Inglese lingua franca in Svizzera?
Riuniti per due giorni a Montreux, i direttori cantonali dell'istruzione pubblica affrontano il tema scottante dell'insegnamento dell'inglese prima di quello di una lingua ufficiale. Il modello di Zurigo farà scuola?
Riflettori puntati sul direttore dell’educazione pubblica zurighese Ernst Buschor, che con la sua decisione di introdurre l’insegnamento dell’inglese prima del francese ha dato la stura a un dibattito tra i più sensibili in Svizzera.
Tutto ruota attorno all’opportunità di insegnare agli scolari svizzeri l’inglese prima di una lingua nazionale. La risposta di Zurigo è chiara: a partire dal 2003, i bambini di terza elementare impareranno l’inglese, mentre l’insegnamento del francese slitterà in quinta.
Le reazioni sono venute soprattutto dalla Svizzera romanda, che si è vista improvvisamente confinata in un chiaro ruolo di minoranza. L’illusione, a lungo cullata, di una simmetria tra francese e tedesco all’interno della Confederazione è bruscamente svanita. I romandi si sono dovuti arrendere all’evidenza che i rapporti di forza linguistici e politici sono favorevoli al tedesco. L’eguaglianza delle lingue nazionali ufficiali (tedesco, francese, italiano) è pura finzione. I ticinesi ne sono coscienti tempo.
Anche le modalità della decisione zurighese sono state poco gradite. Il capo del dipartimento zurighese si era impegnato a non prendere decisioni unilaterali fino a questa seduta dei direttori cantonali a Montreux. Per molti romandi, questo “conferma il comportamento arrogante di Zurigo”.
Buschor ha comunque avuto il merito di portare il dibattito fra la gente. Per taluni, questa decisione rivela un servizio pubblico moderno, che sa adattarsi ai bisogni della sua clientela. Per altri, la somma dei desideri dei genitori non corrisponde necessariamente al bene del Paese. Altri sottolineano come l’insegnamento delle lingue oggi debba essere rivisto in Svizzera, perché i risultati non sono soddisfacenti. Ci si interroga anche sulla portata pedagogica della decisione: l’età dei bambini di terza elementare è appropriata per l’insegnamento di una seconda lingua? Come valutare poi i costi per la formazione degli insegnanti, in un momento in cui tutti i Cantoni cercano più che altro di risparmiare?
Dal canto suo, qualche giorno fa, la commissione della scienza e dell’educazione del Consiglio nazionale ha approvato un’iniziativa parlamentare che propone di introdurre nella Costituzione l’obbligo per i Cantoni di insegnare, subito dopo la lingua madre, uno degli idiomi ufficiali della Confederazione. Oggi, il primato delle lingue nazionali sull’inglese non è scritto da nessuna parte. Il popolo svizzero potrebbe dunque un giorno essere chiamato a decidere se mettere fuorilegge la decisione di Zurigo.
A Montreux, i direttori cantonali hanno due giorni per trovare un compromesso, se vogliono evitare che la Confederazione intervenga in questo settore di loro competenza. Questa ricerca sarà però difficile, perché Buschor ha già fatto sapere che non farà marcia indietro. E comunque, le decisioni della Conferenza dei direttori dell’istruzione pubblica non sono vincolanti.
Mariano Masserini
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