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Pitture in movimento

“Secondo Pasolini” (2010), opera pittorica dipinta su una grande bobina di legno e ispirata al film “I racconti di Canterbury” di Pier Paolo Pasolini (Kunsthaus Zürich)

“Secondo Pasolini” (2010), opera pittorica dipinta su una grande bobina di legno e ispirata al film “I racconti di Canterbury” di Pier Paolo Pasolini (Kunsthaus Zürich)

I video dell’artista albanese Adrian Paci sono noti per la forza espressiva e poetica: mettono in scena i grandi temi dell’esperienza umana e riflettono sulle conseguenze dei conflitti e sulle problematiche della cultura migrante. Il Kunsthaus di Zurigo gli dedica una mostra personale.

Non è la prima volta che il museo zurighese apre le porte all’opera di Adrian Paci. Negli anni passati la curatrice Mirjam Varadinis ha già presentato suoi lavori in esposizioni collettive e alcuni video sono già entrati a far parte della collezione del Kunsthaus.

Ma in “Motion Picture(s)” - questo il titolo della mostra - gli organizzatori desiderano mettere in luce la vibrante tensione che come un filo rosso attraversa le opere di Paci e trova il suo fulcro nella stretta connessione tra dinamicità e stasi, tra pittura e immagine in movimento. È una ricerca che spinge l’artista a mescolare le specificità dei linguaggi e a cercare la staticità nel rallentamento del video e il movimento in una narrazione pittorica circolare.

“Questa esposizione rappresenta per noi un po’ il culmine del rapporto che in questi anni abbiamo instaurato con l’artista e la sua opera”, spiega Mirjam Varadinis. “Un rapporto che continueremo certamente a curare e mantenere anche in seguito”.

La dimensione narrativa

Nato a Scutari nel 1969 Adrian Paci è uno dei giovani artisti che hanno lasciato l’Albania in seguito alla crisi politica e al vortice di violenza che ha colpito i paesi balcanici alla fine degli anni Novanta. Pittore di formazione, l’artista lavora anche con la fotografia e il video, ma è grazie a quest’ultimo che in meno di dieci anni ha raggiunto le vette del mondo dell’arte.

Densi di tematiche contemporanee, quali l’emigrazione forzata, la perdita dei luoghi di appartenenza, la crisi identitaria, la diversità, le conseguenze dei conflitti e delle rivoluzioni sociali, i lavori video di Paci raccontano brevi storie che propongono frammenti di umanità di cui l’artista ha fatto esperienza.

“La dimensione del raccontare è molto presente nel mio lavoro, ma ogni storia ha un’origine diversa”, spiega Paci a swissinfo.ch. “Non sono storie che nascono dentro di me, esse nascono da incontri. Solo che poi non lavoro sulla storia come fatto concreto, oggettivo, ma sulla percezione che ho di questa storia”.

L’ultimo video

Anche “Electric Blue”, la nuova opera video che Paci ha creato per l’esposizione zurighese, è un lavoro di finzione ispirato a una storia vera e come “Turn on” - il video presentato nel 2005 alla Biennale di Venezia che gli ha spalancato le porte del successo - è ambientato in Albania negli anni difficili della crisi balcanica.

Vi si racconta la storia di un uomo che sogna di girare un film, ma che è costretto dalle vicende della vita a fare video di matrimoni e funerali e poi a copiare cassette pornografiche per sopravvivere. Pudore e scrupoli morali spingono presto il protagonista a distruggere questi materiali, registrandovi sopra immagini di notizie di guerra.

Il risultato sono 15 minuti di video che non hanno soltanto valore di documento storico. In questo lavoro, l’artista apre una riflessione più profonda sull’esistenza umana, l’amore e la sessualità, ma anche sulla nostalgia, la colpa e il senso di precarietà insito nei conflitti.

Bellissime e di una forza straordinaria sono le inquadrature sui volti che, grazie al movimento lentissimo della ripresa, ci appaiono come dipinti colti nell’attimo in cui li attraversa una tensione vibrante carica di senso e insieme di umanità.

Metafore universali

“Electric Blue è la storia di un individuo, ma finisce con l’assumere una validità molto più ampia”, sottolinea Mirjam Varadinis. “E questo è un aspetto che ritroviamo sempre nei video di Paci. Nei suoi lavori ricerca i momenti dell’esistenza umana capaci di fungere da metafore per l’umanità intera”.

Sebbene molti dei materiali proposti dall’artista siano legati alla sua esperienza personale e al territorio in cui è nato, ciò che rende poetici, magici, ironici e a volte misteriosi i suoi lavori è la straordinaria capacità di oltrepassare sia i confini della soggettività che quelli geografici e culturali.

“Io credo che ciascuno lavori con quello che ha, con quello che conosce. E ciò che ho e che conosco sono un po’ queste storie”, precisa Paci. “Ma quello che m’interessa non è l’Albania, quanto una certa condizione umana, una certa dinamica o una certa tensione che si trovano lì ma si possono trovare un po’ ovunque. La dimensione di intimità e di familiarità con un luogo, la utilizzo per scoprire, nella profondità di questo rapporto, una dimensione ulteriore che va oltre il fatto stesso e si apre verso situazioni più universali”.

La ricerca formale

Un’opera emblematica della ricerca formale dell’artista, esposta a Zurigo, è invece “Britma” (il Grido): un video del 2009 in cui Paci, desiderando raccontare la storia chiusa in un secondo, dilata un attimo di vita quotidiana in oltre 5 minuti.

L’effetto è estraniante, atemporale e carico di tensione e la lentezza dell’azione riempie il video di mistero lasciando aperte molteplici letture alla corsa rallentata del bambino, al senso del suo gesto - una pietra lanciata? Contro qualcuno o un gioco? - e alla lenta trasfigurazione del suo volto in un grido impercettibile - di gioia, paura o rabbia? - che evoca il famoso quadro di Edvard Munch e poi si dissolve in un’immagine astratta.

Se in Britma Paci indaga la fissità dell’immagine in movimento, di segno completamente opposto è l’approccio scelto per l’unico lavoro pittorico esposto a Zurigo e intitolato “Secondo Pasolini” (2010). In questa opera l’artista intraprende una sorta di dialogo con il film di Pier Paolo Pasolini “I racconti di Canterbury” di cui dipinge alcuni frame su un’enorme bobina di legno la cui circolarità ricorda il moto della pellicola.

“Sono molto attratto dai lavori Pasolini - confessa l’artista - e in questo lavoro lo cito in modo esplicito, ma il dialogo non è tanto con i suoi film quanto con la materia prima che lui utilizza e ovviamente con il suo sguardo”.


Paola Beltrame, Zurigo, swissinfo.ch

Moction Picture(s)

È la prima mostra personale che un museo svizzero dedica all’artista albanese Adrian Paci e rimarrà aperta al Kunsthaus di Zurigo fino 22 agosto.

Oltre ad “Albanian Stories”, il primo video realizzato dal Paci nel 1997, l’esposizione presenta Turn on (2004), Per Speculum (2006), Centro di Permanenza Temporanea (2008), Britma (2009), The last Gestures (2009) e il nuovo video Electric Blue, un’opera creata per l’esposizione al Kunsthaus e prodotta in collaborazione con il Kunsthaus Graz.

In mostra anche l’opera pittorica intitolata “Secondo Pasolini” (2010), dipinta su una grande bobina di legno e ispirata al film “I racconti di Canterbury” di Pier Paolo Pasolini.

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Adrian Paci

L’artista nasce a Scutari, in Albania, nel 1969.

Frequenta i corsi di pittura all’Accademia di Belle Arti di Tirana e nel 1992 soggiorna in Italia con una borsa di studio.

Nel 1997, quando in Albania fu dichiarato lo stato d’emergenza, si trasferisce con la famiglia a Milano.

Nello stesso anno si avvicina al video. L’approccio nasce dalla necessità di fissare le storie raccontate dalla figlia in cui il ricordo dell’entrata delle forze multinazionali in Albania si mescola alla sua fantasia. Albanian Stories - questo il titolo del video - viene poi presentato in numerose esposizioni.

La mescolanza tra il piano della verità e della finzione e il narrare storie attraverso l’immagine diventano centrali nella produzione artistica di Paci. Il suo lavoro viene presto notato e dopo la partecipazione alla Biennale di Venezia nel 2005 è esposto in importanti musei.

Tra questi si ricordano: il MOMA P.S.1 di New York, il Contemporary Art Museum di Huston, il Moderna Museet di Stoccolma, il Kunstverein di Hannover, il Center for Contemporary Art di Tel Aviv e Villa Medici a Roma.

Le sue opere si trovano in prestigiose collezioni pubbliche e private tra cui il Centre Pompidou a Parigi, il Moderna Museet a Stoccolma, il MOMA a New York e il Kunsthaus di Zurigo.

Paci vive e lavora a Milano.

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