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Crisi degli affitti: 92’000 romandi pronti a trasferirsi in Francia

Manifestazione contro il caro-affitti a Ginevra. Keystone-SDA

Mentre in Svizzera il dibattito politico si è recentemente concentrato sulla limitazione dell'immigrazione, un numero crescente di romandi sta facendo il percorso inverso.

(Keystone-ATS) Circa 92’400 persone, pari al 4,2% della popolazione francofona, è attivamente alla ricerca di un immobile in Francia. È quanto emerge da un sondaggio rappresentativo condotto dal servizio di confronti online Comparis.

Il nodo della questione è, senza sorpresa, il costo della casa. Il 70% degli intervistati considera gli affitti e i prezzi di acquisto nella propria regione eccessivamente alti. La situazione è particolarmente critica nel canton Ginevra, dove la metà della popolazione definisce i costi abitativi non solo cari, ma “molto cari”.

L’impatto sulle economie domestiche è preoccupante: un intervistato su quattro destina il 36% o più del budget familiare alle spese per l’alloggio. L’8% dei romandi spende addirittura più della metà del proprio reddito per mantenere un tetto sopra la testa. “Questo scenario dimostra quanto i costi dell’abitazione influenzino ormai la vita quotidiana”, commenta Harry Büsser, esperto immobiliare di Comparis, citato in un comunicato. “La Francia rappresenta un’alternativa economicamente interessante, dove i prezzi sono spesso solo una frazione di quelli svizzeri”.

Malgrado l’attrattiva economica il trasferimento oltre confine non è comunque per tutti. Il principale ostacolo è rappresentato dai tempi di pendolarismo: il 40% degli intervistati non accetta di allungare il tragitto per recarsi al lavoro, mentre un ulteriore 34% sarebbe disposto ad accettare al massimo mezz’ora in più. “Molti romandi sono intrappolati, perché la Francia sarebbe economicamente attraente, ma un tragitto più lungo per recarsi al lavoro è difficilmente accettabile”, spiega Büsser.

Ancora più importanti delle questioni logistiche sono però i fattori sociali: la distanza da familiari e amici viene citata come il principale deterrente. Seguono le incertezze legate a burocrazia, fisco e sistema sanitario francese. C’è però un elemento che riduce le esitazioni: quasi sette intervistati su dieci (68%) conoscono amici o conoscenti che già vivono in Francia come frontalieri. Questa familiarità trasforma l’idea astratta del trasloco in un’opzione concreta e praticabile. “Si vede quindi non solo il vantaggio in termini di prezzo, ma anche come funziona effettivamente la vita quotidiana dall’altra parte del confine”, afferma Büsser.

L’analisi di Comparis dipinge un quadro complesso: restare in Svizzera è costoso, trasferirsi in Francia è complicato. Per molti, l’opzione transfrontaliera rappresenta un possibile sostegno finanziario, ma non una via d’uscita facile. “L’elevata domanda si trasforma in una carenza di alloggi solo se l’offerta non cresce di pari passo”, argomenta Büsser. “Se molte persone vogliono abitare dove ci sono lavoro, infrastrutture e ambiente sociale, allora è proprio lì che si deve costruire di più”.

Il sondaggio rappresentativo è stato condotto dall’istituto di ricerche di mercato Innofact. Nel corso dell’indagine, svolta nel mese di maggio, sono state intervistate 1000 persone nei cantoni di Ginevra, Giura, Neuchâtel e Vaud, nonché nelle aree francofone dei cantoni di Berna, Friburgo e Vallese.

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