Chiesti 12 anni per Nobel Pace Bialiatski
(Keystone-ATS) La pubblica accusa bielorussa ha chiesto 12 anni di reclusione per Ales Bialiatski, difensore dei diritti umani e Nobel per la Pace, accusato nel Paese di “contrabbando” ed “evasione fiscale” in un processo ritenuto di evidente matrice politica.
Lo riportano diversi media, tra cui Radio Liberty e Novaya Gazeta Europa. Il pubblico ministero ha chiesto inoltre al tribunale di Minsk pene dai 9 agli 11 anni di reclusione per altri tre attivisti per i diritti umani: 11 anni di reclusione per Valentin Stefanovich, nove per Uladzimir Labkovich e dieci per Dmitri Solovyov (processato in contumacia). Le accuse contro tutti e quattro i coimputati sono considerate politicamente motivate.
In particolare, secondo Novaya Gazeta Europa, i 4 attivisti sono accusati dal regime di Lukashenko di “aver contrabbandato almeno 201’000 euro e 54’000 dollari” e di “finanziare manifestazioni di protesta con il pretesto di attività per i diritti umani”.
La Bielorussia è governata dal 1994 da Aleksandr Lukashenko, soprannominato “l’ultimo dittatore d’Europa” e il cui regime è accusato di gravi violazioni dei diritti umani. Lukashenko ha ufficialmente vinto le presidenziali bielorusse dell’agosto del 2020 con l’80% dei voti, ma questo risultato secondo molti osservatori, è frutto di massicci brogli elettorali e nei mesi successivi in Bielorussia si sono registrate proteste di massa. Le manifestazioni pacifiche sono state represse dal regime a colpi di manganello e con ondate di arresti.
A Bialiatski è stato assegnato il Nobel per la Pace l’anno scorso assieme all’ong per la difesa dei diritti umani Memorial e all’organizzazione ucraina “Centro per le Libertà Civili”. Bialiatski è il fondatore dell’ong Viasna, in prima fila nella difesa dei diritti umani in Bielorussia.