Il verdetto contro Novartis suscita grande incomprensione

Il verdetto della Corte suprema indiana giunge dopo un procedimento giudiziario durato ben 7 anni Keystone

La stampa svizzera critica il verdetto della Corte suprema indiana, che autorizza l’industria locale a produrre come farmaco generico il medicinale Glivec di Novartis. Secondo i commentatori, sarà soprattutto l’India a pagare le conseguenze di questa decisione.

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 aprile 2013 - 10:09
swissinfo.ch

“Una pesante sconfitta per Novartis in India”, titola in prima pagina la Neue Zürcher Zeitung, per la quale il verdetto della Corte suprema di New Dehli non rappresenta però neppure “una vittoria per i poveri”, come “hanno affermato lunedì i rappresentanti di diverse organizzazioni non governative”. Ai loro occhi, “solo sopprimendo la protezione dei brevetti, l’India potrà fabbricare liberamente imitazioni a buon mercato”.

L’industria dei medicinali generici indiani, attiva ormai a livello globale, è effettivamente in grado di assumere il ruolo di “una farmacia dei poveri”, rileva il quotidiano zurighese. “Non bisogna però trascurare gli ‘effetti collaterali’ di una simile attività. Ossia il fatto che la protezione dei brevetti costituisce la base delle innovazioni. Proprio un prodotto complesso, come Glivec, non sarebbe mai stato creato senza una protezione della proprietà intellettuale”.

Per la Neue Zürcher Zeitung, la decisione della Corte suprema indiana era tuttavia prevedibile. “In un procedimento politicizzato, come questo, nessuna poteva aspettarsi che i giudici avrebbero posto gli interessi di una multinazionale al di sopra di quelli della propria popolazione povera”. Ciò che sorprende piuttosto è la lunghezza di questo stesso procedimento giudiziario, aggiunge il giornale zurighese. “Una durata di sette anni non suscita molta fiducia nei confronti della sicurezza giuridica in India”.

Decisione della Corte suprema indiana

La Corte suprema di New Delhi ha respinto lunedì un ricorso del gruppo farmaceutico svizzero relativo al brevetto del farmaco antitumorale Glivec.

Confermando precedenti sentenze, i giudici hanno deciso che l'industria locale ha il diritto di produrre il medicinale come farmaco generico "low cost".

Secondo la Corte suprema, la più recente versione del Glivec, usato per il trattamento della leucemia, "non costituisce un prodotto innovativo", dal momento che utilizza una molecola già nota, e quindi non rientra nei criteri stabiliti per le "invenzioni".

In un comunicato, Novartis ha deplorato la decisione della Corte suprema, affermando che "scoraggia la ricerca di farmaci innovativi, essenziale per l'avanzamento della scienza medica al servizio dei pazienti".

Il verdetto giunge al termine di una battaglia legale di sette anni ingaggiata dal colosso elvetico per ottenere il rispetto delle leggi sulla proprietà intellettuale.

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Mancanza di protezione

Anche a detta del Tages-Anzeiger e del Bund, questo verdetto “non aiuta i poveri”. Difatti, “perfino i medicinali generici rimangono troppo cari per molta gente nei paesi più poveri. Per permettere al maggior numero di persone di disporre di una buona copertura sanitaria, occorrerebbe piuttosto un grande atto di solidarietà da parte delle nazioni industrializzate occidentali”.

“A tale scopo, i paesi ricchi dovrebbero però essere disposti a pagare molto di più i medicinali rispetto alla gente nei paesi emergenti o in via di sviluppo. Solo in questo modo si potrebbero garantire i miliardi necessari per la ricerca di nuovi farmaci. Tenendo conto del loro attuale indebitamento, vi è però da dubitare che i paesi occidentali siano disposti a compiere un simile gesto di solidarietà”.

Sempre secondo il Tages-Anzeiger e il Bund, con questa decisione “l’India sta cercando soprattutto di proteggere i suoi produttori di farmaci generici, i quali hanno potuto crescere per lungo tempo nel paese asiatico grazie alla mancanza di una protezione dei brevetti. Eppure, queste imprese non avrebbero bisogno di aiuti, dal momento che sono diventate da tempo degli attori importanti sul mercato globale”.

Pessimo segnale

“È un pessimo segnale”, quello che giunge dall’India, ritiene anche la Basler Zeitung, secondo la quale il verdetto dei giudici indiani è “la logica conseguenza di una serie di decisioni discutibili, destinate a menomare la proprietà intellettuale delle aziende farmaceutiche – a tutto vantaggio dei produttori locali di medicinali generici. Un verdetto favorevole a Novartis avrebbe chiaramente limitato le loro possibilità di copiare i farmaci e di rivendere i loro prodotti a basso prezzo in tutto il mondo, approfittando del fatto che non devono sostenere costi di ricerca”.

“Per l’industria farmaceutica indiana, la decisione della Corte suprema indiana può avere effetti positivi a corto termine”, aggiunge il quotidiano basilese. “A lungo termine, però, la carenza di una protezione della proprietà intellettuale rischia di avere effetti controproducenti. La disponibilità ad investire in India viene ulteriormente ridotta e, in questo modo, affluirà anche meno ‘know-how’ produttivo e scientifico nel paese asiatico”.

Maggiori rischi

“In India, le aziende non possono, in tutta evidenza, fare affidamento sugli standard dell’ordinamento economico globale”, ritiene anche l’Aargauer Zeitung. “In questo paese le imprese devono sottostare quindi a maggiori rischi. Novartis ha già lasciato intendere che, d’ora in poi, effettuerà in modo prudente nuovi investimenti nella ricerca e nello sviluppo in India”.

Il giornale argoviese respinge le accuse delle organizzazioni non governative, secondo le quali l’India ha voluto, con questa decisione, privilegiare gli interessi della popolazione rispetto a quelli economici. “Si tratta di un’affermazione problematica, in quanto equivale a dire che Novartis starebbe facendo affari sulle spalle dei più poveri del pianeta e lascerebbe al loro destino persone che non hanno i soldi per comperare dei medicinali. Non è vero: il 95% dei pazienti indiani ricevono gratuitamente il farmaco Glivec”.

Altra sberla per Novartis

“Dopo la brutta partenza del suo presidente Daniel Vasella, che ha dovuto rinunciare alla sua indennità di 72 milioni di franchi, ecco che Novartis si becca una dura sberla all’estero, in India”, osservano, nel loro commento comune, 24heures e La Tribune de Genève. “Ciò permetterà al gigante basilese, così possiamo solo sperare, di ritornare tra di noi, con i piedi per terra”.

A detta dei due giornali romandi, “Novartis, arrogante e troppo sicura del suo potere, è andata a sbattere contro un muro. Credeva di poter piegare la Corte suprema indiana”. E ha cercato inutilmente di far notare che “anche l’industria indiana dei medicinali generici mira al rendimento e al profitto”.

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