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Cattedrali di sogni segnate dal tempo

Sale cinematografiche come laici templi di felicità, trascurati, abbandonati o trasformati. Nella foto un cinema di Chicago

Dimenticate, trasformate o demolite: il fluire degli anni ha riservato a molte sale cinematografiche destini diversi. Sulle tracce della loro storia, svelata dal Festival di Locarno in una mostra, il regista svizzero Simon Edelstein.

Viaggiando attraverso l’Europa, gli Stati Uniti e l’India, ha scattato circa 25 mila fotografie fermando il tempo laddove, con il suo passaggio, aveva già lasciato il segno.

Regista, sceneggiatore e fotografo, Simon Edelstein ha così colto e raccolto attraverso l’obiettivo, la storia muta e taciuta di migliaia di cinematografi, a cui ha reso la parola grazie alla forza dell’immagine.

Un patrimonio urbano

Il Festival di Locarno ha subito visto in quel prezioso materiale, una miniera d’oro: in termini di storia del cinema, certo, ma anche come forma di testimonianza e contributo alla riflessione, in un’epoca dove la diffusa logica dello show-business incide anche sulla struttura dei cinematografi, sempre più dislocati fuori dai centri storici.

“I cinema rientrano in larga parte nel patrimonio urbano: sopprimerli e sostituirli con dei complessi ubicati nelle periferie – sottolinea Simon Edelstein – equivale a negare che il cinema non è solo un luogo di sogno, bensì anche di vita”.

“Mélancolie Cinéma”, questo il titolo della mostra, si inserisce perfettamente nella linea del Festival, proponendo un itinerario quasi filologico. “L’idea di cinema come luogo di aggregazione e come spazio culturale – spiega a swissinfo Chica Bergonzi, curatrice dell’esposizione e responsabile dei Pardi di domani – viene illustrata molto bene nel lavoro di Simon, che documenta le tracce di cinema scomparsi e l’impronta di sale adibite ad altre attività”.

“In fondo questa mostra – aggiunge Bergonzi – rappresenta un punto di partenza per un dibattito che come Festival intendiamo lanciare, perché il Festival vive di sale assolutamente effimere. Il cerchio, insomma, si chiude. E tutto torna”.

Testimonianze da rispettare e valorizzare

“Girando il mondo – racconta a swissinfo il regista svizzero – ho provato molta tristezza dinnanzi alla desolazione dell’abbandono, una condizione molto frequente negli Stati Uniti, ma che esiste anche in Europa: luoghi morti, in rovina, di cui nessuno si occupa”.

Una mancanza di rispetto che misconosce il reale valore architettonico dei cinema, segnati spesso da una vita troppo corta. “La maggior parte dei cinema, luoghi straordinari che in certi casi somigliavano a cattedrali, hanno avuto una speranza di vita che non ha oltrepassato i trent’anni”.

“Cinema e cattedrali – aggiunge il regista – hanno in fondo un comune destino: edifici costruiti per attraversare i millenni, sono scomparsi nell’oblìo troppo presto. Alcuni sono stati distrutti, altri subiranno la medesima sorte, e altri assumeranno funzioni diverse, come negozi e botteghe”.

Dobbiamo renderci conto che le abitudini sono cambiate: una volta c’era il cinema del sabato sera, che era il cinema di quartiere, quello popolare, accessibile a tutti. Oggi la gente ha più possibilità di scelta, va meno al cinema e quando ci va, vuole che l’accesso sia il più rapido possibile, senza problemi di parcheggio.

Con i suoi scatti Edelstein racconta dunque la scomparsa delle sale di proiezione popolari, sostituite spesso nell’indifferenza e nel silenzio, da nuove multisale dall’architettura carente e anonima.

“Ancora oggi – spiega il regista – alle sale cinematografiche non è riconosciuto un reale interesse architettonico. Gli esempi di conservazione coerenti sono rari. E inevitabilmente altrettanto rare, sono le reazioni di indignazione di fronte alla distruzione”.

Nuove, salvate o risorte

Se è vero che oggi sta emergendo una nuova consapevolezza tesa al recupero o alla salvaguardia dei cinematografi, Edelstein invita a non essere nostalgici. “Consumiamo il cinema in modo diverso rispetto al passato. E se le sale cinematografiche sono condannate, non devono però sparire. E’ come se demolissimo le cattedrali perché la gente va meno in chiesa”.

Il recupero o il rilancio di sale cinematografiche storiche rappresenta pertanto un segnale positivo. In Ticino il Cinema Lux di Massagno, oasi di film autore e di alto livello in lingua originale, è stato salvato grazie allo slancio di un movimento che ha dato vita all’associazione “Amici del Lux”.

L’esperienza del “Cinema Bio” a Carouge (canton Ginevra), salvato addirittura per decisione popolare in seguito ad una votazione, è per Simon Edelstein estremamente simbolico. “E’ importante conservare le tracce del passato. Permettere ai cinema che hanno un’anima e una storia di continuare a vivere – insiste il cineasta – è un atto di cultura. Spesso questi cinema non fanno cassetta, ma quanto diventano patrimonio della collettività come a Carouge, la finalità economica passa in secondo piano”.

In un panorama europeo dominato dalle concentrazioni, in Svizzera nuove sale sono sorte o risorte in zone dimenticate: da circa un mese, cinque sale cinematografiche hanno aperto in regioni dove gli schermi erano spariti o a rischio.

Dieci anni dopo la chiusura dell’ultimo cinema, la cittadina di Belp (Berna) si arricchisce di due sale del Kino um die Ecke (70 e 128 posti), grazie a Cinérgie, un’impresa regionale. A Aigle (Vaud), la perseveranza della società Cinérive, attiva soprattutto a Vevey e Montreux, ha salvato il cinema dalla sua estinzione. A fine giugno, il vecchio cinema ha infatti ceduto il passo al Cosmopolis.

In un mondo dove il consumo indiscriminato di immagini esula dalla narrazione e rischia di annientare persino i sogni, varrebbe la pena ricordare Bunuel: “Le cinéma c’est conter des histoires”.

swissinfo, Françoise Gehring, Locarno

Simon Edelstein è nato a Ginevra nel 1942. Regista, sceneggiatore, fotografo, ha firmato e curato diverse opere. In veste di fotografo ha collaborato con le riviste “Lui” e “Vogue” e ha pubblicato una decina di libri.

Edelstein cineasta, invece, ha appena finito di terminare “Quelques jours avant la nuit”. Tra i suoi film più premiati, “L’ogre” (1986), che è pure stato selezionato al Festival di Cannes nel 1987 nella sezione “Perspectives du cinéma français”; “Un homme en fuite” (1979), Premio speciale al Festival di Cattolica, Premio per la regia al Festival francofono di Brest, Premio alla qualità da parte dell’Ufficio federale della cultura.

Edelstein ha realizzato anche un certo numero di documentari e reportage, soprattutto per la Televisione della Svizzera romanda, tra cui: “Merci pour le chocolat” (2006), “Chronique d’un journal au quotidien” (2005) “Les forçats du travail de l’est” (2004), “Bagdad année zéro” (2003).

Come tradizione il Festival di Locarno propone degli eventi collaterali legati al cinema.

La mostra di Simon Edelstein presenta 160 fotografie suddivise in quattro categorie: cinema trasformati, cinema abbandonati, cinema in demolizione, cinema in attività.

Al di là dell’aspetto estetico, le fotografie esposte costituiscono una testimonianza delle realtà economiche e sociologiche del nostro tempo. E rendono omaggio a questi “luoghi d’illusione, di poesia, di libertà e di creatività”.

Si scoprono strutture che richiamano gli antichi egizi, edifici sontuosi e avveniristici, obelischi, facciate ispirate al neoclassicismo, o improbabili sale ricavate in spazi surreali.

La mostra è articolata in due sedi: dal 1° al 31 agosto 2008, presso il Centro Elisarion a Minusio e dal 1° al 16 agosto 2008, presso Casa Serodine ad Ascona.

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