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Strasburgo dà ragione a Ginevra: le maestre non possono portare il velo islamico

Il divieto ginevrino non riguarda tuttavia le allieve, ma solo le insegnanti Keystone

La proibizione di portare il velo islamico a scuola, emesso dalle autorità di Ginevra nei confronti di un'insegnante convertitasi all'Islam, non viola né la libertà di religione né il divieto di discriminazione. Lo ha stabilito la Corte europea per i diritti umani, che ha respinto un ricorso presentato dalla donna a fine 1997.

La decisione è stata presa dalla Corte di Strasburgo a grande maggioranza lo scorso 15 febbraio e conferma quanto stabilito dal Consiglio di Stato di Ginevra e dal Tribunale federale, ha indicato martedì una nota dell’Ufficio federale di giustizia (UFG).

Il divieto delle autorità ginevrine – precisano i giudici europei – non era stato emesso «contro le convinzioni religiose della donna, bensì per proteggere la libertà altrui e l’ordine e la sicurezza pubblici». Gli alunni in questione – tra i quattro e gli otto anni di età – sono «più condizionabili rispetto a scolari più grandi».

Per la Corte di Strasburgo è difficile conciliare il fatto di portare il velo islamico con il messaggio di tolleranza, rispetto altrui, uguaglianza e di non discriminazione che in una democrazia ogni insegnante deve trasmettere ai propri allievi, scrive l’UFG.

Con la sua decisione, la Corte europea dei diritti umani conclude una vicenda iniziata nel 1996. L’insegnante, convertitasi nel 1990 alla religione islamica, cominciò a portare nel 1993 il velo anche a scuola. Tre anni dopo il governo cantonale le proibì di coprirsi il capo durante le ore di lavoro: la donna ricorse senza successo al Tribunale federale.

swissinfo e agenzie

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