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Jawlensky al Kunsthaus di Zurigo

Alexej von Jawlensky , autoritratto (particolare), 1912. Kunsthaus Zürich

«Jawlensky in Svizzera 1914-1921» è il titolo della mostra aperta venerdì al «Kunsthaus» di Zurigo. Pitture e disegni documentano i sette anni trascorsi dall'artista russo a St-Prex (VD), Zurigo e Ascona, come pure dei suoi incontri con altri artisti.

Gli anni svizzeri di Alexei von Jawlensky (1864-1941), cacciato da Monaco dopo lo scoppio della Prima Guerra mondiale, segnano una vera rottura nel suo percorso artistico. Secondo Angelika Affentranger-Kirchrath, curatrice della mostra, è proprio in questi anni che egli si libera dell’influenza dei suoi contemporanei in Germania e si allontana dalla forma espressiva dei suoi primi lavori.

In questo periodo – che lo stesso artista definirà come il più interessante della sua vita – Jawlenky dà vita a quattro serie di lavori, che potranno essere ammirati al museo zurighese fino al 14 gennaio. La prima serie, intitolata «Variazioni sul tema del paesaggio», raccoglie dipinti realizzati guardando attraverso la finestra della sua camera a St-Prex.

L’artista ritornerà in seguito sul suo tema prediletto, il viso, realizzando le serie delle «Teste mistiche», delle «Facce del Signore» e delle «Teste astratte». Questi ritratti, i cui tratti geometrici ricordano in qualche modo l’arte africana, sono caratteristiche dell’opera del pittore russo, impregnate di misticismo.

Divisa in varie sezioni, l’esposizione zurighese mette in luce anche i parallelismi fra l’opera di Jawlensky e i lavori degli artisti incontrati durante il suo esilio svizzero. Fra questi figurano Jean Arp e la moglie Sophie Taeuber-Arp, Ferdinand Hodler, Paul Klee e Marcel Janco.

swissinfo e agenzie

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