento esterno.

Nella sua decisione, l’MPC ha confermato che parte dei proventi della frode era finita nei conti bancari svizzeri dei tre cittadini russi e ha quindi ordinato la confisca di 4 milioni di franchiCollegamento esterno, restituendo i restanti 14 milioni ai titolari dei conti.

Questo perché, secondo il “metodo proporzionale” adottato dal Ministero, solo un quarto dei fondi congelati andava confiscato in via definitiva. L’approccio scelto si discosta però da quello applicato a casi analoghi in Europa e negli Stati Uniti, in cui le confische hanno interessato quote assai maggiori dei fondi riciclati.

Il metodo proporzionale si basa sull’idea che i proventi originari sarebbero stati “diluiti” tramite diversi livelli di transazioni. Per ogni “stratificazione”, il MPC ha stimato quale quota dei fondi potesse ancora essere ricondotta al reato presupposto, riducendo l’importo da confiscare di conseguenza.

La sentenza del Tribunale federale dello scorso dicembreCollegamento esterno ha ritenuto incostituzionale il metodo proporzionale utilizzato dall’MPC e ha chiesto un ricalcolo mediante metodi “correttivi intenzionaliCollegamento esterno” o “sedimentaliCollegamento esterno”.

L’approccio dell’MPC riguardo alla parte svizzera del caso Magnitsky è stato così ribaltato, cosa che avrebbe potuto portare alla confisca di una fetta maggiore dei beni di Katsyv, se nel frattempo questi non fossero stati trasferiti fuori dalla Svizzera.

La decisione del tribunale è stata accolta con favore dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE), che ha invitato la Svizzera a riconsiderare il suo metodo di calcolo proporzionale originarioCollegamento esterno.

Il 22 aprile l’APCE terrà una votazione conclusivaCollegamento esterno su una risoluzione che critica la gestione svizzera del caso MagnitskyCollegamento esterno.

Che fine ha fatto il denaro?

I dati delle transazioni esaminati da Swissinfo mostrano che a febbraio Katsyv ha spostato più di 6 milioni di franchi dai suoi conti presso UBS.

Un cittadino russo che deteneva in Svizzera fondi collegati a un caso di frode fiscale su scala mondiale ha trasferito almeno 6 milioni di franchi svizzeri dai propri conti presso UBS.
Un cittadino russo che deteneva in Svizzera fondi collegati a un caso di frode fiscale su scala mondiale ha trasferito almeno 6 milioni di franchi svizzeri dai propri conti presso UBS. Manuel Geisser / Keystone

Una parte dei fondi è stata versata a una società finanziaria registrata in Armenia. Due bonifici, rispettivamente di 338’569 e 185’000 franchi, sono stati inviati dal conto privato di Katsyv presso UBS a un conto della Swiss Inсore Bank AG intestato a questa società armena, con un possibile ulteriore accredito sul conto della società presso l’Evocabank di Yerevan, anch’esso menzionato nel bonifico. La causale del pagamento faceva riferimento a una “ricarica del saldo del cliente LMC [Denis Katsyv]”. Incore Bank è una banca svizzera di transazione per le imprese che si concentra sul mercato elvetico e internazionale. Non è chiaro se, in seguito a quella transazione, i fondi siano rimasti in Svizzera oppure no. Incore Bank, contattata da Swissinfo, ha risposto che la legge svizzera le vieta di “divulgare informazioni riguardanti i rapporti, la situazione finanziaria o l’andamento delle attività personali della clientela”.

Sono stati effettuati tre bonifici per un totale di oltre 5,5 milioni di franchi svizzeri dai conti UBS collegati alle società di Katsyv al suo conto presso la Bank Hapoalim a Rishon Lezion, in Israele.
Sono stati effettuati tre bonifici per un totale di oltre 5,5 milioni di franchi svizzeri dai conti UBS collegati alle società di Katsyv al suo conto presso la Bank Hapoalim a Rishon Lezion, in Israele. Keystone / EPA

Lo stesso giorno, sono stati effettuati tre bonifici d’importo più consistente, pari rispettivamente a 2’092’193 franchi, 1’249’352 franchi e 2’193’374 franchi, da tre conti UBS collegati a società associate a Katsyv.  I fondi sono stati trasferiti sul conto di Katsyv presso la banca Hapoalim di Rishon LeZion, in Israele.

Le causali dei pagamenti indicavano che i trasferimenti erano stati effettuati a favore del titolare effettivo delle società, Denis Katsyv, “a seguito della decisione di liquidarle”. 

Swissinfo non è riuscita a verificare se l’uomo abbia trasferito denaro anche dai suoi conti presso il gruppo Edmond de Rothschild. Entrambe le banche, contattate da Swissinfo, hanno rifiutato di rilasciare commenti.

“Secondo il metodo di calcolo richiesto dal Tribunale federale, non vi è spazio per ipotizzare che fondi provenienti da frodi fiscali russe siano confluiti nei conti di Prevezon, cosa che porterà allo sblocco di tutti i fondi finora sequestrati all’azienda”, hanno dichiarato i legali di Katsyv in Svizzera, contattati da Swissinfo, in riferimento alla società di proprietà di Katsyv che ha fatto da intermediaria per il transito dei fondi.

Quando è stato chiesto loro se il denaro fosse stato trasferito in seguito alla sentenza del Tribunale federale, hanno preferito non commentare.

E adesso?

Il caso è ora all’esame del Tribunale penale federale, incaricato di stabilire quale parte dei fondi detenuti da Katsyv debba essere definitivamente confiscata.

Non è ancora chiaro se la decisione del Tribunale federale si applichi anche ai conti detenuti dagli altri due cittadini russi presso banche svizzere. Secondo il Codice di diritto processuale penale svizzero (articolo 392)Collegamento esterno e la Costituzione federale (articolo 8)Collegamento esterno, le norme giuridiche vanno applicate allo stesso modo quando i fatti sono sostanzialmente identici. Dei 18 milioni di dollari originariamente congelati dalla Svizzera, 9,8 milioni erano collegati a Stepanov e 37’607 dollari a Klyuev.

Giorgio Campá, avvocato con sede a Ginevra.
Giorgio Campá, avvocato con sede a Ginevra. Keystone / Pierre Albouy

Se adesso la Svizzera volesse congelare il conto di Katsyv a seguito del prelievo dei 6 milioni di franchi, dovrebbe richiedere l’intervento di un’associazione internazionale, cosa molto difficile da attuare, affermano gli esperti ed esperte con cui ha parlato Swissinfo.

Un sequestro potrebbe riguardare i 524’069 franchi trasferiti da Katsyv alla banca elvetica Incore, qualora quel denaro fosse ancora nella Confederazione.

“Un provvedimento di sequestro di questo tipo non può più essere disposto se i beni non si trovano più in Svizzera, ma sotto la sovranità di Stati esteri. In tal caso, bisognerebbe ricorrere all’assistenza giudiziaria reciproca”, ha spiegato Giorgio Campá, avvocato di Ginevra.

“Il Tribunale penale federale di Bellinzona può comunque disporre il sequestro a posteriori, richiedendo così l’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale”, ha affermato Rihm, avvocato di Zurigo.

Il Tribunale penale federale ha confermato a Swissinfo che i procedimenti attualmente pendenti sul caso Magnitsky sono due, entrambi a seguito della sentenza del Tribunale federale. Tuttavia ha rifiutato di fornire ulteriori dettagli, sottolineando che i procedimenti in corso non possono essere resi pubblici. 

“Se fosse accertata l’intenzione di riciclare proventi di reato, il Tribunale penale federale avrebbe dovuto ordinare il sequestro dei conti a seguito della sentenza del Tribunale federale, in ottemperanza all’ordinanza di correzione del metodo emessa dal Tribunale federale, poiché questa era troppo favorevole al titolare del conto”, ha affermato Campá.

La decisione dell’MPC di chiudere il procedimento e ordinare la confisca “non era ancora definitiva sotto tutti gli aspetti”, ha scritto un portavoce in una e-mail a Swissinfo, senza però fornire ulteriori dettagli.

Articolo a cura di Virginie Mangin/gw

Traduzione di Camilla Pieretti

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