The Swiss voice in the world since 1935
In primo piano
Democrazia diretta in Svizzera

«C’è sempre una guerra da qualche parte»

I bambini, specialmente i più piccoli, non dovrebbero guardare scene di guerra, e comunque mai da soli. swissinfo.ch

Per manifestare la loro opposizione contro le operazioni belliche nel Golfo, i giovani scendono nelle strade.

Ma, attraverso i media, anche i bambini si vedono confrontati con la guerra – e per loro è più difficile da capire.

«Quando vengono da noi?», chiede Michelle alla mamma. A soli 5 anni, la bambina è impressionata dalle immagini di bombardamenti e carri armati che vede in televisione – e anche se capisce che si svolge altrove, la guerra le fa ugualmente paura.

Invece Sergej, di 12 anni, e il suo vicino Ruben, di due anni più piccolo, di paura non ne hanno. Trovano solo sbagliato «che Bush abbia cominciato la guerra». Saddam deve sì andarsene, spiegano i due, «ma senza violenza e senza guerra».

Bush sta rovinando la buona reputazione degli USA, sostiene Sergej. «Avrebbero fatto meglio a investire i soldi nella scuola, così non ci sarebbe il 70% delle popolazione a favore della guerra.»

Il fascino delle immagini

All’inizio del conflitto, i due bambini hanno passato ore e ore davanti alla televisione. «Ero scioccato, perché è una guerra è fatta per il petrolio», afferma Ruben. «E ora vengono uccisi anche dei civili.»

Per Heinrich Nufer, direttore dell’Istituto Marie Meierhofer per l’infanzia, a Zurigo, l’attuale spettacolo massmediatico «è una vera e propria fonte di paure per la maggior parte dei bambini».

Non potendo fare a meno di vedere queste immagini, spiega Nufer, i bambini devono poter essere accompagnati e sostenuti. Perché se non c’è dialogo, i bambini le interpretano con la propria fantasia.

In generale, gli specialisti sconsigliano che i bambini, soprattutto quelli più piccoli, possano guardare liberamente scene di guerra in televisione. Secondo le autorità scolastiche bernesi, per esempio, si tratta di immagini troppo forti per i bambini, che possono provocare paure.

La guerra a scuola

«Soprattutto prima dell’inizio della guerra, ne abbiamo discusso molto a scuola», dice Sergej. E anche nella classe di Ruben se n’è parlato. «Lo volevamo noi bambini, e la maestra ha accettato».

Gudrun Glaus, che insegna ad allievi di prima e seconda elementare in una scuola di Berna, finora non ha parlato di guerra, perché dai bambini non è venuta nessuna richiesta. Ma la maestra non vede nessun cambiamento nel comportamento dei suoi scolari: non sono né più aggressivi né più calmi di prima.

«Sono ancora troppo piccoli. E credo che siano protetti dai loro genitori, che non gli fanno guardare il telegiornale o ascoltare i notiziari.» Ma se dovessero sorgere domande, la maestra è pronta a discuterne, senza eludere il tema.

Aiuto per genitori e insegnanti

Genitori e insegnanti sono sollecitati a parlare della guerra, ma anche della pace. Per questo, le autorità bernesi hanno pubblicato apposite istruzioni. Mentre nei cantoni di Vaud e Ginevra il corpo insegnante è stato invitato a trattare il tema in modo obiettivo, evitando la propaganda.

E anche la Rete nazionale per l’aiuto psicologico d’urgenza (RNAPU) fornisce raccomandazioni, su come evitare o ridurre le paure in presenza di immagini traumatizzanti.

Ma non esiste però ancora nessuna coordinazione a livello nazionale per quanto concerne la guerra in Iraq, afferma Martin Stauffer, della Conferenza dei direttori cantonali dell’educazione.

Realtà e finzione

La madre del dodicenne Sergej si chiede quanto siano in grado di assimilare i bambini. «Cosa si può pretendere? Riescono veramente a capire che qui si fa sul serio e che non si tratta di finzione?»

La domanda è legittima, perché nell’era dei computer e della televisione è difficile distinguere tra finzione e realtà. Tanto più che le immagini della guerra assomigliano molto a quelle dei film d’azione e dei videogame.

Questi ultimi sono particolarmente problematici, sostiene Heinirch Nufer, dell’Istituto Marie Meierhofer: «Il fatto di partecipare e di identificarsi con gli eroi fa presa sull’inconscio.»

Mentre se i bambini giocano alla guerra all’aperto, non ci sono problemi, anche perché «questo è il loro unico modo di immaginarsela».

Volevamo ottenere qualcosa

Vera e Anna, due scolare di quarta, hanno organizzato per la loro classe una festa contro la guerra, culminata in una caccia al tesoro. Un tesoro costituito da fotografie del presidente americano, ritagliate dai giornali. Fotografie che i bambini hanno poi stracciato, una ciascuno.

«Volevamo ottenere qualcosa, volevamo dimostrare che la guerra non è una buona cosa. Ma non abbiamo paura.»

Intanto il conflitto dura oramai da oltre due settimane e l’informazione è un po’ meno intensa – la guerra sta entrando nella quotidianità.

Ruben non guarda più così a lungo la tv, come all’inizio del conflitto. La guerra lo interessa meno: «Oramai non è più così divertente.»

E anche Sergej passa meno tempo davanti al televisore: «Alla lunga ci si stufa. C’è sempre una guerra da qualche parte.»

swissinfo, Gaby Ochsenbein
(adattamento dal tedesco: Fabio Mariani)

La RNAPU dà consigli per gestire le paure provocate dalla guerra in Iraq.
Raccomandazioni per insegnanti e genitori emanate dalle autorità scolastiche bernesi.
Anche Vaud e Ginevra invitano i docenti a trattare il tema della guerra.

Gli specialisti ritengono che non si debbano lasciare i bambini da soli davanti alla tv, a guardare in modo incontrollato scene di guerra.
È invece meglio parlarne apertamente, e offrire un senso di protezione e sicurezza.
Se il tema rimane tabù, i bambini lo interpretano con la propria fantasia, E possono nascere inutili paure.

Articoli più popolari

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR