CSt: i salari arretrati devono essere pagati dagli imprenditori
(Keystone-ATS) L’ex datore di lavoro e il nuovo proprietario di un’azienda fallita devono pagare i salari arretrati del personale. Il Consiglio degli Stati non intende rinunciare a questo principio nella revisione della legge sull’esecuzione e il fallimento e mantiene alcune divergenze con il Nazionale.
La riforma, lanciata dopo il tracollo di Swissair, propone di allentare alcune disposizioni al fine per favorire la ripresa di un’impresa in caso di fallimento.
Le aziende con 250 dipendenti che operano licenziamenti collettivi (oltre 30 persone) sono tenute ad allestire un piano sociale, ma chi rileva una ditta non sarà più obbligato a riassumere tutti i collaboratori.
Le due Camere del parlamento sono d’accordo sui principali punti del progetto, ma il Nazionale vuole spingersi oltre, proponendo di sopprimere l’obbligo per l’ex datore di lavoro e il nuovo proprietario di versare i salari non pagati al personale. Con questo emendamento l’assicurazione disoccupazione, che versa quattro mesi di salario in caso di fallimento, non avrebbe più la possibilità di chiedere il rimborso ai responsabili dell’impresa fallita.
Questa modifica non tocca i dipendenti e contribuirebbe a salvaguardare più posti di lavoro, ha argomentato Pirmin Bischoff (PPD/SO) a nome della commissione per convincere i senatori a seguire il Nazionale.
È una riduzione non indifferente e senza contropartita della protezione dei lavoratori, ha risposto Robert Cramer (Verts/GE). Si fa un regalo all’ex datore di lavoro, responsabile del fallimento, a spese della collettività. Anche Christian Levrat (PS/FR) ha insistito sul fatto che l’assicurazione disoccupazione è finanziata con i contributi di imprenditori e lavoratori ed è ingiusto che siano questi ultimi in ultima analisi ad assumersi il pagamento degli arretrati al posto dei responsabili dell’azienda.
Per la consigliera federale Simonetta Sommaruga, la legge deve garantire l’equilibrio fra i vari interessi. La modifica proposta dal Nazionale, oltre a favorire una parte, comporta il rischio di un aumento degli abusi: già ora succede che un imprenditore che non versa i salari per mesi viene dichiarato insolvente, ma poi riacquista la sua stessa impresa. Il Consiglio degli Stati ha quindi deciso di non seguire l’altra camera con 21 voti contro 13.
Ha mantenuto anche due altre divergenze. Una riguarda le donazioni che alcuni imprenditori fanno ai loro famigliari per evitare che i suoi beni finiscano nella massa fallimentare. Attualmente spetta al creditore provare che vi è stato un abuso: il Nazionale vorrebbe mantenere questa disposizione mentre la Camera dei cantoni chiede che l’onere della prova spetti al famigliare dell’imprenditore.
Inoltre gli Stati vogliono attribuire più competenze alla commissione di creditori.
Il dossier torna al Nazionale.