Ritratto di gruppo con signore
"Le donne di Roberto Donetta" è una mostra fotografica dedicata all'altra metà del cielo. Ma è anche un'occasione per le "Vintage Prints", ossia le stampe originali realizzate dal fotografo bleniese.
Avvolta in un manto di ocra molto tenue, la Casa Rotonda è proprio all’inizio di Casserio, frazione di Corzoneso, il paesello ticinese della Valle di Blenio dove è nato il fotografo Roberto Donetta.
Sede dell’Archivio Donetta, l’edificio è immerso nella tranquillità più totale. Sulla porta d’ingresso la locandina della mostra “Le donne di Roberto Donetta” aperta al pubblico fino alla fine del mese di agosto.
Nelle foto, alcune delle quali incredibilmente moderne, sui volti delle donne sembra fermarsi il tempo. Non tanto perché lo scatto della macchina fotografica ferma, per sua stessa natura, il tempo fissando un’immagine per l’eternità. Ma perché quei volti sembrano rispecchiare la dimensione della lentezza, preludio a una staticità quasi statuaria.
L’eccesso non esiste. Non esiste nel sorriso, negli sguardi cupi, nelle espressioni serie o trasognate. All’occhio del profano, come il nostro, sembra prevalere un senso di malinconia a tratti oscura, tanto da chiedersi se le donne di Donetta fossero felici. Certo sappiamo che erano piuttosto povere, che la vita in quegli anni a cavallo del Novecento, non erano per nulla facile.
Morbidamente distese sull’erba
La Fondazione Roberto Donetta si propone di valorizzare le Vintage Prints, ossia le stampe originali del fotografo conservate nell’archivio di Casserio, che rappresentano una parte importante del patrimonio. Quelle sottoposte a trattamento conservativo (grazie a Memoriav, la Fondazione svizzera per la conservazione del patrimonio audiovisivo) sono state seicento.
Per questa prima mostra di Vintage Prints, i curatori (Maria Rosa Bozzini. Antonio Mariotti, Anna e Bruno Monguzzi) hanno, per loro stessa “ammissione”, voluto andare sul sicuro scegliendo l’altra metà del cielo come tema attorno al quale articolare le 39 stampe originali, alcune delle quale portano l’evidente intervento del fotografo.
Tratti e crocette a penna rossa, strati di colore, tagli e doppie esposizioni, una delle quali visibile al pian terreno di Casa Rotonda, dove trovano spazio le prime 19 stampe (le altre 20 al piano di sopra): Donetta duplica una bimba vestita di bianco con lo sguardo vivace e pieno di curiosità, creando una copia gemella grazie ad una doppia esposizione sulla stessa lastra.
Nella prima foto che apre la mostra il fotografo isola una donna all’interno del gruppo e dal ritratto compiuto estrae una sorta di busto sospeso a mezz’aria, dando quasi la sensazione di un leggero basso rilievo. La foto è poi ritoccata con una pennellate di tempera bianca direttamente sulla carta mostrando così l’inclinazione di Donetta per le sperimentazioni.
Ci sono poi immagini più bucoliche –o intime – come quella delle sorelle Belgeri, drappeggiate come dee dell’antichità, morbidamente distese sull’erba in riva al fiume Brenno (che attraversa la valle di Blenio), con il capo coperto da un foulard e lo sguardo che viaggia lontano. Ci sono poi i ritratti di gruppo delle operaie della Cima Norma.
Donne con le spalle al muro
All’interno del percorso espositivo, spicca la celebre immagine della donna con il foulard nero. Spiega il critico Antonio Mariotti: “La fotografia mostra un ritratto di quella che potrebbe essere sua madre o lei stessa, sorta di mise en abîme dell’atto fotografico che può moltiplicare all’infinito una realtà dentro un’altra realtà. Ma cosa sarebbe la fotografia senza il sale della composizione? Un’arte ben insipida”.
Il gruppo di fotografie dedicato alle operaie della Cima Norma è quasi didascalico: le fotografie ritraggono donne-bambine, donne operaie, a metà strada tra il mondo religioso e quello laico. Camicetta rigorosamente bianca, gonna rigorosamente nera, capelli disciplinati nella chioma raccolta.
“Roberto Donetta – osserva Mariotti, uno dei curatori della mostra – mette le donne in posa con le spalle al muro, di faccia o di profilo, ognuna per sé e tutte per la fabbrica, in fila come se dovesse fucilarle e non fotografarle, individuando con segnacci rossi forse quelle che hanno superato la timidezza iniziale e gli hanno ordinato uno o più ritratti”.
Conclude il percorso espositivo l’immagine di una donna morta, distesa nella bara. Una foto che esprime un senso di tranquillità e pace, quasi a voler riconciliare il regno dei morti e dei vivi nello spazio di un fermo immagine da regalare all’eternità terrena, custodita negli archivi della memoria.
Françoise Gehring, Corzoneso, swissinfo.ch
Roberto Donetta nasce il 6 giugno 1865 a Corzoneso, in valle di Blenio, ultimo di 4 figli di Carlo e Maria Donetta. Si sposa con Teodolinda Tinetti nel 1886 e diventa padre di sette figli.
A partire dal 1889 durante i mesi invernali si trasferisce nel Nord Italia per svolgervi il mestiere di marronaio. Nel 1894 si trasferisce a Londra dove resta fino al 1895. Inizia ad interessarsi di fotografia.
Nel 1901 si stabilisce a Casserio, frazione di Corzoneso, dove trascorrerà il resto della sua vita. È in queste occasioni che fissa sulle lastre fotografiche gli avvenimenti che avrebbero trasformato la valle, oltre a matrimoni, battesimi, funerali.
Tra i temi più ricorrenti delle sue foto figurano il lavoro, la natura e i passatempi. Delle sue immagini colpisce l’alta qualità fotografica. La sua immensa curiosità lo porta verso sperimentazioni formali audaci, molto personali, che lo fanno entrare di diritto fra i maggiori fotografi del suo tempo nel Ticino d’inizio ‘900.
Roberto Donetta muore nel1932, in miseria e in solitudine nella casa Rotonda di Casserio, all’età di 67 anni. (Fonte: Fondazione Archivio Donetta)
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