Prima denuncia contro uno „cybersquatter”
Nestlé.ch, laliberté.ch, bücher.ch: dal 1° marzo è possibile riservare un dominio con l'accento. Numerose ditte sono già vittima dei “cybersquatter”.
Una prima denuncia è stata deposta lunedì presso l’Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale, a Ginevra.
“Gli accordi presi con la Svizzera e la fondazione Switch non ci permettono di rivelare l’identità di chi ha sporto denuncia prima che la questione sia risolta”, spiega a swissinfo Samar Shamoon, portavoce dell’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale.
Dal primo marzo, ditte e privati si battono per l’acquisto dei nuovi indirizzi Internet con l’accento. In una settimana, Switch ha venduto 18’000 nomi a dominio di cui 14’000 in sole 24 ore. Ogni indirizzo costa 75 franchi.
Incaricata della distribuzione, questa fondazione non ha il potere di scegliere i detentori dei nomi a dominio. In altre parole, la spunta chi arriva prima.
Vittime dei “cybersquatter”
Tutto si è svolto molto rapidamente. Alcune imprese non sono riuscite a reagire per tempo. L’indirizzo Nestlé.ch, ad esempio, è stato acquistato da uno studente.
Tuttavia, secondo le informazioni del giornale “Matin Dimanche”, la multinazionale avrebbe già ricuperato il suo indirizzo.
Un altro giornale, “La liberté”, ha invece dovuto sborsare 300 franchi per riavere il nome del suo sito, anch’esso caduto nelle mani dei “pirati cibernetici”.
Il quotidiano di Friburgo è riuscito a trovare un accordo con il detentore dell’indirizzo.
Ma i problemi in generale non si risolvono così facilmente. Nel caso di una controversia spetta al Centro di arbitrato e mediazione dell’OMPI, a Ginevra, decidere.
“In Svizzera la procedura si svolge in due tempi”, precisa Francis Gurry, vice-direttore generale dell’OMPI.
Un colloquio di conciliazione, per telefono, tenta di mettere d’accordo le due parti. Se i tentativi falliscono, si passa alla seconda fase, quella dell’arbitrato. La parte che ha sporto denuncia deve a questo punto fornire tre prove.
Interesse legittimo
In primo luogo deve provare che il nome a dominio equivale alla marca (Nestlé, ad esempio) o che può creare confusione.
Poi deve dimostrare che il detentore non ha alcun interesse legittimo a possedere l’indirizzo Internet.
In terzo luogo la parte che ha sporto denuncia deve poter provare che il detentore ha agito in malafede.
A volte il cittadino privato la spunta sulla grande multinazionale. “La casa editrice Penguin aveva sporto denuncia contro il detentore di penguin.org. Quest’ultimo, un privato, l’ha avuta vinta”, ricorda Francis Gurry.
Si è infatti riusciti a stabilire che questo signore si faceva chiamare così dall’infanzia e che sua moglie si chiamava Mme Penguin.
Legittimo dunque il suo interesse a possedere l’indirizzo in questione. Tanto più che il suo sito conteneva solo informazioni di carattere personale.
Altro esempio citato da Francis Gurry: il caso della cantante Madonna. “Il suo nome, anche se celebre, fa pensare alla religione. Alcuni siti religiosi potrebbero dunque difendere il diritto di detenere il nome a dominio madonna.org o madonna.ch.”
Possibilità di ricorso
Dopo che il Centro di arbitrato e mediazione dell’OMPI ha pronunciato il suo verdetto, chi ha perso ha ancora la possibilità di fare ricorso presso un tribunale competente entro dieci giorni.
Ma qui le cose non sono sempre cosi facili. Martin Brühwiler, responsabile di una piccola casa editrice di San Gallo, la Rösslitor, critica la pratica d’assegnazione dei nomi che ritiene “caotica”.
Da sette anni è il proprietario di www.buecher.ch (libri). Ma la grafia corretta sarebbe www.bücher.ch. Visto che adesso anche la dieresi entra a far parte delle possibilità riconosciute dai browser, Brühwiler ha chiesto anche questa versione.
Regolamento dei contesi
Brühwiler non ha ottenuto il dominio, ma non intende fare ricorso ad un tribunale: “È troppo complicato. Il risultato in un caso come il mio è rischioso e può costare decine di migliaia di franchi”.
“La mediazione ha il vantaggio di essere più rapida (circa 45 giorni) della procedura tradizionale”, constata Francis Gurry, “inoltre costa molto di meno, precisamente 75 franchi”. Anche se non garantisce la soddisfazione delle parti.
swissinfo
Switch ha venduto 14’000 dominii in 24 ore
18’000 in una sola settimana
Ogni indirizzo costa 75 franchi
La fondazione ha incassato 1,35 milioni di franchi
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