Delegazione svizzera alla conferenza di parlamentari di origine italiana a Roma
Iniziativa senza precedenti in difesa dell'italianità: 200 parlamentari di origine italiana provenienti da 27 paesi, tra cui la Svizzera, hanno approvato martedì a Roma una dichiarazione in favore della cultura italiana nel mondo.
La Svizzera era rappresentata a Roma dal consigliere agli Stati Filippo Lombardi e dai consiglieri nazionali Barbara Polla (GE) e Remo Galli (BE), i quali non hanno mancato di rilevare una certa discrepanza tra le dichiarazioni di principio e gli atti concreti che dovrebbero seguire.
I lavori sono stati inaugurati nell’aula di Montecitorio dal presidente del Senato Nicola Mancino e della Camera Luciano Violante, che hanno insistito sulla necessità di fare leva sulla «comune matrice di origine» culturale italiana, per combattere «attraverso il rafforzamento delle relazioni interparlamentari», i pericoli della globalizzazione.
La globalizzazione – ha detto Violante – «è uno straordinario progresso» ma non «sfuggono i rischi» di un sistema che «ci prepara una risposta per tutto ma che diseduca a porre domande», che «riguarda il mercato, la finanza, la comunicazione, ma non riguarda ancora i valori civili». Rischi che «solo la valorizzazione delle culture» può prevenire; in particolare una cultura come quella italiana, «fatta di versatilità e permeabilità», capace di «mediare tra tradizione e innovazione».
Tra i circa duecento parlamentari convenuti a Roma (la rete diplomatica italiana ne ha individuato e invitato 340), c’erano il presidente dell’assemblea nazionale francese Raymond Forni, il vicepresidente dell’Uruguay Abdala Remerciari, il presidente del Consiglio nazionale di Monaco Jean Louis Campora e i ministri canadesi Alfonso Gagliano e Maria Minna. Le adesioni sarebbero state più numerose se non vi fossero state concomitanti campagne elettorali in alcuni paesi.
A nome della delegazione elvetica, il consigliere agli Stati Filippo Lombardi ha rilevato una certa incoerenza tra le dichiarazioni di principio, volte a fare della cultura italiana uno strumento per umanizzare il processo di globalizzazione, e le misure concrete che effettivamente vengono messe in atto.
Dal profilo pratico, ha rilevato il «senatore» ticinese, «l’Italia è poco incisiva»: non ha ancora risolto il problema del voto degli italiani all’estero, proclama i valori dell’italianità ma nel contempo taglia la presenza consolare nel mondo e soprattutto riduce drasticamente i fondi per l’insegnamento dell’italiano all’estero. A questo riguardo proprio lunedì il parlamento ha ridotto di 16 miliardi di lire i fondi a disposizione del ministero degli esteri.
I deputati convenuti a Roma hanno anche deciso di creare un’Associazione di parlamentari ed ex parlamentari di origine italiana nel mondo con l’obiettivo di sviluppare, attraverso la promozione di iniziative congiunte, la comune base culturale ereditata dalle generazioni protagoniste dell’emigrazione italiana.
Ma le lingue più parlate durante la conferenza romana sono state l’inglese e lo spagnolo: con qualche eccezione, come la senatrice canadese Ferretti Barth che in perfetto italiano ha lamentato la scarsa conoscenza, da parte dei colleghi, della lingua d’origine.
swissinfo e agenzie
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