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Sotto la maglia dell’Inter, un mondo di storie

Il giocatore dell'Inter Cristian Chivu, il direttore del Festival Frédéric Maire e il presidente dell'Inter Massimo Moratti alla prima mondiale di Petites historias das crianças

"Petites historias das crianças" illustra un progetto lanciato dieci anni fa dall'Inter, destinato ai bambini che vivono alle periferie del benessere sparse nel mondo. Prima mondiale al Festival di Locarno alla presenza di Moratti.

Gambe lunghe e magre sembrano portare a spasso le scarpe da calcio, allacciate strette. Ballano nei calzoncini. Ma che importa? Due esili braccia sbucano dalla maglia nerazzurra. E allora? Appena fuori da un improvvisato spogliatoio, ci sono altri bambini, c’è un campo di calcio, un pallone, un sogno da rincorrere, una possibilità di essere, semplicemente, bambini.

Il documentario, un viaggio nel mondo del progetto Inter Campus voluto dal presidente Massimo Moratti in occasione del centenario della squadra italiana di calcio, porta una firma prestigiosa: quella del regista premio Oscar Gabriele Salvatores, affiancato alla regia da Guido Lazzaroni e Fabio Scamoni. “Girando questo film – afferma Salvatores – siamo diventati un po’ più grandi”.

E’ la prima volta che Gabriele Salvatores lavora su commissione, accettando la proposta di Massimo Moratti. Ma si tratta pur sempre di una commissione del cuore, visto che il regista è dichiaratamente di fede interista. “Inter Campus – sottolinea il cineasta – esiste da poco più di 10 anni e non ha fini di lucro. Questa iniziativa non è nata per cercare dei possibili campioni: è pura e semplice solidarietà. Il film mostra infatti che per tanti, tantissimi bambini che corrono dietro una palla, sbagliare un goal è veramente l’ultimo dei problemi”.

Missione compiuta per Salvatores, giacché al presidentissimo nerazzurro il documentario è piaciuto. “Non credo sia stato facile – dichiara Moratti – ma sono soddisfatto perché colpisce al cuore, nel senso che ha centrato l’obiettivo, senza cadere nel buonismo e nell’esibizione”.

Piccole, grandi storie

Il titolo del film – che combina francese, spagnolo e portoghese –risponde ad una precisa scelta di contenuto che oltrepassa la dimensione evocativa: Inter Campus è un progetto che non ha confini, si prefigge di rendere ai bambini (crianças) la gioia di vivere giocando a pallone, punta a valorizzare le storie (historias) individuali, comprese le piccole (petites) storie di tutti i giorni.

II film, sostenuto da una colonna sonora che alterna ritmi e melodie del mondo, dura esattamente quanto una partita di calcio vera: novanta minuti. Novanta minuti in cui si intrecciano culture diverse, sguardi molto intensi pieni di racconti, volti molto spesso già segnati, etnie, religioni. Unico comune denominatore: la maglia nerazzurra.

Dietro al documentario ci sono dieci anni di lavoro, con duecento operatori scelti sul territorio, altrettanti volontari, diciassette nazioni (tra cui il Camerun, la Romania, l’Iran, il Libano, Cuba e la Cina) coinvolte in attività di stage, di progettazione, di interventi volti a risolvere situazioni di disagio o di guerra.

Fouda, Faris, Ashgare e gli altri

“Nella vita le opportunità passano nel cielo come le nuvole”. Sono parole colte al volto da una delle tanti canzoni che accompagnano le immagini che scorrono sullo schermo, tracciando un itinerario che va e viene da un capo all’altro del mondo. Ambienti, luoghi, persone vengono presentati in base a come li percepirebbe un bambino.

“Petites historias das crianças” è costruito attorno ai ritratti di dieci bambini, con storie tutte diverse. Come quella di Ashgare, dodicenne figlio di profughi curdi che abita a Teheran, o quella di Fouda, un camerunese di 14 anni che gioca in porta. Come la madre: “Ogni anno, in occasione della Giornata internazionale delle donna, organizziamo una partita tra donne allo stadio municipale”.

Nella Cina rurale incontriamo Yu Lin Yu, nove anni, che fissa la macchina da presa con i suoi occhi a mandorla, quasi due fessure che lasciano intravedere un profondo imbarazzo. “Noi giochiamo a prendere il gallo” dice. E dopo una lunga pausa di silenzio aggiunge: “Vince chi lo prende per prima”. E poi di nuovo più muto di un pesce. Li Xue Ye è una bimba di 11 anni, che vive con la nonna e piange quando spiega di volerle tanto bene anche perché la mamma non c’è più.

Faris, 12 anni, è di Sarajevo. Non ha visto la guerra, non era ancora nato, ma i palazzi semidistrutti e i cimiteri che vede ogni giorno, gli ricordano quanto accaduto. In Brasile Bruno, 10 anni, attraversa la favela in cui vive per andare a scuola. Tante storie, tanti ritratti. Ma i loro occhi, i loro sorrisi e i loro sogni appartengono ad uno stesso mondo.

Non campioni, ma persone migliori

Il calcio che vediamo in TV, con le sue stelle, con i suoi eccessi, è davvero lontano da quello raccontato nel documentario: un gioco di squadra, dove uno segna la rete perché tutti i compagni hanno costruito i passaggi giusti. “Il film – sottolinea Gabriele Salvatores – mette in valore il senso del progetto Inter Campus, che non ha mai prodotto un solo campione. Ma può dare gli strumenti per essere persone migliori, buoni padri, buoni ingegneri, buoni dottori”.

Bisogna però sapere che questo progetto ha un vero papà. E’ stato infatti Massimo Moretti, direttore di Inter Campus, a far partire l’avventura, basata sulla storia di adozione di sua figlia. “Ho adottato una bambina brasiliana andicappata di una favela brasiliana. Quando sono andato a prenderla – racconta Moretti – mi sono reso conto di quanto fosse importante il gioco del calcio in un ambiente di totale disagio. Quando sono entrato nella società dell’Inter, ne ho subito parlato con il presidente Moratti, che ha aperto le porte”.

Massimo Moratti spiega di aver accettato per istinto: “Quando si parte con un’operazione nuova e delicata come quella di Inter Campus, non si hanno in mente strategie. Si parte perché senti che è la cosa giusta da fare. Perché senti che in quel modo puoi dare una mano”.

“Ho fatto la stessa cosa, inviando degli aiuti concreti, con il Subcomandante Marcos, persona di straordinario spessore intellettuale. L’importante è fare le cose in modo serio e rigoroso, con i piedi per terra. Perché la realtà di questi bambini non si può prendere con leggerezza, per soddisfare il desiderio di sentirsi importanti”.

swissinfo, Françoise Gehring, Locarno

Anteprima mondiale al Festival di Locarno per “Petites historias das crianças”, un documentario diretto da Gabriele Salvatores, Guido Lazzaroni e Fabio Scamoni e girato in sette paesi (Bosnia, Brasile, Cameroun, Cina, Colombia, Iran e Romania).

Seguendo la quotidianità dei bambini, le loro speranze e le loro passioni, il film illustra il potere integrativo e sociale del calcio attraverso un progetto dedicato ai bambini delle periferie del mondo. Il percorso cinematografico scelto dagli autori è volutamente silenzioso, per rispettare e valorizzare le storie dei bambini.

Intercampus non è un’iniziativa di scouting, ma è una sfida per recuperare alla vita e al divertimento quei bambini che altrimenti perderebbero per sempre un’adolescenza già violata e il documentario vuole essere una testimonianza di questa “chance” a chi nella vita altre non ne ha.

Inter Campus, diretto da Massimo Moretti, è un progetto che coinvolge circa 20 mila ragazzi tra gli 8 e i 13 anni, sparsi in tutta Italia e in alcuni Paesi del mondo. Il concetto di base e delle iniziative con cui si sviluppa, è far crescere i giovani calciatori nel proprio ambiente, vicino ai familiari e agli amici.

Nel progetto Inter Campus all’estero, la presenza dell’Inter ha lo scopo di utilizzare il calcio in generale, e i colori nerazzurri in particolare, come strumento per aiutare i bambini che soffrono o vivono in aree e situazioni disagiate o semplicemente lontane dal calcio. Attualmente sono 17 i paesi coinvolti, con 9000 ragazzini e 200 operatori.

Le attività – elaborate in collaborazione con organizzazioni locali e adattate in modo diversificato ai bisogni e ai paesi – hanno lo scopo di coinvolgere i ragazzi in un percorso formativo completo, di sostenerli facendoli giocare in quanto bambini e non piccoli calciatori.

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