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WoZ: mille candeline per un giornale indipendente di critica

Questo era il numero zero della WoZ, nell'estate del 1981. WoZ

La WoZ (Wochenzeitung), il più prestigioso e diffuso settimanale svizzero di sinistra, festeggia giovedì 26 ottobre il suo millesimo numero con un'edizione speciale scritta interamente da intellettuali, politici e giornalisti esterni al giornale.

Tale originale modo di celebrare una testata, è la prova di quanto apprezzamento e consenso abbiano saputo raccogliere in quasi vent’anni la WoZ e il suo giornalismo. E non è cosa da poco, considerando che il settimanale è gestito da una cooperativa composta dai suoi stessi redattori e impiegati. Questi sono riusciti a dare una base economica alla loro impresa, cioè a conquistare una fascia stabilmente ampia di fedeli lettori, praticando un giornalismo d’inchiesta serio e rigoroso.

Tutte le decisioni, sia di ordine giornalistico che di ordine aziendale, vengono prese democraticamente dalla cooperativa, i cui membri percepiscono lo stesso stipendio e portano la stessa responsabilità. L’obiettivo pubblicistico della WoZ – che si autodefinisce “giornale di sinistra e indipendente” – è quello di mettere in luce i rapporti di forza, individuarne le motivazioni nascoste ed analizzarle, senza riguardi per nessuno e in totale indipendenza.

Un’indipendenza che non le impedisce però di essere anche giornale di parte: di stare cioè “dalla parte di quei movimenti ed organizzazioni che hanno quale scopo l’affermazione di più giustizia e più autodeterminazione per l’umanità”. Quanto questo impegno coerente venga riconosciuto da più parti, lo dimostrano la prontezza e la generosità con cui molti scrittori, giornalisti, personalità della politica, dell’economia, dello sport e della scienza hanno accettato di collaborare senza compenso al millesimo numero della WoZ. Tra i nomi più conosciuti: lo scrittore Peter Bichsel; il direttore di “Le Monde diplomatique” Ignacio Ramonet; la videoartista Pipilotti Rist; giornalisti di grido come Viktor Giacobbo e Filippo Leutenegger; politici o ex-politici come Franco Cavalli, Peter Bodenmann e Jean Ziegler.

Il primo numero della WoZ apparve il 1. ottobre 1981, per iniziativa di un collettivo composto da tre donne e cinque uomini. All’inizio veniva praticato un giornalismo aggressivo, il cui scopo era principalmente quello di mettere alla berlina chi gestiva il potere: un metodo applicato ormai da ogni testata commerciale a caccia di lettori e quote di mercato. Ma allora la WoZ dovette subito affrontarte problemi di sopravvivenza. Soltanto nel 1984, dopo essere stato salvato con una campagna per la sopravvivenza, il settimanale venne ampliato da 16 a 20 pagine.

Lo stesso anno, per evitare il ripetersi di crisi come quella appena scampata, venne fondata l’associazione di sostegno Pro WoZ, con lo scopo di raccoggliere fondi destinati a finanziare esclusivamente le inchieste giornalistiche. Negli anni tra il 1986 e il 1990 la WoZ faceva grandi progressi: l’informatizzazione (dopo laceranti discussioni interne) e l’ampliamento graduale della pubblicazione fino a 36 pagine.

Nel 1991 l’attività editoriale si estese ai libri e nel 1992 la WoZ s’impegnò con successo nel dibattito sul “nuovo ordine mondiale”. Dal 1995 la WoZ pubblica, insieme con la “taz” di Berlino, la traduzione in tedesco de “Le Monde diplomatique”, diffusa come proprio supplemento mensile ma anche separatamente.

Dal 1998 il settimanale è presente anche su Internet; e da quest’anno produce un’edizione regionale, “WoZ Luzern”, dedicata alla Svizzera interna. Attualmente la WoZ ha una tiratura controllata di 14.036 copie, ciascuna letta in media da 7,6 persone, per un totale di 107.000 lettori. Un dato, questo, che ne fa il giornale di sinistra più diffuso e letto in Svizzera.

Silvano De Pietro

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