
Crash Crossair, la sfortuna si accanisce

Autunno nero, serie nera; la sfortuna si accanisce: così la stampa confederata si china sulla sciagura aerea di sabato, aprendo polemiche e interrogativi.
“Una disgrazia capita raramente da sola”, commenta la Neue Zuercher Zeitung. Il peggiore degli scenari – nell’anno nero dell’aviazione civile – si è così realizzato: un incidente per Crossair che ha ucciso 24 persone praticamente sulla “porta di casa”, all’aeroporto di Zurigo-Kloten.
Tutto questo si aggiunge al caso Swissair: migliaia di posti di lavoro cancellati, miliardi di franchi andati in fumo. La catena degli eventi negativi non vuole interrompersi, prosegue il commento della NZZ. I concetti di crisi e catastrofe, spesso presentati dai media velocemente e in modo “leggero”, si concentrano qui in tutta la loro essenza e costringono a fermarsi.
Alle molte domande che circolano in queste ore, il Tages Anzeiger tenta di fornire qualche risposta avvertendo che, voler addossare ora la responsabilità dell’accaduto all’accordo stipulato con la Germania sul traffico aereo proveniente da Nord, è un po’ come sollecitare il raddoppio del San Gottardo all’indomani dell’incidente in Galleria, o pretendere la consegna dell’arma personale da parte dei nostri soldati dopo la strage avvenuta nel parlamento di Zugo. L’ipotesi della pista meno sicura, soprattutto in condizioni meteorologiche precarie è plausibile, ma non è la sola. E’ dunque bene attendere l’esito dell’inchiesta.
“Nel peggior momento che si potesse immaginare”, osserva la Basler Zeitung riferendosi al fatto che il crash del Jumbolino Crossair è avvenuto proprio quando Crossair e soprattutto Swissair devono assolutamente riconquistare la fiducia del mercato. Il giornale non nasconde che in tutto questo ci possa essere anche una componente di stress a tutti i livelli, dalla direzione al personale di volo.
“Comunque sia – prosegue la Neue Zurcher Zeitung – adesso non c’è più posto per le controversie di politica regionale, di parte o personali, sempre che si voglia dare un futuro alla Nuova Crossair.
Nella Svizzera Romanda
“Quando la sfortuna s’accanisce”: titola il “24 heures”, il cui commento fa la ricostruzione delle conosciute sfortune alle quali è confrontata l’aviazione civile svizzera, incitando tuttavia a non scoraggiarsi. Il giornale racconta inoltre la storia di un aereo del tutto affidabile, il Jumbolino. In soli 5 anni di servizio, aveva effettuato 11518 atterraggi.
Non molto dissimile dal titolo del 24 heures quello di “Le Temps” che propone “Il peso del destino”: il dramma di Kloten è praticamente la ciliegina che mancava, sottolineando inoltre la constatazione degli esperti dell’aviazione civile: “Dopo un incidente come questo, una compagnia ha bisogno di mesi per riempire nuovamente i suoi vettori.” Insomma, il classico “carico da 11” aggiunto alla serie nera che tutti conosciamo.
Se dalla “Tribune de Genève” Florence Nöel si chiede “è il colpo di grazia?”, lasciando poco spazio alla speranza visto che, in ogni caso, Crossair non aveva assolutamente bisogno di quanto accaduto, su “Liberté” Claude Chuard grida: “Assez!”, ossia… “Basta!”
Le reazioni in Ticino
La sciagura aerea del Jumbolino Crossair catalizza i titoli di apertura anche delle prime pagine dei quotidiani ticinesi. Corriere del Ticino, Giornale del Popolo e La Regione Ticino titolano rispettivamente: “24 morti e 9 feriti”, “Precipita jumbolino Crossair” e “Crossair, 24 morti”.
Nel commento “Massima trasparenza” sulla Regione Ticino, Aldo Bertagni analizza le possibili conseguenze finanziarie dell’incidente aereo. “In questo periodo delicato di transizione, occorre una rapida conclusione dell’inchiesta, e la verità deve essere trasmessa con la massima trasparenza. Solo così si potrà riconquistare la fiducia dei viaggiatori e tornare quindi a sperare in un decollo dignitoso della nuova compagnia aerea svizzera.”
Il Giornale del Popolo propone l’editoriale “C’è da pensare, anzi, da fare”. Giuseppe Zois afferma che la catena nera che ci ha avvolto e continua ad avvolgerci deve spingerci a non mettere alla sbarra un anno ritenuto funesto, quanto a fare in modo che il tempo futuro sia più sicuro, più positivo, e più sereno.
Maddalena Guareschi

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